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Il Manicomio dell’orrore, dalla raccolta dell’autore americano, in scena al teatro Tasso, fino a questa domenica.

 

Il regista Giampiero Notarangelo

Il regista Giampiero Notarangelo

Il sistema del Dr. Catrame e del Prof. Piuma, fu pubblicato per la prima volta nel 1845 e rientra nella branca dei “racconti fantastici e grotteschi” di Edgar Allan Poe.

Lo spettacolo Il manicomio dell’orrore, diretto da Giampiero Notarangelo e in scena al teatro Tasso, prende a pretesto proprio il racconto di cui sopra per poi proporre un pot-pourri di pezzi letterari di Poe come Il corvo, Il cuore Rivelatore, Berenice e molti altri.

La storia principale, su cui è fondata la messa in scena, viene narrata da Poe come un esperienza vissuta in prima persona: durante un viaggio in Francia meridionale decide di visitare la Maison de Santè, casa di cura per malati mentali. Il direttore, un certo Maillard, lo accoglie insieme ad un nutrito gruppo di aiutanti e gli parla del vecchio “sistema della dolcezza” con cui curava i pazienti; sistema poi abbandonato in quanto aveva i suoi contro e rimpiazzato dal moderno sistema del Dr. Catrame e del prof. Piuma. Come nel più classico dei gialli, il protagonista, prima con più difficoltà e poi con più evidenza, inizia a notare dei comportamenti strani, esasperati, da parte del personale inducendolo a pensare che qualcosa in quel posto non vada. Sul finale si scopre la realtà dei fatti: Maillard è stato veramente direttore del manicomio, ma impazzito era stato in seguito ricoverato nella stessa Maison. Dopo essersi ribellato, liberando gli altri pazzi, ha ripreso il comando della casa di cura, sostituendo al personale i suoi complici. I veri sorveglianti del manicomio, invece, ricoperti di piume e catrame, sono stati imprigionati nelle celle fino a quando, però, liberatisi si riapproprieranno nuovamente della gestione della Maison.

Il racconto, uno dei più interessanti di Poe, viene usato come principio e chiusa del testo riadattato da Notarangelo. Nel mezzo, gli stessi attori che interpretano i pazzi, fanno rivivere le altre scene letterarie come in un susseguirsi caotico di flash e di vicende.

Nei panni di Allan Poe c’è lo stesso regista, Maillard è invece interpretato da Giuseppe Fiscariello. Nei panni di tutti gli altri componenti della Maison i ragazzi della compagnia stabile del teatro Tasso, ovvero Livia Bertè, Vincenzo Bosso, Adriana D’agostino, Roberto Pasquali, Rossella Pascucci, Valerio Lombardi, Michela Di Costanzo, Giacomo Privitera.

Non è certo un caso che Poe sia considerato, unanimamente, uno dei più grandi maestri del brivido, pertanto le potenzialità del testo rappresentato, sono ampie. Purtroppo, a parte qualche intuizione molto azzeccata (come l’interagire col pubblico) e la scenografia che richiama in modo molto attento le atmosfere dei racconti di Poe, la rappresentazione risente di forti carenze in quanto la regia appare  – agli occhi di chi scrive – affrettata e bisognosa ancora di perfezionamenti. Le interpretazioni risultano molto spesso macchinose, forzate, estremizzate e con molte, forse troppe, carenze di memoria, complice forse anche la mancanza di concentrazione da parte degli interpreti, escludendo il convincente Valerio Lombardi che probabilmente avrebbe anche meritato più spazio in scena. Questa disattenzione, di conseguenza, ha comportato un crollo della tensione che si sarebbe dovuta ricreare in scena.

La scelta dei racconti è senza dubbio molto interessante ma le narrazioni risultano in alcuni casi estremamente concise (scelta fatta forse per rendere il racconto più scorrevole) così penalizzando di molto la comprensione della vicenda (come nel caso de La mascherata della Morte Rossa), o private di una parte intrigante del racconto (come ne Il cuore rivelatore). A causa di ciò, alcuni testi rischiano di divenire comprensibili a pieno solo ad esperti conoscitori della letteratura di Poe.
L’esito prodotto da tali tagli è, dunque, un disorientamento degli spettatori che si sono trovati spiazzati di fronte ad una rappresentazione che sembrava essere priva di filo logico o consequenzialità.
Altra nota dolente che non ha permesso di apprezzare ampiamente lo spettacolo è stata la musica eccessivamente alta che addirittura, in alcuni punti, copriva il parlato degli attori rendendo difficile la comprensione delle battute.
Per concludere, Il manicomio dell’orrore risulta essere uno spettacolo dalle grandissime potenzialità che, se fosse andato fino in fondo nelle intuizioni registiche e fosse stato curato con maggiore  attenzione e diligenza, sarebbe potuto essere considerato come uno degli allestimenti più interessanti della narrativa di Edgar Allan Poe.

 

 Gennaro Monforte

 

TEATRO TASSO
Via Tasso, 169, Napoli
Tel. 081 66 94 80
Biglietti:  intero  € 12,00  –  ridotto soci e giovani €. 10,00
Orario spettacolo: domenica 20:30
Sito: http://www.teatrotassonapoli.it/

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