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QuartaParete ha seguito questa esperienza da vicino. Leggi l’intervista al regista.

1376521_541786099235515_483531763_nLa città di Augsburg,  fondata nel 15 a.C. dall’imperatore Augusto e per 400 anni sede del governo provinciale dell’Impero romano, ospita ogni anno un festival dedicato a Brecht durante il quale vengono rappresentate le sue opere teatrali con artisti provenienti da tutto il mondo. Fino al 10 febbraio, nella città natale di Bertold Brecht, si terrà il Brecht Festival organizzato dal Comune di Augusta, Assessorato alla Cultura / Ufficio Brecht Festival, in collaborazione con il Teatro Augsburg che riunirà migliaia di musicisti, attori, registi  per festeggiare il 116° compleanno del grande regista, poeta e drammaturgo tedesco con poesie, letture, presentazione dei suoi drammi, eventi e concerti.
All’edizione di quest’anno ha preso parte  anche  il Teatro Elicantropo di Napoli che domenica 2 febbraio, presso il Teatro di Augusta (Big House) ha messo in scena lo spettacolo,  già vincitore del Premio Museo Cervi per la Resistenza 2013, La madre di Bertold Brecht, diretto da Carlo Cerciello, con Imma Villa, Antonio Agerola, Cinzia Cordella, Marco Di Prima, Annalisa Direttore, Valeria Frallicciardi, Michele Iazzetta, Cecilia Lupoli, Aniello Mallardo, Giulia Musciacco, Roberta di Palma e Antonio Piccolo. L’opera scritta da Bertolt Brecht nel 1932 è la rielaborazione dell’omonimo romanzo di Maksim Gor’kij e  narra la storia di Pelagia Vlassova, madre dell’operaio rivoluzionario Pavel, che, convertita al pensiero politico del figlio Pavel e dei suoi amici, viene coinvolta nelle loro azioni clandestine.

Ecco cosa  il regista Carlo Cerciello ci ha raccontato in esclusiva al ritorno da questa importante trasferta di successo.

Come siete stati accolti?
All’inizio, la tipica diffidenza tedesca e la giovane età media della compagnia, ha fatto sì che i tedeschi, in un primo momento, sottovalutassero le difficoltà dell’allestimento, cosa che li ha, poi, costretti a correre ai ripari e ha costretto noi a tempi strettissimi e molta ansia, ma abbiamo sbaragliato tutte le difficoltà con la bravura e la solidarietà che contraddistingue questo gruppo di attori e tecnici e i tedeschi non solo si sono ravveduti, ma sono rimasti scioccati dalla professionalità della compagnia, dalla bravura degli artisti e dalla perfetta e complessa macchina spettacolare.

Quali sono le difficoltà per uno spettacolo senza produzione di varcare i confini nazionali?
Oltre ad una naturale diffidenza, in questo caso dei tedeschi, ma in genere degli europei nei confronti della nostra capacità organizzativa, rispetto degli impegni, rigore dei tempi e rispetto dei ruoli, c’è da aggiungere che per una piccola realtà come la nostra, totalmente priva di risorse economiche e autoprodotta, le difficoltà raddoppiano. In questo caso, poi, nel caso de “La madre”, si tratta di spostare 16 elementi all’estero e se non fosse intervenuto un finanziamento berlinese al Festival, per coprire i costi di trasferimento e alloggio, la cosa sarebbe stata impossibile.

Che differenze ci sono all’estero, rispetto all’Italia, sul modo di fare cultura?
La risposta sta nella motivazione della scelta espressami dalla direttrice del Teatro di Ausburg, Juliane Votteler, di far partecipare al Brecht Festival una compagnia italiana, una greca e una ungherese. Per la Votteler si tratta di Paesi che registrano una caduta delle libertà e l’Italia, in particolare, è stata scelta come esempio di crollo della libertà culturale. Bertolt Brecht in Germania non ha più alcun senso politico, ma in questi Paesi sì. Per i tedeschi ciò era interessante e su questo mi hanno intervistato in conferenza stampa, volevano capire il senso del recupero di Brecht e de La madre nel nostro Paese, sotto il profilo politico e culturale.
La Germania non soffre dei problemi economici, sociali e culturali che abbiamo noi. Basti pensare che in sala per uno spettacolo in lingua straniera come il nostro, sopratitolato in tedesco, c’erano circa 350 persone, cosa che in Italia, nelle stesse circostanze, non si sarebbe mai verificato. Il pubblico ha assistito senza che volasse una mosca e al termine ha tributato allo spettacolo un applauso che sembrava registrato, non solo per la lunghezza, ma per la costante intensità dello stesso. In Italia, o per la fretta di andarsene, o per mera adulazione nei confronti dei soli protagonisti, il pubblico spesso tributa un applauso frettoloso, distratto e incostante. In Germania, pur criticabilissima per molti aspetti, come ad esempio quello della totale mancanza di elasticità mentale, o quello di non ammettere variazioni di alcun tipo ai loro programmi, nemmeno quando sanno che sono sbagliati per colpa loro, c’è, però, un rispetto della cultura, dell’arte e del lavoro, che da noi è totalmente assente. I tedeschi amano la nostra cultura e la nostra arte molto più di noi.

Quali sono le emozioni e le riflessioni che porta con sé dopo questa esperienza?
La triste e malinconica convinzione che ci vorranno molti anni per riparare i danni che la lenta e costante demolizione culturale, operata dal ventennio berlusconiano, ha causato nel nostro Paese. Non so se ciò accadrà, ma, nel frattempo, è miseramente consolatorio dover ritrovare all’estero ciò che abbiamo totalmente smarrito in Italia. È stato emozionante e curioso sapere che un vice direttore tedesco dello Stabile di Augsburg abbia detto «Perché non posso fare in Germania uno spettacolo così su Bertolt Brecht?» e che la direttrice ci abbia spiegato che, in mezzo a tanta ortodossia formale tedesca, la nostra versione de La madre sia risultata al tempo stesso rispettosa dell’autore, ma molto “fresca” nell’allestimento e nell’interpretazione. Il giovanissimo gruppo di attori, formatisi all’Elicantropo, ha sbalordito i tedeschi, dai tecnici alla dirigenza, e ciò è motivo di orgoglio e di soddisfazione per il sottoscritto. Che Imma Villa sia un’attrice magistrale non c’è bisogno che lo dica io, ma ribadisco che la solidarietà, l’amicizia, la passione, la professionalità, la condivisione politica del progetto da parte di tutti, tecnici compresi, sono la vera forza di questo spettacolo e se ne sono accorti anche in Germania.

Giulia Esposito

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