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In scena al Mercadante, fino al 28 aprile, Erano tutti miei figli dramma dello scrittore Arthur Miller, firmato da Giuseppe Di Pasquale e interpretato da Mariano Rigillo.

Nella foto Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini in Erano tutti miei figli

Mariano Rigillo è in scena in prima nazionale al teatro Mercadante di Napoli, fino al 28 Aprile, con Erano tutti miei figli dramma dello scrittore americano Arthur Miller. Questo testo, pubblicato nel 1947 e l’anno dopo tramutato in film da Irving Meis, è il primo successo di Miller. Due anni dopo scriverà il suo capolavoro Morte di un commesso viaggiatore.

Insieme a Tennese Williams, Miller è tra i più importanti autori teatrali americani del secondo Novecento. Lo spettacolo si divide in due atti e la regia è firmata da Giuseppe Di Pasquale. Mariano Rigillo interpreta un ricco uomo d’affari americano, Joe Keller, capo di una ditta di motori di aeroplani, che non esita, durante la seconda guerra mondiale, a fornire del materiale difettato all’aviazione americana privilegiando il profitto a discapito della sicurezza e causando cosi la morte di 21 giovani piloti. Keller, inoltre, riesce cinicamente a scaricare l’intera responsabilità sul suo socio, che viene messo in prigione, mentre lui, facendosi assolvere durante il processo che ne segue, diviene negli anni un affermato capo di azienda.

Ad apertura di sipario ci troviamo di fronte un salotto borghese di una grande casa. È notte. Le luci sono soffuse. Ma è possibile scorgere all’esterno un albero che viene squassato da fortissime folate di vento. D’improvviso un ramo dell’albero si spezza. La sua sorte è una metafora della realtà familiare che veniamo a conoscere quasi subito: l’apparente armonia di una famiglia della medio-alta borghesia americana è infatti spezzata da un dramma: la scomparsa di un figlio, Larry, disperso in guerra tre anni prima, il cui corpo non è mai stato ritrovato.

La madre Kate, interpretata da un intensa Anna Teresa Rossini, è il primo personaggio che vediamo in scena. Si è alzata durante la notte. Ha visto la pianta che viene divelta dal vento. Lo interpreta come un brutto segno anche se continuerà a sperare in cuor suo fino alla fine che il figlio sia ancora in vita, sentendosi incapace di accettare un dolore cosi forte.

In un veloce cambio di scena si passa al mattino seguente con il marito Joe intento a leggere il giornale e commentare le notizie vicino ad una radio che durante lo spettacolo verrà accesa diverse volte e che trasmetterà canzoni anni Quaranta. Siamo dunque calati in una atmosfera apparentemente serena. Tutto è bianco sulla scena, persino la radio. Si conversa in modo galante. Ben presto ci accorgiamo però che questi dialoghi sono intrisi di ipocrisia. Servono a mascherare una verità che diviene sempre più inquietante.

Nella foto una scena di Erano tutti miei figli. A sinistra Mariano RigilloNel dipanarsi della trama, infatti, vediamo il secondo figlio della coppia Cris che è innamorato della fidanzata del fratello, Ann. Dopo tre anni di intenso rapporto epistolare tra i due ragazzi, Ann torna da New York e Criss le dichiara tutto il suo amore e l’intenzione di sposarla. Ma con l’arrivo della ragazza, che è figlia del socio ingiustamente accusato, iniziano ad emergere tutte le contraddizioni della vicenda che ha per vittima suo padre, fino a che, con una scioccante lettera di Larry inviata alla ragazza poco prima di scomparire col suo aereo, nell’epilogo finale, vengono svelati i misfatti e le verità abilmente nascoste dal cinico e corrotto industriale che, disperato, si uccide.

Il dramma si può definire a tutti gli effetti un classico del Novecento. Il suo valore infatti rimane invariato nel tempo e ci parla anche oggi. Il cinismo, l’arrivismo ad ogni costo, la corruzione sono più che mai nel nostro tempo. Impossibile quindi uscire da questo spettacolo se non con un senso di amarezza per come il denaro diviene il generatore simbolico di tutti i valori. Unico scopo da perseguire con mezzi anche illeciti. Si è rinfrancati però dalla prova di tutti gli attori che è brillante, convincente e senza sbavature.

Rigillo si cala in modo efficace in un personaggio che svela man mano la sua natura cinica e senza scrupoli mascherata da una finta tranquillità che si trasforma, nel finale, in cupa disperazione. La Rossini è assai credibile nella parte di una madre che cerca di mascherare il dolore a tutti i costi con una finta allegria. Bravi i giovani Ruben Rigillo nella complessa parte di Criss Keller, secondo figlio di Joe, che passa dall’ammirazione al disprezzo profondo per il padre e Silvia Siravo, davvero intensa nella parte di Ann Deever.

Il tutto è immerso nelle scene di Antonio Fiorentino, di colore soltanto bianco, che sembra sottolineare il candore solo esteriore di quella famiglia. A valorizzare la scena contribuiscono le luci di Franco Buzzanca che inoltre scandiscono brillantemente i passaggi di tempo con un illuminazione soffusa per il mattino che diviene quasi violenta durante il giorno, fino all’oscurità finale subito dopo che ode lo sparo del suicidio di Joe, fuori scena. I bellissimi costumi, infine, sono di Silvia Polidori. Colpisce tra questi il completo bianco di Rigillo che come le scene sembra sottolineare l’apparente innocenza.

Lo spettacolo si è concluso con molti applausi a scena aperta e attori e spettatori visibilmente soddisfatti.

 

Pasquale Saggiomo

 

Teatro Mercadante

Piazza Municipio –  Napoli

Biglietteria 081 551 33 96

biglietteria@teatrostabilenapoli.it

www.teatrostabilenapoli.it

Orari: feriali ore 21, domenica ore 18

Prezzi: da 36 a 21 euro

 

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