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Alla sala Assoli va in scena Point of view per la regia di Pino Carbone che porta le pulsioni segrete di ognuno di noi a teatro.

Foto di Pepe Russo

Foto di Pepe Russo

Si può portare la pornografia a teatro? Ma soprattutto qual è il confine tra pornografia e spettacolo? Due attori mascherati da clown, Giovanni del Monte e Fabio Rossi, guidati dalla regia di Pino Carbone in Point of view, si cimentano in questa sfida nella Sala Assoli fino a stasera 7 aprile.

Fin dal loro ingresso in scena è manifesta la goliardia di cui è permeato tutto lo spettacolo. Il nudo integrale, prevedibile, ma necessario in una lettura della pornografia, genere in cui non c’è spazio per la discrezione, è stemperato in chiave comica e permette allo spettatore di riderne ed esorcizzarlo fino a trovarsi completamente a suo agio.

Si può parlare di pornografia senza una donna? Questa scelta registica è senza dubbio interessante, infatti, la figura femminile è solo allusa, richiamata, ma il punto di vista (che è anche il titolo dell’opera) è quello esclusivo del consumatore e si riferisce a un pubblico prettamente maschile. La donna non appartiene a questo mondo (quello della pornografia) se non in qualità di attrice, svolge un ruolo preciso che paradossalmente le attribuisce un rispetto e una funzione sociale di cui manca in altri settori.

Ma oltre la pornografia c’è il teatro, lo spettacolo è organizzato in sketch secondo i più classici canoni clowneschi, alcuni dal ritmo davvero brillante hanno meritato applausi in scena, altri, un po’ inconcludenti, esagerano la caricatura del pagliaccio. L’istrione diventa un grottesco tableau vivant delle grandi opere della storia dell’arte, legge poesie e recita Sacher-Masoch dissacrando la funzione salvifica dell’arte dal desiderio. Compulsivamente si riveste, ma fatica a mantenere i vestiti a lungo. Solo la maschera da clown non viene toccata, la maschera che cela l’anonimato resta ben salda sul viso. Il clown è il punto di mediazione tra i due mondi: quello del teatro e del porno, quello della messa in scena e quello del più umano consumo di essa.

La jouissance lacaniana, ossia il godimento che non contempla la conservazione o la procreazione, è qui rappresentata nella sua forma più distruttiva. Uno dei due clown, quello tra i due più debole, alla fine getterà la maschera per raccontare la propria consunzione dovuta al porno, la getta solo per un attimo e con un monologo che per la prima volta zittisce il suo comprimario, ossia “l’uomo”, crea una tensione inaspettata in uno spettacolo in cui la derisione segue immediatamente la riflessione. Anche solo questo monologo finale meriterebbe il prezzo del biglietto.

Lo spettacolo mantiene in equilibrio la tensione vitale e mortifera del godimento compulsivo istigato dalla pornografia, tocca con leggerezza temi e opere capitali della storia dell’uomo e infine getta in faccia allo spettatore, proprio come farebbe un clown irrispettoso, le pulsioni segrete che appartengono a ognuno di noi e il potere della loro mercificazione che, in fin dei conti, ha portato lo stesso pubblico a teatro.

Giulia Scuro

 

Sala Assoli

Vico Lungo Teatro Nuovo, 110 – Napoli.

Da giovedì 4 a domenica 7 aprile

Orario spettacoli: da giovedì a sabato (ore 20.30), domenica (ore 18)

 

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