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Con Malacrescita Mimmo Borrelli racconta di una terra martoriata e di una famiglia  infelice, con grande atmosfera. Fino al 10 marzo al Piccolo Bellini.

Le mamme non vanno mai lasciate sole,
andate in giro, ditelo alla gente!!
Rileggete i miti, le fiabe, le parabbole.
Raccontate la vergogna freddamente
come il ghiaccio che si scioglie sulle gote
e sulla conca del labbro superiore
che ha già raccolto troppe lacrime in dote.
Fate appassire la collera in un fiore,
che eclissandosi ingiallito tra il fieno
si dilegua scomparendo nel vuoto.
Niente fuori da un corpo troppo pieno.
Niente dentro di se. Nessun moto.
Né pene. Né feto. Né alcun dolore
Né figli. Né fasce … secche d’amor


 

Fino al 10 marzo al Piccolo Bellini sarà in scena Malacrescita tratto dalla tragedia La Madre: ’i figlie so’ piezze ’i sfaccimma con Mimmo Borrelli, già autore di ‘Nzularchia e ‘A sciaveca con cui ha vinto numerosi premi (Premio Riccione, Premio Tondelli, Premio Eti, Premio Gassman), e Antonio Della Ragione.
Mimmo Borrelli, attore, autore e regista racconta attraverso i suoi figli snaturati, Pascale e Totore Mammiluccio, la storia di Maria Sibilla Ascione, figlia di un camorrista, proprietario di alcune terre dove si consuma un grande smaltimento dei rifiuti tossici delle industrie del nord, e futura moglie del boss Francesco Schiavone detto Sandokanne. Per l’uomo amato uccide suo fratello facendo morire anche il padre di crepacuore.

Maria rimane incinta di un uomo che ormai le porta solo infelicità e sofferenza. Vuole vendetta ma decide di non uccidere i figli e si vendica del suo uomo violento nutrendoli con del vino, e causando loro la sindrome feto-alcolica, che li contamina per sempre nel fisico e nella mente. In Malacrescita però i personaggi sono ormai morti e i due fratelli non possono far altro che rievocare i momenti salienti della loro vita caratterizzata da atrocità e violenze.
Mimmo Borrelli porta in scena uno spettacolo molto suggestivo con un testo che, pur essendo epico e poetico, si serve di una lingua viscerale che nasce da una terra martoriata, intensa, passionale e impulsiva. Il suono diventa melodia, musica, evoca pensieri, ricordi, emozioni: è canto. La parola si frantuma e si ricompone con una semplicità tanto che sembra uscire naturalmente dalla sua bocca. Non è importante capire ogni singola parola ma è indispensabile andare al di là del mero significato.

All’interno di uno spazio delimitato da bottiglie che fungono da vasi, una bacinella e stracci si esplica il lungo monologo in cui la musica ha un ruolo essenziale e sembra quasi che il suono di ogni strumento appartenga ad un personaggio diverso. Il musico Totò, infatti, in proscenio, induce il fratello a raccontare e a trasporre in parole ciò che lui racconta attraverso il suono dei suoi strumenti che accompagnano egregiamente i ricordi di quei brutti momenti come a creare un tutt’uno.

Si racconta anche per esorcizzare l’evento. In un luogo avulso da qualsiasi definizione, a metà tra il cielo e la terra, tra l’altro e il basso, tra il concreto e l’astratto, Mimmo Borrelli diventa un architetto della parola-suono. Attraverso un suono di un orsetto di gomma rosa Totò rievoca un’infanzia perduta e che non si vuole ricordare. Si cerca di dimenticare di essere figli e “sfaccimma”, figli di uno sperma, male accolti dal ventre materno, figli di una “malacrescita”. Gli spettatori rimangono attoniti e stupiti dall’atmosfera, dal suono misterioso di questa lingua antica che scuote le coscienze.

Applausi.

 

Giulia Esposito

 


Piccolo Bellini – Teatro Bellini

Via conte di Ruvo 14, Napoli

Orari spettacolo: feriali ore 21:30 – Domenica ore 18:00

Prezzo biglietto: intero 15 euro; ridotto 10 euro

www.teatrobellini.it

 

 

 


 

 

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