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Attraversando la città lasciandosi guidare da una voce che risveglia ricordi e sensazioni: è “Topografie invisibili” per la rassegna AltoFest.    

                                                                          

occhi chiusiDal 5 al 7 luglio 2013, la Rassegna ALTO FEST 2013 ha ospitato Topografie Invisibili, di Marcelo Sanchez-Camus: uno spettacolo impostato come una passeggiata ad occhi chiusi durante il quale, per 15 minuti, si è guidati esclusivamente dalla voce di Marcelo Sanchez-Camus.

Chi l’ha detto che solo gli occhi ci permettono di vedere la realtà? Che solo attraverso la vista riusciamo a percepire in pieno tutto ciò che ruota intorno al nostro piccolo universo?

C’è da ricredersi… Quando si chiudono gli occhi, tutti gli altri sensi entrano in azione; inizi ad acuire l’udito riuscendo a percepire ogni singolo suono ed ogni singolo rumore della città, i passi delle persone, il vociare, il suono impercettibile ad occhi aperti del tuo respiro; le emozioni e le sensazioni ti avvolgono. Una benda, basta questo per impedire ai tuoi occhi di vedere. Ed ecco che una voce, quella di Marcelo Sanchez-Camus, diventa la tua guida attraverso una microstoria custodita all’interno dell’architettura circostante. Si parte da via Mezzocannone, nel cuore di Napoli,  e  la voce-guida, come un pittore, disegna nella tua mente un paesaggio e lo riempie di suoni e persone. Così una donna, una giovane donna, perde la sua sciarpa e tu ti affretti per recuperala e restituirgliela e ti accorgi che sta salendo in macchina e senza sapere perché senti che devi seguirla. Entri in macchina con una tensione indescrivibile, è come se avvertissi i turbamenti della donna, e una voce registrata unita a quella dell’attore ti raccontano qualcosa di lei: sta andando al porto, l’unico luogo in cui si sente sicura, protetta, lontana dai mutamenti della città; senti l’aria fresca, l’odore del mare e la vedi lì, seduta, che trema e scrive su di un pezzo di carta le sue paure, le sue parole non dette, i suoi silenzi che vengono racchiusi in una pietra che tu dovrai custodire, farne tesoro. La tensione aumenta a ritmo incalzante. Il cielo diventa nero, il paesaggio intorno a te diventa gelido, la voce-guida ti indica un punto dove c’è una signora anziana con un vestito grigio che guarda con i suoi grandi occhioni neri verso di noi, ma sono occhi spenti, privi di emozioni e, intanto, tu vuoi restituirle la pietra, la sua pietra, ma lei scompare svanendo nel grigiore circostante.

Rimasta da sola, dopo aver contato fino a 20 così come ti è stato indicato dal tuo compagno di viaggio, riapri gli occhi e ti ritrovi in un piccolo vicolo a chiederti: “Cosa ci faccio qui? Cos’è successo?”. Con la pietra ben stretta tra le mani ritorni al punto di partenza con una sensazione strana, confusa, come se il filo sottile tra realtà e immaginazione si fosse spezzato; come quando ti svegli e non riesce a capire se tutto ciò che hai vissuto era solo un sogno o la pura realtà.

 

                                                                                                                                                  Carmela Pugliese

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