Manlio Boutique

L’ultimo appuntamento dell’appassionante rassegna L’armonia perduta svoltasi presso il Ridotto del Mercadante, è un onirico e musicale viaggio nella letteratura lacaprina.

Foto di Fabio Donato

Foto di Fabio Donato

Fiori giapponesi, presso il Ridotto del Mercadante fino al 16 marzo, chiude la rassegna L’armonia perduta, ciclo di spettacoli tratti dalle opere di Raffaele La Capria, segnando l’ultimo tutto esaurito.
Il regista, Paolo Coletta, si cimenta in un’operazione complessa che amalgama letteratura, musica e recitazione. Egli parte dall’omonima raccolta di La Capria, che contiene ben cinquantacinque racconti brevi, dalla quale estrapola episodi, dinamiche e personaggi scollegati tra loro, per creare una struttura unitaria e concentrica. L’elemento comune a tutte le scene e inedita novità in questa rassegna, è l’inserimento di una colonna sonora, scritta da Coletta stesso, sulla quale gli attori-cantanti intonano le parole di La Capria. Con questo espediente, il regista intende inscenare un’opera buffa, nella quale sono leggibili le problematiche del vivere comune, seppur spogliata della comicità tipica del genere. Infatti, la leggerezza e ironia della letteratura lacapriana vengono qui smorzate dal tema di fondo, che riecheggia in tutti i cinquanta minuti di spettacolo, ovvero il terrorismo e la dura realtà degli anni di piombo, durante i quali la raccolta Fiori giapponesi venne scritta.
I quattro attori che si alternano e coesistono sul palcoscenico, Mario Autore, Daniela Fiorentino, Massimiliano Foà e Mercedes Martini, interpretano personaggi e situazioni intrecciate tra loro, intervallando prosa e canto e così dando vita ad una recitazione variegata: talvolta giocosa o drammatica, altre volte fortemente fisica o metafisica, quasi spirituale.
Tutto ciò concorre a creare uno spettacolo onirico, un viaggio tra le pagine scritte, evocato come in sogno, grazie anche alle mirabili immagini sceniche. La presenza del sovrannaturale aleggia costantemente durante tutta la messinscena, in alcuni casi più sommessamente, in altri con più violenza: demoni e spiriti provenienti dalla mitologia giapponese piombano in scena scioccando interpreti e platea.
La scenografia realizzata da Luigi Ferrigno, restituisce sia la concentricità della trama ideata da Coletta, sia la misticità delle apparizioni con la realizzazione di tre cubi, l’uno dentro l’altro, delimitati da tendaggi neri che s’aprono e chiudono, nascondendo e al contempo svelando episodi e personaggi.
I costumi, ideati da Zaira De Vincentiis, vestono i personaggi secondo i dettami della moda degli anni Settanta, caratterizzando ogni sfumatura: dall’intellettuale in giacca quadrettata, alla brigatista incappucciata. Ogni elemento e accessorio è studiato con cura e riesce ad enfatizzare la carica espressiva degli attori, mettendo in luce la grande maestria della costumista che, in particolare, dimostra tutta la sua veemente creatività – caratteristica nella quale ella si è sempre distinta – nei costumi delle apparizioni sovrannaturali. I demoni vestono leggeri chimoni neri che rendono fluttuanti le loro sovrumane figure, enfatizzandone il carattere surreale, e sul volto, a coprirlo, indossano incantevoli e voluminose maschere che ne valorizzano l’aspetto ultraterreno. Le apparizioni fantastiche sono accompagnate dal sapiente disegno luci di Gigi Saccomandi, che, oltre ad arricchire con diverse sfumature luminose l’intera rappresentazione, crea dei veri e propri quadri scenici con immagini altamente suggestive.

Foto di Fabio Donato

Foto di Fabio Donato

Fiori Giapponesi, ultimo dei cinque spettacoli della rassegna lacapriana, si discosta profondamente dalle rappresentazioni di De Fusco, Saponaro, Reni e Di Palma. I quattro spettacoli precedenti, infatti, lavorando ognuno su di una trama unica ed utilizzando principalmente la recitazione per rendere la poesia delle opere di La Capria, si muovevano su un leitmotiv comune, sottolineato anche dalle scelte scenografiche: l’acqua, letta non solo come tratto paesaggistico, ma come metafora dello scorrere del tempo e al contempo dell’immobilità della Napoli degli anni Cinquanta.  Diversamente, nello spettacolo di Coletta il tempo e lo spazio divengono ciclici, la recitazione è affiancata al cantato, e la realtà è squarciata dalla presenza del sovrannaturale.
L’omaggio che lo Stabile di Napoli ha voluto tributare a Raffaele La Capria, sempre presente in sala, ha unito altissima letteratura ad elevata sapienza teatrale, ed è stato fortemente apprezzato, come ha dimostrato la grande affluenza di pubblico e l’unanime plauso della critica.

 Alessia Santamaria

Ridotto del Mercadante
Piazza Municipio, 46, Napoli
www.teatrostabilenapoli.it
Biglietteria: 081 551 33 96
Orari:14 e 15 marzo– ore 21:00;  13 e 16 marzo – ore 18:00
Prezzo: €16, 00

Print Friendly

Manlio Boutique