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Al teatro Bellini il duo composto da Stefano Ricci e Gianni Forte porta in scena Grimmless, originale adattamento delle storie dei fratelli Grimm.

 

Il teatro Bellini ha ospitato il nuovo evento-spettacolo della coppia formata da Stefano Ricci e Gianni Forte in una platea, in parte, piena di “addetti ai lavori” che sono accorsi soprattutto per curiosità in seguito ai successi di critica.

Dopo le riscritture dei classici e gli adattamenti dei drammaturghi contemporanei, questa volta il duo ha spostato l’attenzione sulla fiaba. Il titolo Grimmless fa infatti riferimento ai celebri racconti dei fratelli Grimm. Qui, però, la favola diventa una materia da scomporre e rimodellare. Gli attori si muovono in un luogo ideale, avulso da ogni realtà contingente, in cui le riflessioni dei singoli personaggi trovano una dimensione spaziale molto personale.

Viene rievocato il celebre spazio vuoto di cui parla Peter Brook e, proprio come le sue prime regie, viene privilegiato il livello figurativo. Lo spettacolo si esplica attraverso dei quadri di forte impatto visivo. Obiettivo principale è provocare attraverso vari espedienti: la casetta di Barbie per esempio è usata per raccontare efferati omicidi, e così via.

I cinque protagonisti (Anna Gualdo, Valentina Beotti, Andrea Pizzalis, Giuseppe Sartori, Anna Terio) portano con sé la propria valigia, piena di ricordi, dubbi, follie, che talvolta aprono, confessando i loro pensieri più reconditi e le ossessioni. D’altro canto cos’è la fiaba se non un mondo in cui rifugiarsi per sfuggire ad un presente che ci schiaccia e ci trattiene nella deprimente realtà, fatta di assenze e frustrazioni?

“C’era una volta un Paese a forma di scarpa…”

Grimmless vuole essere “un termometro, uno strumento di ricognizione e registrazione delle condizioni di noi sopravvissuti sulla penisola dello Stivale dorato”. In un mondo fatto di tag, di foto, di status il linguaggio non può che essere frammentato ed essenziale. L’intento si evince nella messinscena grazie anche ad una recitazione che non lascia spazio ad interpretazione alcuna. Il leitmotiv è la morte che rappresenta una zona di passaggio e anche un modo per ritornare all’αρχή, all’origine.

Meta ampiamente esplicitata in un finale emozionante: i trolley allineati vengono coperti da una bandiera italiana, diventando una bara da funerale militare e patriottico: cadono così tutte le infrastrutture che compongono il nostro substrato sociale e si ritorna ad una sorta di età dell’oro che ci permette di liberarci dai limiti del quotidiano e ci porta al di là della realtà, in una dimensione onirica.

La drammaturgia è ridotta al minimo e i vari monologhi si avvicendano con uno schema molto prevedibile in cui le tematiche, in alcuni casi, non vengono approfondite. In realtà, sembra assistere ad una sorta di “destrutturazione” della regia. Il tutto è giustificato dietro l’etichetta di “teatro d’avanguardia alla moda”. Si esce dal teatro un po’ frastornati ma sicuramente è uno spettacolo che fa pensare e pone molti interrogativi.

 

Giulia Esposito

Teatro Bellini

Via Conte di Ruvo, 14 -Napoli

Contatti: 081 549 12 66 – botteghino@teatrobellini.it

www.teatrobellini.it

 

 

 

 

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