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La sofferenza e la sete di giustizia al centro dell’opera prima di Diego Sommaripa, in scena al Teatro de Poche fino a questa domenica.

DSCF5911La cronaca recente legata alle vittime innocenti di camorra ritorna a farsi teatro. E stavolta è lo spettacolo Nel campo delle viole, scritto da Diego Sommaripa e Ivan Luigi Antonio Scherillo, per la regia dello stesso Sommaripa ad occupare le tavole del piccolo Teatro de Poche, fino a domenica 5 maggio.

Costruito intorno a tre figure simbolo – Simonetta Lamberti, Antonio Landieri, Salvatore Nuvoletta – della guerra camorristica che continua tutt’oggi a spezzare la vita a giovani uomini e donne, la cui unica colpa è quella di trovarsi nel luogo sbagliato al momento sbagliato, lo spettacolo immagina un luogo altro – il campo delle viole del titolo, appunto – in cui le esistenze e i desideri, le speranze, il futuro delle vittime continua e, parallelamente, ricostruisce lo scenario nel cui ambito la loro morte è stata pensata, maturata, provocata da coloro che senza scrupoli ambiscono unicamente al potere. L’immagine dell’imprenditore arricchitosi con il commercio della droga, che ambisce alla ricchezza e al comando, senza avere alcun rispetto neppure per la donna che ha affianco e senza temere di usare la politica per i suoi sporchi interessi, è in un giovane scagnozzo cresciuto col solo mito del denaro, che trova il suo braccio armato. I loro percorsi, seppure partendo da ambiti sociali diversi, si sono incontrati e, a loro volta, si sono scontrati con le facce pulite, oneste delle tante Simonetta, o Antonio che, inermi, hanno dovuto soccombere.

Le loro storie si conoscono, fanno parte del passato recente di una città, Napoli, che continua a contare morti e pallottole, così come è nota la realtà legata al crimine, come noti sono i suoi “colletti bianchi”, apparentemente insospettabili, eppure manovratori della più grande macchina delinquenziale esistente.

Dare voce all’aspetto politico del problema e all’indignazione civile che ne deriva sono gli intenti con il quali il regista si è inteso confrontare, si legge nelle sue note; e il ricorso a molteplici piani narrativi è stata la soluzione adottata per raccontare sentimenti contrastanti, in cui vita  e morte si alternano senza soluzione di continuità. Monologhi, parti cantate, momenti corali costruiscono la trama, e così come diversi sono i piani di azione dei protagonisti in scena, e il tempo in cui essi si muovono, allo stesso tempo di continuo cambia lo spazio scenico, per cui lo spettatore pur restando fermo al suo posto è sollecitato, secondo una modalità che convince, a guardare in direzioni sempre diverse, mentre la storia gli si sviluppa intorno, circondandolo, senza quasi lasciargli scampo.

Al termine, tutto si fonde e personaggi, spazi e tempi si annullano per divenire una unica dimensione, in cui è il confronto delle coscienze a realizzarsi, il tentativo estremo di difendersi quello compiuto dai colpevoli, l’incessante richiesta del perché sia accaduto quella pronunciata dalle vittime.

DSCF5843Scarna la scena, eseguita dal vivo – da Marcello Cozzolino –  la colonna sonora, lo spettacolo ripropone un tema che è difficile non annoverare tra quelli già affrontati (al teatro così come al cinema e in letteratura), per di più ricorrendo a personaggi che è immediato ricondurre a figure similari di altri spettacoli, così come a musiche che è impossibile non collegare a qualcosa di già visto: dunque questi, certamente, gli aspetti che lo fanno peccare di scarsa originalità pur trattandosi di una opera prima a cura di giovani autori. Al contempo, però, l’analisi proprio di taluni aspetti induce chi scrive a domandarsi se la precisa volontà di indagare ancora sul tema camorra e vittime innocenti, non sia espressione di una esigenza, di una denuncia, innanzitutto personale, che non trova altro canale per prendere consistenza e che, in tal senso, giustificherebbe in parte l’operazione (pur non assolvendola in pieno) in quanto specchio di un approccio encomiabile di non indifferenza alla vita.

Immedesimatisi nel ruolo chiamato a ricoprire, gli attori Paola Attilio, Ivan Boragine, Claudia De Biase, Edoardo Sorgente, Fabio Pisano, Salvatore Presutto mostrano onestà e coinvolgimento emotivo nell’interpretare i personaggi, ma troppo “pulito” sembra apparire il loro recitare; troppo teso a riproporre in modo perfetto il solito clichè sembra essere la loro recitazione.

Si va via consapevoli di aver assistito ad una prova in cui impegno, dedizione, lavoro preparatorio non sono mancati costituendone la forza, resta, però, il dubbio se altro non sarebbe stato possibile fare, se sperimentare un nuovo sguardo non sarebbe potuto risultare più innovativo e originale.

Ileana Bonadies

Teatro de  Poche

Via Salvatore Tommasi 15, Napoli

Tel 081 549 09 28

Orari: venerdì ore 21; sabato ore 18:30 e 21, domenica ore 18:30 e 21

Costo biglietti: 8 euro + 2 euro di tessera associativa

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