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Margherita Di Rauso è la scultrice Louise Bourgeois nello spettacolo scritto e diretto da Luca De Bei.

Foto Cesare Abbate

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È un racconto lungo una vita quello andato in scena in questi fine settimana al Nuovo Teatro Sanità per la regia di Luca De Bei.
Il racconto è quello di Margherita Di Rauso, elegante interprete di un monologo che affascina e coinvolge; la storia è quella di Louise Bourgeois, scultrice di origini francesi, divenuta molto nota e affermata in America, e scomparsa quasi centenaria nel 2010.
Sul palcoscenico, spoglio, solo una sedia e un leggio ad occupare lo spazio, le due donne si incontrano e fondono insieme ed ecco che il giovane volto dell’attrice diviene quello dell’artista e il viaggio a ritroso nella lunga carriera di colei che ha lasciato un segno indelebile nel mondo dell’arte del Novecento ha inizio.
Segnata sin dalla nascita da un profondo senso di sconfitta ‒ «Nacqui il giorno di natale, rovinando la festa a tutti quanti. Mentre erano intenti a gustare ostriche e champagne, ecco che arrivo io. Mi piantarono in asso. Oggi riesco a raffigurarmi quell’evento ridicolo… non accuso nessuno. È quindi un senso di sconfitta quello che motiva il mio lavoro, una volontà di rimediare al danno che è stato fatto… non di paura, ma del trauma dell’abbandono.» ‒ e di inadeguatezza causato in particolare dal rapporto conflittuale con il padre che desiderava fortemente un maschio e da cui, pertanto, la donna non si è mai sentita accolta e compresa, la Bourgeois rivive nell’intensa interpretazione della Di Rauso attraverso le proprie emozioni. Ovvero, quei sentimenti di dolore, angoscia, gioia, amore che hanno segnato la sua lunga vita divenendo la sua personale forza ispiratrice per plasmare, trasformare, dare nuova vita alla materia. Quella in cui trasferire i propri palpiti, esternandoli in modo da dare loro consistenza e renderli riconoscibili. A sé e agli altri.

Foto Cesare Abbate

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«Vittima nella vita, carnefice nella scultura»: così ella si definisce e definisce la propria condizione di essere umano in continua lotta verso la propria immagine e in posizione di resistenza ai materiali. E il dualismo che in effetti l’attraversa e anima, nei sessanta minuti di spettacolo, ottimamente è reso con la scelta registica di mettere in parallelo le immagini della propria vita, dall’infanzia alla maturità, con quelle delle proprie sculture lasciando che sia la sola voce della Di Rauso a descriverle, a farle vedere, quasi toccare come se le avessimo dinanzi agli occhi. Ecco allora cogliere in questo modo, dietro ogni scultura, gli stati d’animo che l’hanno determinata, il significato che l’artista le ha attribuito, la funzione salvifica che le ha riconosciuto in quella ricerca continua dell’armonia perduta, forse mai esistita, ed ecco spiegato ad esempio il perché della presenza, tra le sue opere d’arte, di falli, ragni, ghigliottine: sono le proiezioni delle sue paure, della sua rabbia, del suo bisogno di essere amata e accettata, da ricondurre tutte all’interno della famiglia d’origine, causa ed effetto del suo agire. Da ricondurre a quel padre severo, incapace di trasferire affetto, a quella madre ricamatrice accogliente, caparbia, protettiva che tiene insieme la famiglia tessendone i legami proprio come il ragno gigante che in suo omaggio la figlia realizza, a quella casa lungo la riva di un fiume in cui la Bourgeois è cresciuta, tra tradimenti e incomunicabilità, e che da adulta vorrebbe distrutta da una ghigliottina.

Foto Cesare Abbate

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Veloce e fluida, senza cali di tensione, scorre la narrazione, e diretta al cuore dello spettatore è ogni parola pronunciata o movimento compiuto, come se fine ultimo della messinscena fosse proprio il lasciare tracce della scultrice in ciascuno dei presenti, condividerne le ansie, le tensioni vitali, le emozioni, l’inconscio più segreto buttato fuori attraverso l’arte.
Dall’inconsistenza delle emozioni alla materialità del bronzo, del ferro e degli altri materiali usati: è questo il percorso che si realizza e circolare è la forma che esso assume nell’allestimento proposto dalla coppia De Bei/Di Rauso che dà vita ad uno spettacolo pregno di poesia, e con la sola potenza evocativa della parola e del gesto conduce lo spettatore nel mondo multiforme e profondo di una «Donna affascinante, emozionante, totale, probabilmente irripetibile». Che dalla nascita alla morte, e poi di nuovo alla vita, senza soluzione di continuità, si è a noi palesata nella sua intrigante complessità, restituendoci non solo l’immagine di un personaggio geniale e umile allo stesso tempo, ma anche quello di una interprete dall’intelligenza e sensibilità rara che tenendoci per mano ci ha condotto in un viaggio da vivere e amare nel suo evolversi, e quale sia la meta non ha importanza.

Ileana Bonadies

Nuovo Teatro Sanita’
Piazzetta san Vincenzo 1, Napoli
www.nuovoteatrosanita.it
Info e prenotazioni: 339 666 64 26

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