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Il pluripremiato spettacolo di Linda Dalisi, “Quando saremo grandi”, va in scena al Teatro Elicantropo fino al 24 febbraio.

Fino al 24 febbraio al Teatro Elicantropo sarà di scena LaFabbrica Compagnia con Quando saremo grandi di Linda Dalisi, per la regia di Fabiana Iacozzilli e con i costumi di Cecilia Blixt. Lo spettacolo, della durata circa di un’ora e che ha debuttato al Fringe Festival 2010 del Napoli Teatro Festival, è la seconda parte della Trilogia dell’Attesa e si è messo in mostra come finalista al Festival Argot Off 2012, finalista Premio Scenario 2009 nonchè vincitore del bando di residenza “Teatri abitati” nel 2009.

In scena troviamo Zuzzu, Zozza e Zizzi, interpretati da Simone Barraco, Matteo Latino e Ramona Nardò. Sono tre fratelli che aspettano l’arrivo della mamma, che ha chiesto loro di non muoversi dallo spazio in cui li ha chiusi e che ha delimitato con tre strisce di adesivo bianco. Le creature hanno a loro disposizione una sedia ciascuno e una cartella con l’iscrizione del loro nome da cui prendono la merenda e che possono anche appendere ad un piccolo appendiabiti.

La scenografia essenziale dà quindi bene e subito l’idea allo spettatore di una situazione angosciante e allo stesso tempo surreale. Tra l’altro, la mamma ha promesso ai suoi figli di ritornare quando loro saranno grandi, solo che i bambini sono già vecchi. I tre soggetti in scena, infatti, hanno capelli bianchi, probabilmente hanno perso alcuni denti ma ancora indossano i loro grembiulini ormai consunti e un enorme fiocco rosso. Nonostante la mamma prosegua a non arrivare ed il tempo continui a scorrere, loro non si muovono e rimangono nello spazio delineato dalle strisce bianche. Per di più, mantengono degli atteggiamenti ancora stranamente infantili.

Non sappiamo esattamente se si trovano a casa o forse a scuola, da quanto tempo sono lì, come facciano a sopravvivere in una situazione così assurda e perché la madre li abbia lasciati. Sappiamo solo che i tre, come se fossero dei bravi personaggi beckettiani in attesa di Godot, non abbandonano la speranza del ritorno della madre, la più bella e buona del mondo che mai potrebbe tradirli.

Ovviamente in alcuni momenti arriva lo sconforto, il dubbio che non cambi niente. Stati che si alternano a momenti di ilarità fanciullesca, per cui si ride per una sciocchezza o perché si prende in giro il più debole del gruppo.

Immancabile, ad un certo punto, l’epifania, che pare inizialmente possa portare ad un cambiamento. Per meglio dire, avviene qualcosa che sconvolge totalmente gli equilibri tra i personaggi, che li destabilizza e che fa quasi credere che usciranno dalla stasi in cui sono bloccati. L’elemento di squilibrio è dato da Zozza, la bambina che per sbaglio lancia fuori il suo bambolotto dallo spazio circoscritto, e che per questo usa il suo inconsapevole corpo di donna per traviare i fratelli e convincerli ad aiutarla. Impazzisce nel momento in cui si rende conto che la sua prostituzione risulta inutile e tenta di stravolgere lo spazio, spostando le strisce e creando così caos nella vita abitudinaria dei fratelli.

Ancora una volta nella storia è alla donna che viene affidato il difficile compito di riportare alla realtà l’uomo. In questo caso però la nostra piccola Eva non ha la forza e la consapevolezza necessarie per andare oltre, affrontare l’ignoto e disobbedire agli ordini materni. Zozza rappresenta, come si può facilmente intuire, la complessità e la pluralità del femminile, il cui compito è di accudire il bambolotto e preparare la merenda ai fratelli  sognando di diventare madre a sua volta. Allo stesso tempo, si scopre lentamente donna, capendo il potere che il suo corpo può esercitare e che usa come merce di scambio, inizialmente in maniera ingenua, poi con civetteria.

Zuzzu, invece, richiama la figura dell’autorità e in quanto fratello maggiore ricorda costantemente i compiti a cui la mamma li ha destinati e l’obbligo di non uscire assolutamente dalle strisce. Spesso farà un abuso del suo potere ai danni degli altri due che subiranno in silenzio le angherie e i soprusi  perché incapaci di volere davvero un cambiamento.

Zizzi, invece, è l’ingenuità, la speranza che conduce i fratelli a credere che mamma tornerà quando loro saranno grandi. Ogni essere umano, infatti, ha ed avrà sempre bisogno della speranza di un domani migliore per andare avanti nella quotidianità e per credere che i propri sforzi abbiano un senso.

Appare quasi inutile sottolineare che la storia di Zuzzu, Zozza e Zizzi sia un richiamo alla nostra storia attuale. Tale riferimento viene dichiarato in maniera esplicita e diretta. Lo spettacolo non è altro che la metafora della situazione in cui è bloccata la generazione dei trentenni di oggi, che pare non avere futuro e che si trova in una specie di limbo. A trent’anni non sei più un adolescente ma oggi non puoi nemmeno essere veramente un adulto, nel senso di poter andare a vivere da solo, crearti una famiglia o percepire semplicemente di aver raggiunto una tua stabilità economica e lavorativa. Tutto questo nel momento attuale non è possibile. Quasi per non farti preoccupare, ti chiamano ancora giovane fino ai trentacinque anni. Devi aspettare mamma e papà e continuare a credere che c’è ancora tempo per diventare grande.

 

Gabriella Galbiati

 

 

Teatro Elicantropo

Vico Gerolomini 3 (nei pressi del Duomo) Napoli

tel 081296640; cell. 3491925942; promozionelicantropo@libero.it

www.teatroelicantropo.com

Orari: dal giovedì al sabato ore 21;  domenica ore 18

Prezzo biglietto intero 10€; ridotto 7€; allievi 5€

 

 

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