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Il capolavoro di Svevo, “La coscienza di Zeno”, nell’adattamento di Kezich, si fa teatro con Giuseppe Pambieri diretto da Maurizio Scaparro.

Fonte foto: ufficio stampa

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È un Giuseppe Pambieri perfetto quello che restituisce voce, movimento e personalità ad uno dei personaggi più interessanti della letteratura del Novecento: Zeno Cosini, nato dalla penna di Italo Svevo nel 1923 e oggi portato in scena al Teatro Mercadante di Napoli (ultima replica questo pomeriggio alle ore 18) per la regia di Maurizio Scaparro, nell’adattamento realizzato da Tullio Kezich nel 1964.

Viaggio introspettivo nella coscienza del suo protagonista, il romanzo, così come la messinscena, è una altalena tra il presente e i ricordi – ovvero tra il racconto rilasciato da Zeno al Dottor S. in fase di terapia e i fatti più significativi della propria vita, quelli che ne hanno determinato l’evolversi (il rapporto conflittuale con il padre la cui forza e presenza influenza e condiziona moltissimo, fino al famoso schiaffo in punto di morte, il carattere di Zeno; quello con la malattia da cui si sente perennemente afflitto; o ancora quello con le donne che ha amato o pensato di amare, e rispetto alle quali ha scelto che fossero gli altri a decidere pur contro le sue intenzioni, avvalorando, in amore così come negli affari, una inettitudine e pigrizia che gli appartengono profondamente e lo fanno agire per inerzia, assumendo sempre un atteggiamento neutrale rispetto a quanto gli ruota intorno) –, e configura all’intero impianto narrativo-drammaturgico uno spessore drammatico e ironico al tempo stesso. Se da un lato, infatti, l’atteggiamento di Cosini nei confronti della vita lascia intendere una sottomissione dello stesso ad essa, senza alcuna possibilità/volontà di opporvisi, con conseguente implicito rifiuto verso quelli che sono i valori propri della società borghese del tempo – pragmatismo, cura minuziosa degli affari, scaltrezza – , dall’altro è proprio la “tendenza a ridere delle cose più serie” a fungere in Zeno da strumento per contrastare il mondo dei “cosiddetti sani” da cui si sente di non appartenere e con il quale si rapporta assumendo un atteggiamento caustico e beffardo, e in Svevo per esprimere, in forma retorica, la propria contrarietà ai principi imperanti nella società in cui vive rispetto ai quali esprime un giudizio di disincanto e distacco.

Costruita per associazioni di idee, dunque secondo una dinamica impregnata di imprevedibilità e assenza di casualità, la trama si sviluppa per quadri separati e ottimamente ciò è reso in scena grazie all’ausilio di una scenografia in movimento (realizzata da Lorenzo Cutùli) che, tramite l’apertura di grandi ante a scorrimento, ogni volta introduce in ambienti e contesti diversi (lo studio medico, la Borsa, il salotto di casa Malfenti, l’affaccio sul mare) lasciando che il Cosini/Pambieri con fluidità passi dalla veste di narratore a quello di protagonista dei fatti narrati, lungo piani temporali molteplici. Efficace, al fine di rendere questa dualità, la scelta registica di direzionare lo sguardo di Zeno/Giuseppe direttamente verso il pubblico quando è il tempo attuale quello in corso, così come ricreare un fermo immagine dei personaggi alle sua spalle quando la sua diventa una voce narrante, una digressione, all’interno dell’episodio rappresentato.

Fonte foto: ufficio stampa

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Inevitabilmente di contorno appaiono gli altri personaggi con cui il principale interprete si relaziona: del resto, sviluppata intorno ad un’unica importante figura è la struttura originaria, e funzionali allo svelamento degli aspetti interiori di Zeno sono gli altri ruoli. Ciò detto, di valido supporto è l’intero cast (composto da Nino Bignamini – il dott. S./Giovanni Malfenti, Giancarlo Condé – il dott. Coprosich/Enrico Copler, Silvia Altrui – Anna Malfenti, Margherita Mannino – Alberta Malfenti, Guenda Goria – Ada Malfenti, Marta Ossoli – Carla Greco, Antonia Renzella – Augusta Malfenti, Raffaele Sincovich – Luciano, Anna Paola Vellaccio – La signora Malfenti, Francesco Wolf – Guido Speier) che bene sa far emergere e valorizzare – come osservato sin dalle prime battute di questa recensione – l’interpretazione puntuale, mai eccessiva, misurata in ogni suo aspetto di Giuseppe Pambieri che, sotto la direzione accurata e precisa di Scaparro, affascinato in particolar modo – come afferma nelle sue note di regia – dalla «dimensione economica che cambiò la vita del nostro Zeno Cosini, e dello stesso Svevo» e parimenti «sta cambiando adesso le nostre vite», regala al pubblico uno spettacolo che convince e sa con sobrietà onorare un testo dalla sorprendente lungimiranza e attualità, come perfettamente si evince dal monologo finale che chiude lo spettacolo così come le pagine del libro: “Forse attraverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, […] inventerà un esplosivo incomparabile […] E un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po’ più ammalato, ruberà tale esplosivo e si arrampicherà al centro della Terra, per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udirà e la Terra, ritornata alla forma di nebulosa, errerà nei cieli, priva di parassiti e di malattie”.

Inspiegabile, in occasione della prima, il frettoloso e disattento applauso tributato dagli spettatori al termine.

Ileana Bonadies

 

Teatro Mercadante
piazza Municipio 1,  Napoli
Tel. 081 551 33 96
Email: info@teatrostabilenapoli.it
Sito: http://www.teatrostabilenapoli.it/

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