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Cronache teatrali dall’«Avanti!», 1916-1920

La principessa di Géraldy al Carignano

Olga Vittoria Gentilli

Susanna, principessa, ama Giorgio Enrico, re. Giorgio Enrico, re, ama Susanna, principessa. Susanna è, dinanzi al mondo, alla corte e nello stato civile, la sorella di Giorgio Enrico. Ma Giorgio Enrico non è fratello di Susanna che nello stato civile; egli è un intruso nel regno e nella dinastia, egli è il frutto di un adulterio della prima moglie del padre di Susanna, e solo per evitare uno scandalo clamoroso e per non insozzare la memoria di una regina, gli è stato trasmesso il potere. Giorgio Enrico potrebbe dunque amare Susanna e Susanna amare Giorgio Enrico: invece Susanna sposa un principe di… Imbritch.

Tutto questo intreccio è sviluppato nella sua esteriorità superficiale. Il conflitto è presentato nelle fasi salienti di bizze, dispetti, sgarberie, rivelazioni esterne. Il dramma è incorniciato nel cerimoniale e nella ragione di Stato, è ridotto a un episodio borghese o piccolo borghese: sí, insomma, è doloroso che un amore legittimo, dinanzi all’innocenza dei fiori e degli astri, debba sacrificarsi alla ragione di Stato, ma questo sacrificio può costare una lacrimuccia, può determinare anche uno strappo abbastanza fiero alle abitudini della vita quotidiana, non far però affiorare dall’intima umanità nessun grido di poesia, non produce nessuna lacerazione vitale.

Lo Géraldy immagina i re moderni molto diversi dagli eroi della classicità; essi sono indispensabili nell’intreccio per giustificare l’intreccio stesso, per giustificare i motivi del dramma; ma i motivi, che hanno domandato come attori del conflitto persone regali, sono rimasti inerti nella fantasia, sono rimasti alla fase dell’invenzione; le persone regali non sentono il dramma piú che non lo sentano due coniugi droghieri, improsciuttiti nell’esercizio della professione, resi teneri e patetici di temperamento dallo spettacolo permanente delle provviste di magazzino, che, per distrarsi, leggano una traduzione popolare di Sofocle.

Lo Géraldy ha solo lavorato con cura e attenzione letteraria la forma esterna scenica, in modo da presentare al pubblico una cosina ben gentile e garbata, che ha avuto un buon successo di applausi anche e specialmente per la recitazione accurata e viva del Carini, della Gentilli e della Sanmarco.

(3 gennaio 1920)

Antonio Gramsci

 

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