Manlio Boutique

A Galleria Toledo il regista Peppe Miale porta in scena la “monnezza” napoletana per provare a muovere le coscienze. Repliche fino al 31 marzo.

R. De CiccoNascere, crescere e morire ai tempi della emergenza rifiuti.
È questa la parabola su cui prova ad indagare lo spettacolo Monnezza, liberamente ispirato al libro omonimo di Francesco De Filippo, adattato drammaturgicamente per il teatro da Carmine Borrino e diretto da Peppe Miale, in scena a Napoli a Galleria Toledo fino al 31 marzo.
L’amore tra due giovani, Gerardo e Antonietta, il loro essere fiduciosi nei confronti della vita, il volersi costruire un futuro, è l’incipt da cui tutto ha inizio, a partire dal lontano 1989, e per tutto lo scorrere della storia sarà il filo rosso che legherà un anno all’altro, un avvenimento al successivo, in un alternarsi di situazioni ironiche e assurde al contempo. Intorno tutta una serie di personaggi che incastreranno le loro storie a quelle della coppia, determinandone l’evoluzione, mentre da sfondo un unico elemento si impone, implacabile come un deus ex machina: la spazzatura, appunto.
Problematica annosa che in Campania, e a Napoli e provincia in particolare, ha trovato il terreno fertile per crescere a dismisura e divenire drammatica causa di disordini violenti tra cittadini ed Istituzioni, nello spettacolo diviene la metafora attraverso cui raccontare la condizione umana nel suo complesso, testimone e protagonista, nonché causa, di una realtà che tutti coinvolge e da cui difficilmente si può restare indifferenti.
Come raccontarla in modo originale dalle tavole di un palcoscenico è stata la domanda che autore e regista si sono inizialmente posti – come spiegano nelle loro note – poi la scelta di provare a «raccontare la coscienza di qualcuno, nella speranza che possa diventare la coscienza di tutti, se non addirittura nella speranza che il nostro dire e mostrare possa indirizzare il fare collettivo».
Ed è così che venti anni di storia si dipanano in circa un’ora e mezza di spettacolo, riservando alla prima parte la natura comica e divertente delle situazioni, mentre è al finale (in cui i toni si abbassano e il ritmo si rallenta) affidato il compito di riportare in primo piano – attraverso un cambio di registro totale, non graduale e per questo apparso non bene amalgamato allo stile precedente –  gli aspetti politici, legali e statistici della problematica. Senza dimenticare i dati relativi alle effetti sulla salute e dunque la vita delle persone.

Corposo il cast di attori coinvolti, composto da Gennaro Silvestro, Federica Altamura, Ivan Fiorenza, Christian Parisi, Laura Zaccaria, Agostino Chiummariello, in cui primeggiano Rosaria De Cicco e Ernesto Lama.
LamaÈ la loro l’interpretazione che più risulta caratterizzata, sebbene sopra le righe; quella costruita secondo una cifra macchiettistica (che non a caso suscita risate tra il pubblico) che fa della mimica, delle accentuazioni e degli (abusati) stereotipi la sua modalità di espressione e che innegabilmente ne denota la bravura. Probabilmente, però, tale esasperazione dei toni grotteschi ha l’effetto di svilire la tematica oltremisura o comunque di rappresentarla non nella sua reale complessità, dimostrandosi pertanto manchevole di esaustività e non idonea ad essere universale come nelle intenzioni degli autori (quanto questa commedia risulterebbe efficace per gli spettatori non napoletani, si interroga, infatti, chi scrive?).
Chiuso alla speranza il finale che richiama alla Napoli Milionaria di Eduardo ma, simbolicamente, attraverso la figura della piccola Roberta, lascia presagire il peggio, senza ritorno.

 Ileana Bonadies

 

Teatro Galleria Toledo
Via Concezione a Montecalvario, 34
In scena fino domenica 31 marzo
Costo biglietti: intero 15€; ridotto 10€
Tel. 081 42 50 37
www.galleriatoledo.org

Print Friendly

Manlio Boutique