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Al Teatro Area Nord Pirandello rivive grazie a una produzione del Nuovo Teatro Abeliano.

ENRICO IV intPortato sulle scene presso il Teatro Area Nord di Scampia il 15 e 16 marzo, l’Enrico IV lascia dietro di sé una scia di interrogativi irrisolti e taglienti, che concernono tanto il testo pirandelliano dell’opera quanto la messa in scena della stessa piece. Il progetto, sostenuto dal Nuovo Teatro Abeliano e, in particolar modo, da Antonio Salines – il nostro Enrico IV di Franconia – attinge a piene mani dal patrimonio di idee e temi propri della poetica pirandelliana e particolarmente centrali in quell’unicum rappresentato dall’Enrico IV; questo, recita di una recita, finzione di una finzione, ben si presta a dare forma alle questioni centrali della riflessione dello scrittore di Agrigento: il problema della maschera e della vita vera che, sotto la finzione, fugge a marce forzate, le riflessioni sulla verità e la finzione – identiche e diverse, uguali e dissimili -, la follia intesa come esito necessario e salvifico rispetto ad una presunta sanità tutta ancora da dimostrare.

Prendendo come motivo del suo scrivere una “carnevalata” tenutasi nei primi anni del Novecento, durante la quale diversi aristocratici si ingegnarono a passare il Carnevale in maschera, ciascuno con indosso gli abiti del proprio personaggio storico prediletto, Luigi Pirandello rappresenta la follia di un innominato, il quale, caduto da cavallo, ha finito per identificarsi ormai in tutto con il personaggio scelto – Enrico IV per l’appunto – e ha vissuto per vent’anni nella inconsapevole (o presunta tale) dimenticanza del presente. Ogni giorno è, per lui, il 1077, ogni giorno è uguale a se stesso, nonostante la vita biologica e il passar delle stagioni; ogni giorno egli lotta per le investiture contro papa Gregorio VII e chiede l’intercessione di Matilda di Canossa, mentre, penitente, aspetta sulla neve. Sulla scena i personaggi, lì presenti dopo vent’anni dall’accaduto, nel tentativo di ricondurre alla ragione “l’imperatore della casa di Goslar”, recitano a loro volta. Si fanno terzi e si fanno altri, adattandosi alla finzione per non sconvolgere la sua vita turbata e contribuendo a costruire un clima fantastico e irreale, talvolta definito con la minuzia tipica dell’analisi medica – rappresentata sul palco dal dottor Genoni, rivestito coi panni dell’abate di Cluny -, talaltra evocativo e quasi mistico – nelle parole dello stesso Enrico IV e nel ricordo, spaventato e sorpreso, che sconcerta l’ormai anziana marchesa Matilde Spina, che recita nel ruolo di Matilda di Canossa.

Sulla scena, un passo alla volta, si ricostruisce la fenomenologia di una vita, perduta nell’oblio in un primo momento – un momento che dura 12 anni – e riconquistata troppo tardi, ma non più riconquistabile. Si fanno strada i pensieri non detti, le confessioni velate, gli svelamenti ormai chiari di una menzogna più sana della verità, la quale, traditrice, ha mancato il suo tempo, ha abbandonato la vita di Enrico IV, man mano sempre più uomo, man mano sempre più avvinto nella sua stessa morsa. La storia non può avere evoluzione, poiché è ormai cristallizzata, perché ha perduto la sua occasione, ha perso il suo tempo; e tale appare allo spettatore la mise en scene. Il racconto drammatizzato prende il posto del dramma e un intento quasi didascalico aleggia in scena, come a depurare l’imbarazzante impotenza dell’uomo dinanzi ai suoi mostri di dentro e privando l’opera di una certa vibrazione che forse sarebbe opportuna ai fini di un maggior coinvolgimento. Ma, in fondo, Enrico IV finisce per essere davvero ciò che è: null’altro che alienazione e perdita di vita e menzogna. E nessuna potenza può scaturire dalla non vita.

 Antonio Stornaiuolo

Teatro Area Nord
via Nuova Dietro la Vigna, Lotto, 14/B,  Napoli
Tel: 081  195  71 331
Sito: http://www.liberascenaensemble.it/

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