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Roberto Solofria porta al Teatro Civico 14 di Caserta Il Processo del grande autore praghese con successo.

 

Ennesima fatica ed ennesimo successo per la compagnia Mutamenti che ha messo in scena al Teatro Civico 14 di Caserta, in questo inizio d’anno, K. da Il processo di Kafka di Roberto Solofria con Ilaria Delli Paoli, Antimo Navarra, Francesco Magliocca e con lo stesso Roberto Solofria che ne ha curato anche la regia .

 

Partendo dal testo si scopre che Mittner, in una nota della sua Storia della letteratura tedesca, racconta che Kafka leggendo agli amici il primo capitolo de Il Processo, ne ridesse fino alle lacrime; questo spiegherebbe la rilettura che il regista casertano ha dato a questa sua versione a tratti “ psichedelica” a tratti “neomelodica”.

L’ambientazione sonora, chiaramente riferita alla città di Napoli, dapprima pregna di sapore realistico scivola lentamente sempre più verso un’astrazione, ora sogno, ora incubo. Lo scopo è quello di confondere il confine tra reale e fantastico, evidenziando in questo modo l’atmosfera sospesa ed enigmatica del romanzo.

La storia, apparentemente semplice, vede come protagonista un giovane impiegato, o meglio un procuratore di banca, Josef K. (in scena Antimo Navarra) che riceve la visita di due signori che lo dichiarano in arresto. Per che cosa non lo scoprirà mai. Questi loschi individui non lo obbligano a seguirli in prigione, egli può continuare la sua vita normale, ma viene messo a conoscenza del fatto che è in corso contro di lui un processo. Citato in giudizio, K. passerà una lunga serie di strani interrogatori, con persone altrettanto ambigue e in luoghi bizzarri e sgradevoli. In questo clima di accusa e giudizio egli stesso comincia a ritenersi colpevole, difendendosi al contempo da accuse infondate. Pochi dialoghi, lunghi monologhi, spesso interiori.

Lo spettatore, come il protagonista, osserva, vigila, aspetta. Un linguaggio asciutto, apparentemente privo di emozioni, quasi formale quanto lo può essere un atto d’accusa, in contrasto con il mondo visionario e poetico dello spettacolo. E così si scopre che Kafka può anche far ridere, in un racconto, che mischia elementi reali con altri fantastici e simbolici e che parte in maniera assurda per prendere via via i contorni di una storia normale. Ciò che rende conturbanti e grottesche le narrazioni dei vari personaggi che si alternano sulla scena, è il partire sempre da semplici elementi di vita comune per poi trasformarli in assurdo.

 

Dotato degli stessi connotati è il disegno scenico (di Antonio Buonocore), posto su due livelli, e costruito su minuscole camerette soffocanti, rese trasparenti da un velo bianco, dietro al quale si svolge l’intero spettacolo. E così il tribunale (che ha sede nelle soffitte di un vecchio edificio di periferia) trova spazio in un soppalco velato dove gli impiegati rischiano di urtare con la testa contro il soffitto; lo studio dell’avvocato Huld (Roberto Solofria) a cui K. pensa di affidarsi, è un appartamento sordido e il legale stesso lo riceve in mutande su una sedia a sdraio; il pittore Titorelli, (ancora Solofria) che dovrebbe aiutare K. , vive anche lui in una orrenda e piccolissima soffitta in cima ad una scala, assediato da un gruppo di bambinacce che lo spiano.

Anche i personaggi legati al tribunale con cui K. riesce a entrare in contatto sono sempre figure marginali, gente che non conta e promette sempre mosse ed interventi che non compie. Per giunta, K. li raggiunge per lo più attraverso la mediazione di personaggi ancora più secondari, come la serva Leni (Ilaria Delli Paoli) che vive con l’avvocato Huld, e con la quale K. instaura un rapporto erotico piuttosto torbido.

Il processo, forse il più “religioso” tra i capolavori di Kafka, non a caso si chiude con il grande rito espiatorio della morte di K., ucciso “come un cane” da due carnefici che indossano maschere teatrali (simbolo di falsificazione). Lo spettacolo scorre seguendo una sua linearità, attraverso un ritmo di entrate e di uscite “ad effetto” che sorprendono il pubblico sempre attento. Gli attori in scena riescono a rivestire molto bene i diversi ruoli affidati ad ognuno di loro. Nota di merito, sicuramente, va riconosciuta a Roberto Solofria per essere riuscito a concertare in uno spettacolo non facile piano registico e attoriale.

 

Consiglia Aprovidolo

 

Teatro Civico 14

Vicolo F. della Ratta – Caserta

Tel.  0823 44 13 99 – 328 200 97 65

info@teatrocivico14.it

 

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