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Storie di maghe e fatture con lo spettacolo “La Ianara”, dall’omonimo romanzo di Licia Giaquinto.

 

Il libro da cui è tratto lo spettacolo

A StudioTeatro è andato in scena fino al 13 gennaio La Ianara, spettacolo diretto e interpretato da Elisabetta Aloia.

Adelina sembra non avere scampo, il suo destino è già segnato, ella deve diventare ianara, una strega, proprio come la madre e la nonna. La loro casa era un via vai continuo di uomini e donne che si rivolgevano alle due maghe per ogni sorta di fattura: dalle richieste di erbe curative agli incantesimi per il malocchio, dalle pratiche d’aborto ai sortilegi mortiferi, incantesimi fatti lanciando terra nera nel fuoco, per giorni e notti, e invocando formule magiche. Nonostante gli aiuti, sono le stesse donne e gli stessi uomini che schivano le due ianare se solo provano ad avvicinarsi alle loro case, quali simboli del male e del demonio, esseri dannati.

Sin da bambina Adelina aveva imparato a riconoscere le erbe e le loro proprietà, aveva udito le urla dei defunti che venivano invocati, i gemiti strazianti delle donne che abortivano. Adelina sentiva da lontano il loro odore prima ancora che esse arrivassero nella sua casa, e si era giurata che mai e poi mai sarebbe diventata donna e avrebbe conosciuto uomo, “perché diventare donna significava sangue”. Per questo portava sempre con sé un piccolo sacchetto contenente delle erbe nere come la morte, da usare nel caso ciò accadesse.

Per sfuggire al suo tragico destino la giovane ianara scappa dalla sua realtà, attraversa boschi e campagne fino a quando non giunge alla porta di un palazzo bellissimo. Qui inizia a lavorare come sguattera e, contro ogni sua volontà, il suo essere donna inizia a pulsare: il suo corpo e il suo cuore cominciano a battere per il conte che governa il palazzo. Tradimenti, gelosie, omicidisuicidi si susseguono in quel luogo che all’inizio sembra essere un paradiso. Ed è in questi momenti tragici che nella mente della ianara riappaiono le immagini della nonna e della madre che dispensano i loro insegnamenti. Tutto ciò da cui ella voleva fuggire, la raggiunge catturandola; il suo destino era quello, essere dannata.

L’atmosfera del teatro è in perfetta armonia con l’ambientazione dell’opera. La scenografia è completamente inesistente, ma a sopperire a questa assenza interviene la suggestione e la “magia” delle parole e dei gesti della bravissima Elisabetta Aloia, che riesce a trasportare lo spettatore all’interno degli ambienti da lei evocati, come una perfetta strega.

Gestualità e linguaggio del corpo, parole ora scandite ora sputate come veleno, espressioni forti: tutti questi sono gli ingredienti della formula che la Aloia utilizza per incantare il pubblico, quasi imprigionandolo in un sogno. Alla fine dello spettacolo sembra essere passato poco tempo, ma in realtà l’illusione deriva dalla bravura dell’attrice nel mantenere da sola una scena poverissima e nel passare da un personaggio all’altro solo grazie alle sue espressioni e ai suoi movimenti. Un incantesimo ben riuscito.

 

Carmela Pugliese

STUDIOTEATRO

Vico pallonetto a S.Chiara 15, Napoli.

studioteatro.na@gmail.com

Prezzo del biglietto: 5 euro (2,50 tessera+2,50 spettacolo)

 

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