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Massimo Ranieri in scena al Diana con uno spettacolo omaggio al drammaturgo partenopeo Raffaele Viviani.

 

Foto Andrea Messana

Foto Andrea Messana

Fino al 6 gennaio 2014, il teatro Diana di Napoli vedrà sul palco uno dei grandi protagonisti del teatro partenopeo: Massimo Ranieri.
Reduce dai successi, dello scorso anno, al teatro Argentina di Roma e al Piccolo di Milano, Ranieri ripropone, anche a Napoli, Viviani Varietà. Lo spettacolo è un omaggio a Raffaele Viviani: tutta la vicenda si dipana sul piroscafo Duilio, sul quale, il drammaturgo, nel 1929, si imbarcò, diretto a Buenos Aires in cerca di fortuna. Ad accompagnarlo, in questo “viaggio della speranza”, la sua compagnia di attori.
La pièce, divisa in due atti, ci mostra nel I° atto la preparazione alle prove dello spettacolo che si terrà a bordo, ad opera della compagnia, mentre il II° atto riproduce la messa in scena vera e propria, in cui gli spettatori del teatro diventano i passeggeri del piroscafo Duilio, assistendo quindi, “in diretta” al debutto di ciò di cui prima hanno visto i lavori preparatori. La regia di Maurizio Scaparro, utilizza tale vicenda per mostrare una variopinta combinazione di canzoni e poesie di Viviani; combinazione che mescola alcune scenette più scanzonate e da avanspettacolo, come ‘O guappo ‘nnamurato, ad altri pezzi altamente drammatici comeL’ommo sbagliato o la toccante Scurdato ‘n terra a ll’isola.
Quasi tutto lo spettacolo è incentrato sulla musica grazie anche all’accompagnamento dal vivo di una piccola orchestra (pianoforte, contrabbasso, fiati, chitarra e batteria).
Nei panni di Raffaele Viviani c’è ovviamente Massimo Ranieri, abilissimo a destreggiarsi tra canzoni che oramai ha cucite sulla pelle e a cui dà una parte della sua anima, regalando emozioni e sorrisi. Ciò che inoltre colpisce piacevolmente dell’allestimento è la volontà, da parte del regista, di non incentrarlo unicamente su Ranieri, nome e talento di sicuro richiamo: Scaparro difatti costruisce un canovaccio dosando in modo adeguato le molteplici canzoni senza relegare, ai confini dello stesso, tutti gli altri attori in scena (Ernesto Lama, Roberto Bani, Angela De Matteo, Mario Zinno, Ivano Schiavi, Gaia Bassi, Antonio Speranza, Martina Giordano, Maurizio Vongola) ma rendendoli partecipi in grande parte dello sviluppo della storia. Le canzoni e le poesie rappresentate, scelte personalmente da Giuliano Longone Viviani, nipote di Raffaele, ci mostrano la gente tanto cara a Viviani: il  popolo, carnale e vivo, quello che affronta i problemi di ogni giorno, quello vero che puzza di fame e miseria. Questi temi, a cui l’autore era particolarmente, e che oggi sono il punto di prestigio della sua opera drammaturgica, a quei tempi però, come precisa anche Ranieri, furono, la sua “sfortuna” in quanto la gente a teatro non voleva “pensare”. E, giusto per riproporre la famosa questione dei corsi e ricorsi storici, quegli stessi temi troviamo che si rispecchiano anche nella compagnia di attori di Viviani/Ranieri che, pur nella finzione della recita, parla di crisi del teatro, di compensi esigui e di miseria “artistica” segnando un ulteriore punto in favore dell’autore Viviani e dell’opera nel suo complesso, quanto mai vicina all’attuale situazione in cui riversano tutte (o quasi) le maestranze teatrali.

Gennaro Monforte

 

Teatro Diana
Via Luca Giordano, 64 – Napoli
Botteghino: aperto tutti i giorni dalle: 10:30 alle 13:30 e dalle 16:30 alle 19:30
Telefono:081 556 75 27 – 081 578 49 78
http://www.teatrodiana.it/

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