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Il saluto grato e affettuoso di Giulio Baffi a Mariangela Melato.

Non salirà più in palcoscenico Mariangela Melato. Vi è scesa all’improvviso ed il suo percorso verso l’ultimo applauso, quello che la “gente di spettacolo” le ha rivolto da quando la notizia della sua morte è rimbalzata sulla rete e nei telegiornali, è stato lungo e doloroso. Anche se poi ci sembra troppo breve, come accade per chi non vorremmo mai abbandonare. I suoi amici, gli attori, i registi, i tecnici che hanno lavorato con lei e quelli che con lei avrebbero voluto lavorare e non ce l’hanno fatta la ricordano oggi in mille modi. Brava, intelligente, puntuale, precisa, allegra, drammatica, decisa, battagliera. Sono aggettivi ascoltati in rapidissima successione nelle ore delle interviste e del ricordo.

L’aspettavamo per applaudirla nella sua Nora alla prova. Ma quello spettacolo non è andato in tournee, interrotto poco dopo il debutto per un incidente che l’ha tenuta ferma per mesi. Il cancro che si nascondeva nel suo corpo agile e bello non le ha concesso l’attesa, sperata, “ripresa”. Ha sofferto, dice chi le è stato vicino, con dignità e coraggio. Combattendo la sua ultima battaglia come una delle tante “eroine” dei suoi spettacoli. Come una donna sensibile e forte.

L’abbiamo vista, per l’ultima volta in scena, strepitosa protagonista de Il dolore.

Indimenticabile. Il pubblico in piedi per l’applauso finale. Emozionato e commosso per quella prova d’attrice che ringraziava, egualmente emozionata e commossa, «ed anche un po’ sorpresa perché tutti mi avevano detto che questo spettacolo era troppo difficile e forse il pubblico non l’avrebbe gradito, ed a Napoli è tanto esigente, ed ero preoccupata» disse dopo lo spettacolo. Aveva scelto il difficile percorso di una memoria dolorosa da condividere con chi aveva sofferto le prove infami del nazismo assassino. Quello spettacolo, disse, voleva essere una testimonianza umana oltre che artistica, voleva essere teatro ma anche verità, «testimonianza da offrire ai tanti che cercano di rimuovere un passato non remoto, ai tanti giovani che preferiscono ignorare le drammatiche sofferenze delle generazioni che li hanno preceduti, perché è importante non dimenticare, approfondire, tenere alta la guardia», diceva rifiutando l’etichetta di”attrice impegnata” lei che l’impegno lo praticava ogni giorno con la serena coscienza del proprio lavoro.

Così, sorridendo  gentile e severa al tempo stesso, insegnava ai giovani il senso di essere una “grande attrice”, ma mai una “diva”. Una scelta di vita lunga e coerente, perché i numeri per essere “diva” li aveva tutti. Solo che preferiva essere piuttosto “donna” ed attrice. Testimone del suo tempo. Come quando, in uno degli ultimi incontri con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che salutava i protagonisti dello spettacolo, levò la sua voce per difendere un settore trascurato da molti, e chiese attenzione e interventi a sostegno della cultura, bene indispensabile per la vita di un paese civile.

La sua voce era di quelle che non si confonde con altri. E non si dimentica. Un po’ roca, calda, aggressiva e morbida al tempo stesso, venata d’ironia, capace di diventare furibonda come un fendente e rapida come un dardo. Colpiva al cuore e segnava la mente dello spettatore.

Chi ne ha voglia si provi a mettere in fila i titoli della sua lunga carriera. Nel cinema, in televisione, ma soprattutto in palcoscenico, che penso sia stato il suo regno indiscusso. E se la pigra televisione ci restituirà certamente qualcuno dei suoi film di successo, auguriamoci che un progetto più accorto, che sia non tanto un “omaggio” alla sua grande storia d’attrice, ma piuttosto un “dono” alla nostra piccola storia di spettatori, ci possa mostrare le immagini degli spettacoli portati in scena negli anni e, fortunatamente per noi, registrati come documento prezioso del suo lavoro. Capiremo allora davvero che cosa significa essere un’attrice testimone del proprio tempo e protagonista del tempo a venire. Oltre la morte, per noi che rimaniamo.

Giulio Baffi

 

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