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Al Teatro San Carlo, l’omaggio, nell’anno del bicentenario dalla nascita, a Giuseppe Verdi che nel 1873 curò personalmente la prima messa in scena di quest’opera a Napoli.

 

Foto Luciano Romano

Foto Luciano Romano

Verdi musica l’Aida nel lontano 1870, partendo da un racconto di Auguste Mariette, facendosi affiancare, per la stesura del libretto, da Antonio Ghislanzoni. Si potrebbe quindi pensare che l’Aida, essendo un’opera così datata sia impossibile da rimaneggiare senza scadere nel già visto o nel ridicolo. In realtà, mai idea potrebbe essere più sbagliata, in quanto la forza della “creatura” di Verdi risalta, ancora oggi, prepotente ed attuale. Vincente, difatti, la scelta del regista Franco Dragone di virare per la sua Aida, in scena fino al 17 dicembre al teatro San Carlo di Napoli verso una visione più moderna, priva dei sontuosi impianti scenografici che siamo soliti vedere negli allestimenti classici della stessa. O meglio, quasi priva: la scenografia è ben presente ma è sospesa in aria, come in un fermo immagine durante una tromba d’aria; il tutto a rappresentare una sorta di sospensione dell’anima stessa dell’opera che si trova in bilico tra una “memoria storica” ormai desueta, e la costante “attualità” dei temi che ella stessa affronta. Quella di Dragone è pertanto un’Aida che – potremmo dire – travalica il tempo: i costumi, benché vicini dal punto di vista cromatico alle nuances dell’Egitto dei Faraoni (nero, oro, rosso), si distaccano dalla classicità grazie alle loro forme, così dando una collocazione temporale solo in apparenza. Tale idea registica è giustificata dallo stesso Dragone nelle sue note in cui identifica la classica, opulenta, scenografia dell’Aida come un intralcio alla fruizione della rappresentazione. Senza dubbio la sua scelta favorisce una maggiore ariosità alla scena e permette di ammirare, con più attenzione, la bravura degli artisti. E la grandezza dell’opera di Verdi, di cui si parlava prima, sta proprio nella forza intrinseca della musica e dei versi che, come ci svela il regista grazie a questo allestimento, resiste ed esiste anche senza una possente struttura scenica.

Occorre poi soffermarsi sulle numerosissime comparse che, nella realtà dei fatti, comparse non sono in quanto, grazie ad un’ottima intuizione di regia, diventano “parte della scenografia”: con il loro continuo intervento le numerose corde che scendono a picco sulla scena diventano espressione, di volta in volta, di qualcosa di diverso. Inoltre, la presenza perenne, sul palcoscenico, di un alto numero di persone svolge un fondamentale ruolo di “contorno”: una folla che rappresenta il popolo, asservito alla volontà dei potenti, che assiste, inerme, ai loro intrighi.

Plauso meritato, ovviamente, anche per tutti i principali e validissimi interpreti, protagonisti assoluti della messa in scena – Kristin Lewis (Aida), Stuart Neill (Radamès), Sonia Ganassi (Amneris), Claudio Sgura (Amonasro), Orlin Anastassov (Ramfis), Dario Russo (Re d’Egitto) – e all’orchestra diretta da Nicola Luisotti.

Al termine, possiamo senza esito alcuno affermare che l’allestimento dell’Aida, ad opera di Dragone, risulta perfettamente riuscita e chiara prova del fatto che spesso, in teatro, il lavorare per sottrazione, può rappresentare la strada più giusta per valorizzare un’opera e stupire gli spettatori; se a questo, poi, aggiungiamo l’apporto di un grande testo e di una musica immortale, gli applausi a scena aperta sono assicurati e immensamente giustificati.

 

 Gennaro Monforte

 

Teatro di San Carlo
Via San Carlo, 98F  – Napoli
Biglietteria: 081 7972331 – 412
http://www.teatrosancarlo.it/

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