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In scena al TAN l’ultima creazione di Niko Mucci, che fa ridere tanto e spesso, ma riflettere di più. 

Foto Giuliano Longone

Foto Giuliano Longone

Niko Mucci in veste di attore e regista, porta al TAN, per Libera Scena Ensemble, fino al  12 gennaio, Sigmund&Carlo; al suo fianco sulla scena Antonio Buonanno, mentre in regia si avvale dell’aiuto di Marina Cavaliere. Uno spettacolo a metà tra la letteratura e teatro d’impegno civile è ciò a cui dà vita.
Una panchina, un lampione, una luce fanno da scenario all’ingresso di un uomo in impermeabile. La danza, a passettini corti e veloci, dei gesti nevrotici, rituali di quello che si mostra essere un maniaco psicotico è accompagnata da un’atmosfera indagatoria suggerita dalla musica complice di Luca Toller. D’altro canto invece, il silenzio è l’ouverture per il suo antagonista, che siede sulla panchina ed è anch’egli vestito solo di un impermeabile,. Ha inizio il farsesco e litigioso scambio di idee tra i due, caratterizzato da invettive e da esilaranti battute, quanto mai attualizzate, pregne della forza di coinvolgere gli spettatori.
Si tratta di Sigmund Freud e Carlo Marx, due uomini di potere e di auctoritas che, nel gioco subalterno delle identità, si rinnegano, si provocano e si riconoscono. Si tratta di due uomini qualunque, un idealista ed un materialista, diversissimi nei loro pensieri e nella manifestazione di essi, che infine si alleano cercando mutuo soccorso nell’amicizia. Si tratta di due maniaci e perversi sessuali che nell’ansia di esser scoperti da spie, tutte occhi e orecchi, aspettano il suono della campanella di una scuola per sbottonarsi il loro impermeabile e dar sfogo finalmente alla loro libido, ossessione e unica realizzazione di una vita banale. E ancora, si tratta di due bambini che davanti agli occhi di un pubblico, costantemente divertito e sorpreso, imparano a giocare per la prima volta insieme.
Ma forse siamo in un circo dove gli unici a parlare di giustizia sociale e di verità hanno un naso rosso sulla faccia. I due uomini sono la proiezione degli emisferi cerebrali, quello creativo, atto alle pulsioni, che vive di esse, e quello pragmatico, strettamente razionale che senza l’altra metà non potrebbe esistere.
La panchina su cui siedono e attorno alla quale si svolge il loro dialogo-litigio iniziale per il diritto all’abuso, il diritto di prelazione all’autoritarismo e al possesso, non è altro che il simbolo dello status quo da difendere e conquistare, il premio per la loro omertà pregressa. Allo stesso tempo è anche lo strumento del conflitto che li vede contrapporsi in questa alternata altalena dei pensieri e, solo alla fine, convergere nel loro progetto ultimo: la coscienza e consapevolezza collettiva di compiere l’assassinio.

Una chiacchierata con il regista, Niko Mucci, avvenuta nei camerini per complimentarmi con lui della sua bravura nel condurre il sensibile mestiere di artigiano del teatro e con il suo collega-compagno, Antonio Buonanno, di non minore icastica forza artistica, ha confermato l’idea che i personaggi, ovvero il padre della psicoanalisi e il fondatore del comunismo, velatamente e non, possano essere intesi come uomini qualsiasi o meglio come tutta l’umanità che per troppo tempo inerme, ora, con un atto di violenza, deve sparare addosso a chi detiene le chiavi delle gabbie di repressione, costrizione e limiti in cui ci siamo inscatolati.

Il testo della messinscena, derivato dalla lettura, avvenuta più di quindi anni fa, di uno scrittore sudamericano che raccontava, nello specifico, la situazione dei desaparecidos argentini, è stata adattata e attualizzata da Mucci che ha scelto un punto d’angolazione spiccatamente nazionale e locale per narrare la storia dei sopravvissuti al silenzio; il silenzio di chi ha la bocca imbavagliata e di chi non sa parlare, pur avendo voce: noi tutti.

La regia asciutta, pulita, (aiutata dalle scene e dai costumi di Barbara Veloce) fatta di suoni, di luci, di movimenti giusti, senza orpelli né fronzoli, come solo il buon teatro può e sa permettersi, mette bene in evidenza i protagonisti per la loro abilità d’interpreti. Nella giostra dei travestimenti e delle maschere (prova fisica ed emozionale di gran rigore), Sigmund & Carlo sparano, in veste di attori, sul loro pubblico per destare in lui una reazione culturale e, nei panni di terroristi, sui loro consimili per svegliare le menti assopite nell’immobile torpore in cui si sono precipitati.

Antonella D’Arco

Teatro Area Nord
Via Nuova Dietro la Vigna 20, Napoli
Tel: 081 188 623 68 – 081 585 10 96
liberascena1@gmail.com
www.liberascenaensemble.it
Orari spettacoli: domenica ore 18

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