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Storia di un parroco in cerca di “amore, perdono e carità” in una Napoli infernale di camorra e morte: al Teatro De Poche va in scena il nuovo spettacolo di Giovanni Meola, con Aldo Rapè.

Foto Alessandro Pone

Foto Alessandro Pone

Il confessore è la pièce scelta dal Théâtre de Poche per accompagnare la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime di mafia: la prima di questo spettacolo inedito si è infatti tenuta il 21 marzo, proprio in concomitanza con la ricorrenza (e resterà in scena fino ad oggi, 23 marzo ore 21).
Il punto di vista scelto dal regista Giovanni Meola per raccontare il dramma della “cultura” mafiosa è quello di un prete siciliano, da dodici anni parroco e da cinque in un imprecisato paese del napoletano. Il “confessore” del titolo è il prete, dunque, ma anche il giornalista cui egli narra la propria storia, dalle partite di pallone giù in Sicilia con quelli che sarebbero diventati spacciatori ed assassini, all’arrivo forzato a Napoli, già da parroco.
L’occasione per dare il “la” allo stream of consciousness è rappresentato dall’assassinio di un boss col quale egli aveva cominciato un percorso di confessione e recupero e del quale aveva raccolto i ricordi e le paure: il giornalista, mai fisicamente presente sulla scena, si fa portatore della notizia e chiede numi su quello strano rapporto tra boss e parroco. La risposta che riceverà non sarà la solita frase pronta per il trafiletto di cronaca nera della domenica, ma il lungo grido di dolore di chi s’è visto privare della materia dei propri sacrifici.

Foto Alessandro Pone

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La vicinanza tra parroco e boss, più volte sottolineata, nasce da un’infanzia simile seppur in luoghi totalmente differenti. Luoghi ed atmosfere dove l’homo homini lupus è l’unica legge compresa da tutti, il pallone da calcio (protagonista dell’asciutta scenografia di Alessandra Ciaramella) è il solo amico.
Lo sguardo dell’autore muove verso la denuncia sociale, condannando le ipocrisie di una Chiesa lontana dalla conoscenza del Male (o almeno, di quel che significa il Male oggi); ma torna con insistenza nell’introspezione dei personaggi, anche e soprattutto quelli non presenti sul palco. “Indossano una maschera che soffoca, in una recita di Carnevale che non fa ridere nessuno”, è il triste resoconto che ne fa il parroco, duro con tutti ma soprattutto con se stesso e sempre pronto a condannare i propri slanci di altruismo e vigore morale definendoli “pure questi, vanità”. Tutti sono vittime e carnefici, è solo il caso a fare dell’individuo un parroco piuttosto che un killer: è questa l’amara verità che traspare dalla disperazione del protagonista. L’unica, vera condanna è per le autorità, morali e statali, incapaci di evitare il protrarsi di un Inferno terreno e spirituale.

L’interpretazione di Aldo Rapé colpisce per forza e precisione, permettendo di immaginare, con una semplice smorfia del viso, le parole di coloro che offrono la propria confessione al parroco. Il disegno luci, al contempo, convince nella sua essenzialità, valorizzando al meglio lo scenario suggestivo del Théâtre de Poche.
L’impegno messo nella scrittura tradisce l’autore in alcuni punti in cui la retorica ha la meglio sulla narrazione e, più in generale, manca un cambio di ritmo che, forse, avrebbe giovato alla resa complessiva. Si tratta, comunque, di un lavoro di qualità, che ha il pregio di offrire buoni spunti di riflessione, più che semplicistiche risposte pret-à-porter.

 Antonio Indolfi

 

Théâtre De Poche
via Salvatore Tommasi, 15 – Napoli  (nei pressi del Museo Nazionale)
Info e prenotazioni:
081 549 09 28 – http://theatredepoche.it/
biglietto intero 15 euro – politeatro card (over 30) 10 euro – politeatro card (under 30) 6 euro

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