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Dal libro di Carofiglio uno spettacolo che, pur divertendo, invita a non perdere mai il proprio senso critico.

È un elogio del dubbio, delle parole dai molteplici significati, della verità dalle mille sfaccettature lo spettacolo L’arte del dubbio, che racchiude nella sinteticità del suo stesso titolo l’essenza di ciò che racconta.
Ispirato all’omonimo libro del magistrato-scrittore Gianrico Carofiglio, e riadattato per il teatro da Stefano Massini, per la regia di Sergio Fantoni, la commedia vede in scena al Teatro Nuovo, fino a domenica 17 febbraio, due brillanti attori di esperienza come Ottavia Piccolo e Vittorio Viviani, accompagnati dal musicista Nicola Arata, interprete delle musiche per dieci strumenti composte da Cesare Picco.

Indossati i panni di due cantastorie che sembrano girare, con il loro teatrino dal sipario rosso, ogni volta luoghi diversi in cui dar vita alla loro rappresentazione, i due protagonisti assumo le sembianze di plurimi personaggi (avvocati, pentiti, vittime, narratori) e attraverso essi raccontano storie dei nostri giorni, alcune drammatiche, altre assurde, ma tutte riconducibili all’umana società e dunque universali.
Sovvertire la realtà, mistificarla al punto da non cogliere più la linea di demarcazione tra vero e falso, dovrebbe essere una prerogativa che appartiene solo all’“arte” teatrale, a coloro che lo stesso Viviani definisce “i lavoratori della parola”, ovvero gli attori, che manipolano e trasformano i vocaboli; è invece sempre più frequente che tale condizione è nella realtà che si riscontri. In particolare nelle aule di giustizia, durante processi in cui di un medesimo fatto vengono fornite versioni diverse, contraddittorie, con il conseguente affiorare del dubbio che se pure capitasse di giungere alla verità, ciò avverrebbe addirittura involontariamente.

Tratti da verbali originali, interrogatori reali, i dialoghi che animano la messinscena sono proposti in una forma macchiettistica e comica, ma il riso che producono è amaro, poichè rende consapevole chi ascolta di quanto i temi trattati siano riconducibili all’attualità, all’alterazione della stessa per opera di linguaggi ambigui (a cui per primi i giornali non si sottraggono) che pregiudicano la capacità critica e di analisi di ciascuno, favorendo l’insorgere dell’incertezza.

Dubbi che nell’intenzione del testo (elaborato coniugando i punti di vista letterario-drammaturgico-registico dei tre autori), devono venire fuori nella loro accezione positiva, quale stimolo a non fermarsi alle apparenze, ma ad indagare, scandagliare ciò che viene proposto/imposto come vero e assoluto.
Emblematici in tal senso i due momenti del racconto in cui il registro comunicativo cambia e si passa alla narrazione, sotto forma di monologo affidato sapientemente alla Piccolo, di due storie tragiche del nostro Paese: l’incendio all’interno delle acciaierie della Thyssenkrupp in cui morirono sette operai, e l’assassinio di don Peppino Diana per mano della camorra.
Misurata, che non lascia spazio ad eccessi, la regia così come l’interpretazione della coppia di protagonisti, che pur realizzando una drammatizzazione colloquiale, che si rivolge a tratti direttamente al pubblico in sala, bene padroneggia ogni fase dello spettacolo, forte della complicità tra loro esistente e dell’ottimo affiatamento che traspare e convince.

 Ileana Bonadies

 

Teatro Nuovo
Via Montecalvario, 16 – Napoli
Tel. botteghino: 081 497 62 67
info@nuovoteatronuovo.it – botteghino@teatronuovonapoli.it
In scena sino a domenica 17 febbraio
Inizio delle rappresentazioni ore 21 (feriali), ore 18.30 (domenica)
Durata dello spettacolo: 100 minuti senza intervallo
Costo biglietti da 14 a 26€

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