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A Galleria Toledo si salpa verso l’infinito con il primo capitolo de “La trilogia degli occhiali”. Repliche fino al 20 gennaio.

Viaggiare?
Per viaggiare basta esistere.
Passo di giorno in giorno come di stazione in stazione, nel treno del mio corpo, o del mio destino, affacciato sulle strade e sulle piazze, sui gesti e sui volti, sempre uguali e sempre diversi come in fondo sono i paesaggi.
Se immagino, vedo.
Che altro faccio se viaggio?
Soltanto l’estrema debolezza dell’immaginazione giustifica che ci si debba muovere per sentire.
Fernando Pessoa

Fonte foto Ufficio stampa

Fonte foto Ufficio stampa

Acquasanta è uno dei capitoli del La trilogia degli occhiali, spettacolo scritto e diretto dalla palermitana Emma Dante, fiore all’occhiello della drammaturgia italiana contemporanea. La trilogia si compone di tre spettacoli – Acquasanta, Il castello della zisa e Ballarini – tutti indipendenti dal punto di vista narrativo ma indissolubilmente legati dalle tematiche affrontate: marginalità, povertà, vecchiaia e malattia. Trait d’union tra tutti i personaggi della trilogia sono gli spessi occhiali che indossano i protagonisti e che li calano in un universo fatto di luci ed ombre, tipico di chi vede poco, rendendoli al contempo malinconici e alienati.
Andato in scena nella versione completa al Teatro Stabile di Napoli nel 2011, è ora di nuovo a Napoli a Galleria Toledo fino al 20 Gennaio, il primo capitolo con Carmine Maringola.
O’spicchiato ci aspetta in sala, ci accoglie con gli spruzzi della sua acquasanta tra il sorriso e gli sbuffi divertiti di chi, mentre si accomoda, viene colpito. Siamo subito catapultati nel suo mondo, nel suo viaggio tra i ricordi e il mare. Ancorato sulla scena si ritrova da solo, ma nella sua testa si affollano gli abitanti della sua nave, quella che non ha mai lasciato da quando si è imbarcato a quindici anni. Durante tutto il periodo trascorso sulla nave ha potuto vedere cose mai viste; osservare la terra mentre tutti si sbracciavano dalla poppa per salutare madri, mogli e figli, con il distacco e l’attenzione, che solo chi non ha un mondo da salutare può dedicare ai dettagli; ha potuto ammirare l’infinito, come solo chi non è perso nella materialità dei suo bisogni corporali può fare.
«Aggio visto a barriera corallina… e ‘u sole dirimpetto alla luna ca si lanciavano i raggi, li annodavano e li facevano scennere dintra ‘o mare… aggio visto ‘o mare ca pigliava colore… e un pesce spada ca teneva due spade… e ‘na medusa gigantesca ca s’arravugliava nei raggi d’o sole e d’a luna…. e ‘o pesce palla ca dintra d’isso teneva futuro e passato… aggio visto il polipo arlecchino coi tentacoli ‘i tutti ‘i colori e  i pisci tropicali ca ci ballavano sopra e sotto… e il Cristo di Rio, aggio visto, ca si tuffava dal Corcovado, a petto ‘i palomma…. aggio visto l’atro lato d’o munnu…. ‘o Giappone, a ro steveno ‘i pisci cu l’occhi a mandorla…. e un galeone di tre secoli fa, chino ‘i gente che ballava e che cantava i canzoni ‘i n’a vota… e n’iceberg…. enorme… ca si scioglieva in lacrime di cristallo, dintra all’abisso d’o mare…».
E in questo continuo viaggiare attraverso bufere e soprusi, tra gli schizzi di acquasanta e le derisioni dei compagni di viaggio, ha scrutato le stelle e l’immensità come un pastore errante dell’Asia, ha conosciuto se stesso e la Terra, anche se non è mai sceso dalla nave per visitarla. D’altronde come scrive Pessoa non serve viaggiare se si ha l’immaginazione per farlo.
E alla fine, quando il suo viaggio in mare finisce su una banchina di un porto, non gli resta che ricordare e immolarsi come un polena per il suo amato mare.
Say goodbye (I don’t want to)
Don’t you fight (I don’t want to)
Leaving your life’s no easy ride
Gli spettacoli di Emma Dante sono come un piatto ricco di sapori e profumi, possono risultare ostici, eccessivi ma non lasciano mai indifferenti. La cura dei dettagli, le scelte musicali, le tante metafore usate per ricreare luoghi e momenti nascondono nella loro semplicità visiva un lavoro attento e meticoloso. Le stelle in questo caso diventano timer che scandiscono il tempo che passa, i ricordi e i pregiudizi come ancore sono i punti fermi della propria vita e bloccano una persona in quello che gli altri vogliono vedere. Ad esaltare il lavoro della regia e del testo, nonostante lo stesso attore scherzi affermando che non esiste nulla di scritto, c’è il lavoro fatto sulla e dalla persona in scena, in questo caso il bravissimo porticese Carmine Maringola, che da solo ricrea mondi e personaggi diversi, racconta di bufere e i litigi con una fisicità e una mimica notevole.
Il ritmo serrato scandito dalla musica, dalle luci e dalle parole ci accompagna per quasi 50 minuti di spettacolo, e alla fine restiamo tutti come polene ad ammirare il palco.
E mentre il pubblico va via lui resta lì, indifferentemente, ancorato ai suoi ricordi…

Irene Bonadies

 

Teatro Galleria Toledo
Via Concezione a Montecalvario, 34 – Napoli
contatti: 081425037 – www.galleriatoledo.org

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