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Al museo di Pietrarsa va in scena, nell’ambito del NTFI, fino al 13 giugno  Il gioco dei re di Luca Viganò, per la regia di Marco Sciaccalunga.

La sala dei 500 del museo di Pietrarsa

La sala dei 500 del museo di Pietrarsa

Protagonista di questo spettacolo, Il gioco dei re di Luca Viganò (fino al 13 giugno al museo nazionale di Pietrarsa), sono due scacchisti, entrambi campioni del mondo, i due re del titolo, appunto, il re bianco e il re nero, José Raul Capablanca e Aleksandr Aleksandrovič Alechin. L’uno è un talento naturale e spontaneo, l’altro una personalità totalmente dedita agli scacchi e con la disciplina necessaria in questo gioco. Viganò racconta la loro storia sullo sfondo di importanti avvenimenti storici del periodo: la condanna a morte di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, la crisi del ’29, la Grande Depressione e il secondo conflitto mondiale.

José Raul, nato a L’Avana, Cuba, è ancora un bambino quando è iniziato al mondo degli scacchi: ha infatti solo quattro anni. Dopo molti tornei e tante vittorie, diviene campione del mondo il 27 aprile 1921 battendo Emanuel Lasker, scacchista e matematico tedesco. Perde il titolo solo nel 1927, dopo essere rimasto imbattuto per sei anni, per opera di Alekhin.

Quest’ultimo era nato a Mosca da una famiglia agiata i cui averi furono espropriati dai soviet. Fuggì dalla Russia e divenne amico di Capablanca. La sua carriera di scacchista iniziò a dodici anni e quando si accorse che l’amico cubano, dopo aver vinto il titolo mondiale, iniziava a fare errori lampanti durante le partite a causa della sua troppa fiducia in se stesso e della sua disabitudine a perdere, decise di sfidarlo. Strappò così il titolo a Capablanca nel 1927 a Buenos Aires. All’amico rivale non gli concederà mai la rivincita. Trasferitosi a Parigi negli anni ’20 ci rimarrà tutta la vita, diventando nazista, antisemita e alcolizzato.

Gli scacchi divengono metafora della vita (“Gli scacchi sono la vita” dirà il padre di Capablanca, José Maria) e lo scontro tra le personalità dei due personaggi diventa esempio delle relazione e dei conflitti umani interiori ed esteriori.

Impeccabile la recitazione di tutti gli attori presenti in scena, soprattutto quella dei due protagonisti, Antonio Zavatteri (Capablanca) e Aldo Ottombrino (Alekhin); quest’ultimo è la punta di diamante dello spettacolo, la sua recitazione carica di fascino il suo personaggio – sicuramente la personalità più complessa della piéce – al punto che, dopo lo spettacolo, la sua immagine rimane vivida nella mente dello spettatore per molto tempo ancora.

Nella parte finale dello spettacolo la poeticità iniziale viene sostituita dalla ridondanza delle tematiche proposte e dei dialoghi, e solo la performance degli attori mantiene viva, seppur a fatica, l’attenzione del pubblico.

A contribuire a ciò vi sono la scenografia di Guido Fiorato, costituita di pannelli di legno e scacchiere rappresentate sul pavimento, che diviene pesante per gli occhi dello spettatore man mano che ci si avvicina alla fine, e le luci di Sandro Sussi troppo statiche e poco fantasiose.

 

Valerio Corvino

Durata: 2h 30 min | paese: Italia | lingua:italiana

Museo Nazionale di Pietrarsa (Sala dei 500)

Date

13/06/2013 ore 20:45

Info:

http://www.napoliteatrofestival.it/Napoli_Teatro_Festival_Italia/IL_GIOCO_DEI_RE.html

 

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