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Politici bugiardi e attori alla ricerca della verità: la lucida analisi di Giulio Baffi tra passato e presente.

Complimenti al Governo che sta per andare via, e prima di concludere la sua mission di austerità taglia il Fondo Unico per lo spettacolo di 21 milioni. Mai così in basso! Mai tanto spregio per uno dei pochi settori produttivi che continua a lavorare nonostante la crisi. Il governo taglia e costringe alla fame la gente di teatro. Facendo salva almeno in parte naturalmente la lirica che si sa deve essere protetta ad ogni costo nonostante il suo costo. Crepino gli artisti! gridava uno dei memorabili spettacoli di Tadeus Kantor. E chi se lo ricorda più ora che gli artisti creperanno davvero.

Leggo che Silvano Conti segretario generale Cgil-Slp, che Vincenzo Vita, senatore PD, che l’Agis e che un pugno di attori e direttori di Enti Lirici hanno protestato per questo “colpo di mano”. Il resto è un silenzio assordante. Bisognava stare più attenti, e non fidarsi del lupo messo a guardia dell’ovile.

Molte imprese andranno in malora. Si aprirà una nuova lotta fratricida e sull’ultima zattera i naufraghi del teatro lotteranno per gettare a mare i cadaveri.

Ma ricordiamocene, tra pochi giorni, andando a votare. E cerchiamo di punire chi il teatro non lo ama e con tutta evidenza disprezza chi lo fa e chi lo vede!

 

Prima di andare a teatro passo davanti ad un televisore acceso, c’è un politico amato da tanti, il volto fermo in un sorriso immobile, l’inverosimile colore di un trucco pesante, i capelli finti, lo sguardo opaco. A volte i politici sono vanitosi, a volte sono ridicoli e fanno un po’ pena, a volte sono anche pessimi attori. I loro volti, a saperli guardare, dicono molto di più delle loro parole.

E penso agli attori che ho incontrato e mi hanno insegnato che il “trucco” non è miserabile espediente bugiardo, ma è generoso eroismo.

Vado indietro nel tempo. Ricordo Salvo Randone, vecchio e stanco avvicinarsi al proscenio per le battute del suo Pirandello, la sua voce inconfondibile ed il suo volto dolente, con appena un segno di matita per dare forza al suo sguardo un po’ spento dal tempo. Ricordo l’ultima volta che incontrai Paolo Stoppa, al San Ferdinando recitava l’Avaro. «Niente trucco, parlo con il mio volto, con i miei occhi, con la voce e con la misura del mio gesto, sono un attore» mi disse mentre in camerino si preparava al debutto. Ritrovo il gesto misurato ed attento di Eduardo mentre, nel maggio del 1979 si preparava per andare in scena con il suo straordinario Sik-Sik. Era vecchio e trasformava il suo volto davanti ai miei occhi: «Da giovane scrivevo per me personaggi che avevano quaranta o cinquant’anni, mi invecchiavo all’inizio e pensavo che poi, ringiovanendomi un poco, per il mio pubblico non sarei mai stato troppo vecchio». Strepitosa fatica, segreto generoso. Senza paura e senza età Eduardo piegava il suo tempo e il miracolo del teatro rendeva credibili quei suoi personaggi.

Meglio sempre amare il teatro ed i suoi attori piuttosto che i politici bugiardi.

 

Giulio Baffi

 

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