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A Benevento Città Spettacolo il cantautore italiano rivive nello spettacolo scritto e diretto da Cerrone grazie alla voce di Monica Pinto mentre ricordi nostalgici si fanno strada.

 

P1070084“Un teatro-canzone aperto alla poesia e all’invisibile”: è così che viene presentato nelle note lo spettacolo Il Sogno di una Cosa, andato in scena in prima nazionale sabato 7 settembre al Benevento Città Spettacolo. Scritto e diretto da Giuseppe Cerrone, con la partecipazione di Antonio Piccolo, il progetto, nato dalla collaborazione di Teatro in Fabula con Monica Pinto, voce degli Spakka-Neapolis, intende offrire un tratteggio della personalità complessa e contrastante del cantautore Luigi Tenco, ripercorrendo la sua vita e la sua carriera, dagli esordi al tragico epilogo.

Costruito intorno alle canzoni scelte (non senza difficoltà) dal regista, tra le tante che meglio «sembravano rappresentare il personaggio e la persona», lo spettacolo affida, dunque, ad una donna, la Pinto per l’appunto (la cui tonalità squillante solo talvolta sembra far avvertire la mancanza del timbro caldo e avvolgente della voce originale), il ruolo di Tenco, e a Luca di Tommaso quello, ora, del critico più severo, ora del commentatore esterno, ora dell’antagonista irriverente.

Unendo prosa a musica, ecco così prender vita non solo l’esistenza dell’artista, ma di riflesso, anche la storia italiana di quegli anni, dal 1961 in poi, quando l’autore incide i suoi primi successi, ma, al contempo, si imbatte anche nelle prime censure, come con il brano Cara maestra in cui non manca di sottolineare i privilegi e le contraddizioni di cui si macchiano preti e politici e in cui ancora oggi è possibile riconoscere elementi di attualità così come accade nell’altro breve testo dal titolo Prete in automobile.

Attento osservatore della realtà che lo circonda e di cui denuncia con i suoi versi ciò che non approva, Tenco canta anche la corruzione dilagante e gli atteggiamenti tipici italiani di chi non sa rinunciare alla “mazzetta” in cambio di favori  ed è così che in scaletta arriva Vita sociale, per poi lasciare che siano le parole d’amore di Come le altre o quelle più risentite e sofferenti di Se sapessi come fai a diffondersi nella notte beneventana.

Con Quello che conta, tratto dal film La cuccagna di Luciano Salce, è, invece, la breve esperienza cinematografica ad essere ripercorsa dalla voce della Pinto, che ora si veste anche dei panni del primo e tormentato amore del cantante, Valeria, lasciando che sia Di Tommaso a interpretare Tenco, secondo, dunque, quell’alternanza di ruoli, che conferisce vivacità alla messinscena e riesce con pochi, essenziali elementi a ricostruire, con efficace sobrietà, una storia dalle sfumature molteplici.

Momento di grande suggestione quello vissuto con Angela, interpretata con grande forza emotiva e, per chi scrive, tra i brani più belli ascoltati, mentre è alle canzoni più note – Ciao amore ciao, Vedrai vedrai, Mi sono innamorato di te – lasciata la conclusione.

Ad accompagnare gli attori-cantanti, in scena, i musicisti Salvatore Torregrossa e Andrea Sensale a cui è affidato il suono del pianoforte, della chitarra e della fisarmonica «per restituire – come spiega Cerrone – l’atmosfera degli chansonniers, fondamentale riferimento per l’artista».

Unica nota stonata, il luogo in cui è avvenuta la rappresentazione, ovvero l’Arco del Sacramento, che pur nella sua naturale bellezza, stavolta però, in quanto luogo aperto, non ha contribuito a valorizzare lo spettacolo che avrebbe richiesto, piuttosto, una location più raccolta e silenziosa.

Applausi e richieste di bis hanno accolto i protagonisti al termine.

Ileana Bonadies

 

 

 

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