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E’ in scena all’ex Asilo Filangieri ‘o Calapranz, per la regia di Salvatore Cantalupo.

 

La locandina dello spettacolo

All’ex Asilo Filangieri è in scena, fino al 20 Gennaio,‘O Calapranz, l’adattamento in lingua napoletana del famoso testo di Harold Pinter The Dumb Waiter, per la regia di Salvatore Cantalupo.

Prima che lo spettacolo abbia inizio, Salvatore Cantalupo avverte il pubblico che la mancanza degli strumenti di scena, quali scenografia, luci e così via, è dovuta ai sigilli messi al terzo piano dell’ex Asilo Filangieri, dove erano custoditi.

Nonostante ciò, gli stratagemmi atti a sopperire a questa carenza hanno reso lo spettacolo ancora più interessante da un punto di vista registico. In primo luogo la sostituzione delle luci di scena con un unico lampadario, posto al centro del “palcoscenico”, aiuta a ricreare l’ambientazione cupa del bunker dove i protagonisti Gustavo (Mario De Masi) e Bernardo (Rocco Giordano) si trovano ad attendere la chiamata del loro capo. Il perimetro dell’ambiente è delimitato da semplice nastro isolante, che quando manca ai lati contrassegna le porte. Ma l’idea più originale è quella di utilizzare un attore (Fiorenzo Madonna) per “interpretare” il calapranzi: seduto in fondo alla scena, in posizione centrale, di spalle al pubblico; è lui che riproduce tutti i rumori, dallo scarico del bagno al suono del campanello, al calapranzi che sale e scende.

All’inizio della scena è il silenzio a regnare, snervante, ansiogeno e accompagnato dall’immobilismo dei due personaggi; una quiete che pian piano viene spezzata prima dai movimenti e poi dai rumori di Gustavo.

Questi, con le sue continue domande e le sue strambe riflessioni, è il personaggio “vivo”, che crea disordine e tensione in scena, opposto a Bernardo che invece trascorre il tempo dell’attesa a leggere il giornale, imprigionato nella sua inerzia.

Tra battute divertenti e scontri accesi tra i due personaggi – che vedono Bernardo avere sempre la meglio su Gustavo – lo spettacolo si anima e si veste di un’agitazione crescente, che tocca i suoi apici ogni qualvolta è il calapranzi a parlare, attraverso i suoi rumori e i messaggi che trasporta. Il tema dell’immobilismo e dell’attesa ci rimandano subito a Aspettando Godot di Samuel Beckett, che influenzò tutta l’opera di Pinter e in particolare i primi momenti della sua carriera.

L’adattamento in lingua partenopea risulta ben fatto; il registro utilizzato si adatta perfettamente al tipo di situazione descritta nell’opera: ma il napoletano che Gustavo e Bernardo parlano non è quello della tradizione teatrale nostrana, bensì quello parlato quotidianamente; aspetto che conferisce concretezza e attualità alla situazione interpretata sul palcoscenico. Grande merito va ai due attori principali, che ben riescono a mantenere l’attenzione del pubblico nonostante i lunghi silenzi tipici del teatro pinteriano.

Un Pinter partenopeo assolutamente da vedere.

 

Carmela Pugliese e Valerio Corvino

 

Ex Asilo Filangieri

Vico Maffei 4, Napoli

orari spettacoli: sabato 19 gennaio, ore 20.30 –

domenica 20 gennaio, ore 21

Sottoscrizione facoltativa a partire da 3 Euro.

 

 

 

 

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