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Ancora domani 9 marzo all’Ethnos Club di Torre del Greco, La Bazzarra presenta lo spettacolo di Gigi Di Luca ispirato alla figura femminile descritta, tra dramma e poesia, da Federico Garcia Lorca.

Foto Pasquale D'Orsi

Foto Pasquale D’Orsi

“Sole alla valle e sole alla collina, per le campagne non c’è più nessuno” solo “volti come pietra, mani incallite ormai senza speranza”. Le parole di Amara terra mia, di Domenico Modugno, che suggellano il finale dello spettacolo, sono lo scenario perfetto alla storia lorchiana di Yerma.
Una donna del sud, dell’Andalusia, vive il suo dolore: la negazione della maternità. La sua vicenda epica si svolge entro i confini della povertà, delle restrizioni imposte dall’arretratezza e dei pregiudizi della cultura contadina in cui è nata, che sono cornice e causa della narrazione.
Affrontata con lirismo, sul filo di una messinscena contemporanea visibile nelle scelte registiche che, con cura, hanno mostrato l’attenzione di Gigi Di Luca ai temi della donna e dei sud del mondo, Yerma è il racconto di un’identità che si rende cosciente e consapevole del suo disagio, il disagio a qualsivoglia costrizione, che mette in evidenza come, attraverso la sofferenza, si generi la bellezza e l’infamia dell’animo umano allo stesso tempo.
La figura femminile, protagonista indiscussa con la sua voce, con i suoi gesti ieratici, è al centro delle interazioni-visioni con gli altri personaggi, con quel mondo che continua a scorrere attorno a lei, nonostante il suo sangue vivo, caldo, sembra raggelarsi in quell’unico, ormai ossessivo, pensiero.
Il volere diventare madre, come legittimazione al suo essere donna, per sé stessa e per gli altri, conduce Yerma ad esplorare un universo interiore oscuro e la spinge verso esperienze-limite ai margini del lecito. Pur rimanendo fedele alla sua integerrima onestà, parola d’ordine della sua integrità morale e fisica, ella cerca rifugio e conforto in Victor, qui proiezione dei desideri, mai soddisfatti, e ricordo di un amore di gioventù. Però neanche i desideri e i ricordi sono concessi alla donna: «Parlare con la gente non è peccato», «Ma può sembrarlo», la ammonisce Juan, marito distante ed  egoista nella sua fragile inettitudine di uomo.
La fragilità dell’uomo e la forza della donna, che s’intrecciano e sostengono la trama dei conflitti e degli equilibri psicologici, sono il mordente all’epilogo tragico che vede Yerma, vittima degli altri, ribellarsi ed uccidere la causa del suo sogno negato. Solo così ella riesce a liberarsi dalle catene che l’avevano paralizzata, mente e corpo destinati all’infelicità, pur condannandosi per sempre, in questo modo, alla dannazione della sua anima.
È uno spettacolo che vive di contrasti: quello tra la bellezza della scrittura e l’aridità del deserto della cui narrazione il testo si fa carico, quello tra le parole, chiare, decantate, e le immagini evocate, create dagli attori con i loro corpi e suggerite anche dalla musica in una vocalità etnica intensa.
Gli interpreti: Veronica Cataletti, Alessandro D’Auria, Maria Pacilio, Gabriella Vitiello, Angelarosa D’Auria, Felicia Sannino e Valerio Gargiulo danno una buona prova di sensibilità e dalla loro recitazione si evince l’indirizzo terso verso il quale sono stati condotti dalla regia, che ha dovuto adattare la pièce allo spazio dell’Ethnos Club, senza soffrirne, anzi accentuandone il senso di drammaticità catartica.

 

Antonella D’Arco

Ethnos Club
Via Nazionale, 962 bis – Torre del Greco (NA)
Uscita Autostrada: Torre Annunziata Nord
Tel. 081 88 239 78 – 334 918 63 82
info@labazzarra.com
Orario: venerdì ore 21.00, domenica ore 18.00

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