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Carlo Cerciello porta in scena per il Teatro cerca Casa, la cruda storia di un ragazzo gay che non si accetta e non è accettato.

immaNell’ambito della rassegna Il Teatro cerca Casa debutta il nuovo lavoro del regista Carlo Cerciello Nei bagni della vecchia stazione, con Imma Villa e Antonio Agerola.

Una donna vestita a lutto (Imma Villa) entra frettolosamente in casa con delle valige, accende la radio; partono le dolci note della canzone Maramao perché sei morto (1939) del trio Consiglio, Panzeri, Melodi; dolci note che però emanano un’aria di tensione, come se qualcosa di spiacevole stesse per accadere. La donna è turbata, agitata, inquieta, si affaccia più volte alla finestra. Apre precipitosamente la porta ed ecco che entra un giovane ragazzo (Antonio Agerola).

Sono tre mesi che il giovane segue la signora, anche ora che si è trasferita. È stato lui a trovare il corpo martoriato di suo figlio nei bagni della vecchia stazione ormai in disuso, dando l’allarme alla polizia. La vecchia stazione, divenuta luogo di incontri nascosti tra gay.

In un’atmosfera sempre più tesa, la madre, che vuole sapere come sono andati realmente i fatti, incalza il ragazzo che nega fermamente. Poi cede e ammette: «Da dove vuole che cominci?»

Parte un vertiginoso turbinio di parole che fanno girare il capo; il ragazzo è un fiume in piena, racconta del suo turbolento rapporto con la fidanzata, del suo dover fingere, ad ogni costo, di essere «il ragazzo perfetto, il figlio perfetto», rinnegare la propria natura per paura del giudizio altrui. Ricorda il giorno in cui ha incontrato il figlio della donna, il loro amore tenuto nascosto. « La mia ragazza non è reale, la mia vita non è reale. Prima di lui niente era reale».

Erano insieme la notte dell’omicidio; ha visto tutto ma è rimasto nascosto, non ha avuto il coraggio di uscire allo scoperto ad aiutare, a difendere il figlio della donna e quando entra nel bagno della stazione, è ormai troppo tardi: il corpo senza vita dell’ uomo che amava, steso a terra in un lago di sangue.

Una storia cruda, dura, ambientata tra gli anni ’40/’50 ma più che mai attuale. L’omosessualità vissuta con paura, quasi fosse qualcosa di cui doversi vergognare e pentire. Dover fingere di essere quello che non si è per paura del giudizio altrui. La gente, si sa, ci mette poco ad etichettare una persona e questo lo sa bene la povera madre che più volte ha sentito il nome del proprio figlio affiancato alla parola frocio.

Due storie speculari, quella di un figlio senza madre e quella di una madre senza il figlio legate dal filo conduttore della paura. Paura della verità, difficile da accettare. La madre che non accetta l’omosessualità del figlio, continuando a mantenerne viva un’immagine ideale quanto fittizia. Il giovane che, non accentando la sua omosessualità, si nasconde dietro un fidanzamento con una ragazza che non ama, ma che serve a mantenere la facciata del “ragazzo per bene”.

Un duro attacco alla società, o meglio all’ipocrisia sociale che genera spavento e scompiglio che, con i suoi giudizi, priva della libertà di essere ciò che si è.

Da sottolineare l’interpretazione dei due attori capaci di catturare e mantenere l’attenzione del pubblico, di farlo trepidare insieme a loro immergendolo totalmente nella scena.

Carmela Pugliese

 

Il Teatro cerca casa

info e prenotazioni: info@ilteatrocercacasa.it

www.ilteatrocercacasa.it

 

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