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La Regione e la Provincia non ricapitalizzano la società e il teatro Trianon finisce in vendita.

 

trianon1-300x225Drammatica la situazione dello storico teatro del popolo Trianon Viviani, conosciuto come teatro Trianon (piazza Vincenzo Calendo) che, a circa un secolo dalla sua inaugurazione, avvenuta l’8 novembre 1911 con la compagnia di Eduardo Scarpetta, viene messo in vendita all’asta perché i due soci, Regione Campania e Provincia di Napoli, non hanno ricapitalizzato, il 31 marzo scorso, la società partecipata Trianon Viviani (che detiene la proprietà e la gestione delle attività del teatro) per impedire il pignoramento immobiliare. Inoltre, non si sono attivati nemmeno per impedire la messa all’asta – cifra di partenza di 4 milioni e 500 mila euro –  disposta dal Tribunale di Napoli.
Nel 2006 la Regione Campania rilevò il pacchetto di maggioranza della proprietà del teatro, trasformandolo in una struttura pubblica, con il nome Trianon Viviani e la direzione artistica fu affidata a Nino D’Angelo fino al 2010. Una situazione non semplice che, tra il 2010 e il 2011, ha visto i lavoratori occupare lo stabile a seguito di una serie di stipendi non pagati. Nel 2012, sotto la direzione artistica di Giorgio Verdelli, il Trianon ha cercato di fare un restyling, di ridefinire la propria identità trasformandosi nel Teatro della Musica di Napoli. Ma anche questa soluzione non è durata molto. Due le esecuzioni immobiliari già avvenute: la prima il 10 luglio 2012, andata deserta, e l’altra due giorni fa il cui esito, al momento, per dipendenti e sindacati è un mistero: «Il teatro potrebbe già essere venduto e noi ancora non lo sappiamo» –  dice il sindacalista Gialunca Sasso Uilcom-Uil – «Siamo tenuti all’oscuro di tutto».

imagesIl comunicato dei lavoratori da mesi in assemblea permanente, con i sindacati di categoria Slc-Cgil e Uilcom-Uil denuncia «la situazione drammatica che comporta l’alienazione gratuita di un bene pubblico a privati, la rottamazione di un’esperienza culturale premiata dal pubblico e dalla critica, nonché la perdita di posti di lavoro per i dipendenti e un nocumento per gli addetti dell’indotto». A rendere tutto il più incerto, il fatto che i lavoratori non hanno ottenuto risposte neanche dal governatore Caldoro «che – sottolineano – non ha mai risposto alle ripetute richieste urgenti di convocazione da parte dei sindacati di categoria facendo registrare un totale stato di inerzia, testimoniato anche dalla mancanza di programmazione e dal mancato pagamento degli stipendi da qualche mese. Nel ribadire l’attaccamento al “nostro” teatro, confermato da sempre anche con azioni di lotta che hanno rispettato e preservato la continuità produttiva e il rapporto con il patrimonio costituito dal pubblico continuiamo lo stato di agitazione e facciamo appello a tutte le istituzioni e alla cittadinanza per un intervento immediato».
Una situazione complessa, dunque, si profila e assolutamente incerto è il futuro; a pagarne le conseguenze, per ora, sempre e soltanto la Cultura.

 

Carmela Pugliese

 

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