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Nel centenario della nascita di Tennessee Williams, Elio De Capitani porta in scena una storia che riflette le vicende personali del drammaturgo americano, indagando il dolore nascosto da perbenismo.

Fonte foto: ufficio stampa

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Il 1957 è l’anno di Jack Kerouac e del suo On the road, che segnerà un’epoca ed aprirà la strada alla Beat Generation; mentre in Italia Pio XII critica la Corte Costituzionale per aver consentito, tramite le sue sentenze, un’eccessiva espansione della libertà di espressione. Il nostro non è mai stato un Paese semplice.

Come non è un testo semplice Improvvisamente, l’estate scorsa, in scena ancora questa domenica alle ore 17:30 al Teatro Bellini di Napoli, scritto da Tennessee Williams proprio in quel 1957, anno di passaggio nei libri di storia. Le enormi differenze socio-culturali tra gli Stati Uniti ed il nostro Paese ne impediranno, probabilmente, la più ampia diffusione anche da noi; interessante, quindi, l’esperimento di Elio De Capitani (già confrontatosi con l’autore statunitense nel 1993 in occasione dello spettacolo Un tram chiamato desiderio con Mariangela Melato) nel riportare in scena una pièce – tradotta da Masolino D’Amico – che tratta di omosessualità e lobotomie, attingendo a piene mani dalle esperienze di vita dell’autore.

Improvvisamente, l’estate scorsa ruota attorno alla figura di Sebastian Venable, personaggio mai visibile sul palco ma la cui presenza è tangibile per le innumerevoli descrizioni degli altri protagonisti. Sebastian è morto “improvvisamente”, come suggerisce il titolo, in circostanze non chiare: unica testimone della sua dipartita è sua cugina Catherine (Elena Russo Arman), di cui Violet Venable, madre del defunto Sebastian, pretende la lobotomia col consenso dei familiari, ammansiti dall’idea della generosa eredità promessa loro. Il dottor “Zucchero” (Cristian Giammarini), chiamato a svolgere l’operazione, intende chiarire se Catherine sia effettivamente affetta da disturbi psichici, come asserito dalla zia: per farlo, non può che cercare la verità sulla morte di Sebastian nel fondo dei ricordi della stessa ragazza, resi facilmente accessibili da un’iniezione di penthotal.

Fonte foto: ufficio stampa

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Dopo un avvio convincente, aiutato dalla brillante interpretazione di Cristina Crippa nei panni di Violet Venable (che furono di Katherine Hepburn nell’adattamento cinematografico), l’opera sembra perdere mordente con lo scorrere del tempo e con la progressiva scomparsa dalla scena della stessa Crippa. Un testo dai toni già cupi ed angoscianti non meritava, forse, un’ulteriore esasperazione; il risultato è un ridondare di elementi che appesantiscono lo scorrere degli eventi e rendono poco fluida la narrazione, contribuendo ad anestetizzare lo spettatore rispetto agli enormi travagli vissuti sul palco dai personaggi. La pur buona performance delle protagoniste femminili e la scenografia di Carlo Sala non salvano il complesso dell’opera, lasciando l’amaro in bocca proprio delle occasioni perdute.

Antonio Indolfi

Teatro Bellini
Via Conte di Ruvo, 14 – Napoli
Contatti: 0815491266 – botteghino@teatrobellini.it
www.teatrobellini.it
Orari: feriali ore 21 – domenica ore 17:30

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