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Lo spettacolo, Premio ANCT 2013, presenta tre attori straordinari per un’indagine poetica sui post-comatosi.

Foto Marco Caselli Nirmal

Foto Marco Caselli Nirmal

Per attribuire un senso nuovo e specificamente realistico a determinate porzioni di intrattenimento televisivo, anni fa fu coniata la dicitura “tv verità”. Per sua essenza, il teatro non avrebbe bisogno di questo tipo di distinzione, poiché il vero non lo certifica, ma lo rivela, e poi lo ostenta ben oltre la sfera del sensibile. In termini di benefici e di forza espressiva, il precipitato proprio dei percorsi teatrali fondati su e per determinate categorie di attori, sono fattori già sperimentati: molti lavori si strutturano più o meno interamente sull’atto performativo di detenuti o ex-detenuti, ad esempio, oppure di malati di vario genere: in questi casi, quando cioè il l’identità e la storia degli attori dichiaratamente costituisce la sostanza dello spettacolo, il teatro acquista un ulteriore livello di verità. Il Pinocchio di Babilonia Teatri, in scena presso la Sala Assoli lo scorso fine settimana, è un caso paradigmatico in questo senso: in scena Paolo Facchini, Luigi Ferrarini e Riccardo Sielli presentano al pubblico vari aspetti della loro vita di persone uscite dal coma.

Questo racconto, organizzato in forma di intervista, si dipana per tutto lo spettacolo attraverso il dialogo con Enrico Castellani (regista con Valeria Raimondi) che, dalla cabina di regia, rivolge ai tre protagonisti domande, sollecita chiarimenti, propone analogie. I parallelismi di Castellani sono finalizzati a palesare i nessi tra le vite dei post-comatosi, i modi in cui vengono esposte e le fasi che se ne evidenziano, e la vicenda di Pinocchio, il burattino la cui esistenza oscilla tra la morte, i vari recuperi salvifici e il desiderio di vita. L’azione dei tre scorre, oltre che sotto il controllo di Castellani, regia in campo che associa la sua funzione ora a un narratore complice, ora a un burattinaio, anche sotto lo sguardo di un Pinocchio obeso (Luca Scotton), caratterizzato da un naso volutamente posticcio. Il pigro assistente in scena evoca un riferimento immaginario gonfio di attribuzioni e di significati, ed è testimone diretto della grande capacità drammatica di Facchini, Ferrarini e Sielli, attori de “Gli amici di Luca”, la compagnia che ha collaborato alla realizzazione dello spettacolo: pur impersonando sé stessi nella struttura codificata della messinscena, non perdono mai una convincente spontaneità delle interpretazioni (come definirle diversamente, proprio a fronte di quella codificazione della messinscena di cui sopra?), né un gusto nella costruzione teatrale delle situazioni, che diverte loro prima, e subito dopo il pubblico.

Foto Marco Caselli Nirmal

Foto Marco Caselli Nirmal

L’indubbia efficacia emozionale di questo spettacolo, premiato nel 2013 dall’Associazione Nazionale Critici di Teatro, sta proprio nella confidenza, nell’empatia da subito instaurata con lo spettatore, da parte dei protagonisti. Si gioca, si ironizza e si ride parecchio nonostante il presupposto impresso nel fulcro dello spettacolo, il coma. Tale materia non vuol essere tralasciata mai del tutto, la possibilità offerta dal teatro di occultare questo fattore di partenza, viene volontariamente evitata con cura da Babilonia Teatri. Ecco presto spiegata l’essenzialità degli elementi scenici: se è sempre vero che lo spettacolo sta nell’attore, in questo Pinocchio il principio è ancora più valido ed il passo per tratteggiare qualche immagine poetica sulle sagome degli attori si fa fin troppo breve. Le lacrime cercate nel finale a colpo sicuro con determinati effetti – in particolare Ferrarini issato dal Pinocchio per un breve volo sul posto, – si rivelano solo una fase discendente dell’emozione: la commozione era partita a inizio spettacolo.

Eduardo Di Pietro

Sala Assoli
via Montecalvario 16, Napoli
Telefono 081 195 63 943
Sito: http://www.fondazionesalernocontemporanea.it/contatti/

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