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Si è conclusa il 28 luglio la  XXVII edizione della rassegna diretta da Armando Punzo:  i nostri inviati, a puntate, ci racconteranno come si è svolta. E quanto rivoluzionaria sia l’esperienza.

 

Non nasce teatro laddove la vita è piena, dove si è soddisfatti. Il teatro nasce dove ci sono delle ferite, dove ci sono dei vuoti… È lì che qualcuno ha bisogno di stare ad ascoltare qualcosa che qualcun altro ha da dire a lui.
(Jacques Copeau)

immagine volterrateatro 2013 opera di mario francesconiEntrare in un carcere per assistere a spettacoli teatrali sembra un’utopia. Eppure esiste una realtà come il Carcere di Volterra, in Toscana, in cui tutto ciò è possibile. Dal 18 al 28 luglio Volterra e i comuni di Pomarance, Castelnuovo Val di Cecina e Montecatini Val di Cecina hanno ospitato la XXVII edizione del Festival VolterraTeatro, organizzato dall’Associazione Carte Blanche, con la direzione artistica di Armando Punzo. La prigione si è, così, letteralmente trasformata da Istituto di Pena a Istituto di Cultura e ha piegato per circa una settimana le sue sbarre per favorire l’ingresso del numerosissimo pubblico accorso da ogni parte d’Italia per partecipare e condividere un festival tanto significativo il cui obiettivo è quello di “operare una completa trasfigurazione dello spazio di reclusione e delle sue regole”. Una “fucina di creatività a 360 gradi” che ha visto il debutto della Compagnia della Fortezza con lo spettacolo Santo Genet Commediante e Martire – primo movimento, per la regia di Armando Punzo. Gli attori-detenuti hanno allestito ad hoc una zona del penitenziario, tramutando alla perfezione l’ambiente con una scenografia barocca caratterizzata da specchi,  fregi,  stucchi,  fiori e velluti. Si sono così composti, per interpreti e spettatori, i salotti illusori di Madame Irma, la protagonista di Le Balcon di Jean Genet.

Gli spettatori sono accompagnati nei vari cortili del carcere che per l’occasione prendono il nome di grandi personalità teatrali, Artaud, Brecht, Pasolini, Kafka, Leopardi, Rabelais, e la struttura ecco apparire ai loro occhi sotto una nuova veste, punto d’incontro di artisti e gruppi teatrali che hanno la possibilità di presentare i propri lavori. Tra loro: Danio Manfredini, ospite del festival con il recital-concerto Incisioni alla Fortezza; Mario Perrotta (vincitore premio Ubu) con  Un bès – Antonio Ligabue; Pietro Floridia e la Compagnia dei Rifugiati del Teatro dell’Argine che presentano, Il violino del Titanic, ovvero non c’è mai posto nelle scialuppe per tutti – Studio n°1 per un affondamento con spettatori. E ancora Babilonia Teatri, già vincitrice del premio Ubu 2011 come novità italiana/ricerca, che torna a Volterra e porta in scena Lolita, spettacolo che tratta il drammatico argomento della violenza sui minori; la poetessa Mariangela Gualtieri, fondatrice insieme a Cesare Ronconi del Teatro Valdoca, che presenta al pubblico Le giovani parole, mentre Laura Cleri propone due progetti: Un’eredità senza testamento e il monologo La Cosa Principale, dal racconto di Milena Agus Mal di pietre;  la Compagnia Rodisio che con Vecchi, Pazzi E Sognatori / Ode Alla vita ha colorato le serate del festival. Infine, Officine Papage che ha calcato le scene con One New Man Show – quando hai un corpo che dice tutto il contrario di quello che sei. Per la settima edizione consecutiva, VolterraTeatro, inoltre, ha ospitato Generazione Scenario, ovvero i vincitori del Premio Scenario e del Premio Scenario per Ustica e le due segnalazioni speciali previste dal titolo.

1000984_534099183303925_2040964298_nA curare la direzione artistica del Festival, come già detto, Armando Punzo che da anni lavora con i detenuti attraverso la Compagnia della Fortezza. Nato come progetto di Laboratorio Teatrale nella Casa di Reclusione di Volterra nell’agosto del 1988, a cura di Carte Blanche e dello stesso Punzo, l’iniziativa ha destato col tempo l’attenzione degli enti locali, del Ministero della Giustizia e del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e il 21 luglio 2000 si è giunti alla firma del protocollo d’intesa per l’istituzione del “Centro Nazionale Teatro e Carcere”. Non è un caso, dunque, che la rassegna venga definita una doppia rivoluzione, sia per il mondo del teatro che per il mondo delle carceri e che nel tempo si sia sempre più consolidata, collezionando nel suo percorso anche numerosi premi Ubu. Quest’anno in particolare, poi, è stato raggiunto un importante traguardo: i 25 anni della Compagnia della Fortezza, e per l’occasione è stato presentato il libro di Punzo È ai vinti che va il suo amore – 25 anni di teatro della Compagnia della Fortezza di Volterra che raccoglie la storia della compagnia ricostruita attraverso fotografie, testi, frammenti poetici e la teatrografia completa.

nHyM8HccqFGoUM3dO7oITX1PKdG6uvS_D92U83o2zhgNaturale risulta a questo punto domandarsi: Ma l’arte può essere un modo per superare l’alienazione cui sono sottoposti i detenuti? “A Volterra il nostro teatro è una cella di tre metri per nove. Ma il nostro problema, il nostro obiettivo non è rendere più umane le carceri, quanto quello di mettere alla prova il teatro in queste condizioni”: ecco cosa si può leggere sul sito dedicato alla Compagnia (http://www.compagniadellafortezza.org/new/). Dentro le mura della Fortezza si esplica, infatti, un mondo fatto di arte, condivisione, creatività, cultura. Il teatro diventa  uno strumento per uscire fuori da un ambiente chiuso e barricato dove non c’è nessuna possibilità di comunicare con il mondo esterno. L’esperienza teatrale viene, quindi, vista e vissuta come strumento di integrazione, di superamento delle barriere di vario tipo, tra cui quelle culturali, un atto collettivo in cui la società ha un ruolo fondamentale. Ma la Compagnia della Fortezza non intende fermarsi qui, la nuova ardua sfida condotta da Punzo verte sulla realizzazione e il riconoscimento istituzionale del primo Teatro Stabile in carcere della storia: un modo per riconoscere, integrare e garantire prosecuzione all’esperienza del teatro alla Fortezza. E, ripercorrendo tutti i passi compiuti in quei cortili sbarrati, ricordando tutti gli sguardi ricambiati tra quelle mura, considerando quanta vita sia stretta tra le pareti delle celle e le quinte del palcoscenico, non possiamo che sperare e sostenere appassionatamente questa meravigliosa possibilità.

Giulia Esposito e Eduardo Di Pietro

(reportage Volterra Teatro parte 1 – continua…)

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