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La Sala Assoli ospita le figure femminili più care al regista Enzo Moscato, in un compendio-collage di anime ferite e malinconiche. In scena fino al 30 marzo. 

Fonte foto: ufficio stampa

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Nell’ambito della programmazione della Fondazione Salerno Contemporanea c’è Patria Puttana, per la regia di Enzo Moscato, presentato dallo stesso come un recital della storia d’Italia e della città di Napoli, attraverso il suo teatro scritto e recitato. La vicenda, nella sua particolarità, racchiude in sé caratteri comuni, universali e collettivi e abbraccia un periodo storico ben definito, la Seconda Guerra Mondiale e il mondo della prostituzione prima dell’approvazione della Legge Merlin del 1958, con cui si stabiliva la chiusura delle case di tolleranza.
La Patria come Puttana che si vende ai Tedeschi e la Patria delle puttane che resistono ai nemici del Paese, a cui non offrono i servizi del piacere anzi preferendo talvolta diventare assassine piuttosto che assecondare la loro turpe violenza.
Nell’allestimento di Tata Barbalato le “celle e monache in peccato”, cioè i camerini degli attori, moderne meretrici e cortigiane di amore e passione, svelano al di là di una tenda nera, i protagonisti delle storie che si svolgono.
Nel tepore di una luce soffusa che emana calore, sebbene richiami l’atmosfera e i toni di una malinconia noir, ecco le anime ferite ed usurpate, colpevoli di esser donne in un mondo di potere maschile, schiavo di se stesso, che cerca la libertà creando altre infelici schiavitù. Neanche la conquista del potere e del denaro, da parte di una di loro, che dà l’illusione di ribaltare la propria condizione d’inferiorità, riesce ad appagare il vuoto, riempito solo dal disgusto.
Sul palco Enzo Moscato è Nanà, il femminiello sguattero e tuttofare della casa d’appuntamenti dove abita Luparella, una prostituta di quarantatré anni, prossima al parto. Questo personaggio è il filo conduttore tra il susseguirsi-alternarsi degli altri che avanzano nella messinscena accompagnati dal sottofondo musicale cha fa da sipario ad ogni quadro, potenziando la forza evocativa delle parole.

Fonte foto: ufficio stampa

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A Cristina Donadio, intensa nella voce e nel corpo, e a Giuseppe Affinito, ancora troppo acerbo per tenere il passo dei suoi due compagni di scena, è affidato il compito di far vivere la Signora di Piece noire, Assunta di Bordello di mare con città, i testi di Trianon e Rasoi, nel tragico e nelle efferatezze subite dalle figure emarginate che popolano le pagine di quegli scritti.
Moscato-Nanà è il momento di respiro all’interno di una recitazione accorata pregna di pathos, per il contrasto insito di cui è carica l’ironia, facendosi poeta e cantore di parole che dipingono immagini di violenza patita e di umanità sottratta. Egli, come racconto vivo di Luparella, che muore dando alla luce suo figlio, ci ricorda che il procedere della Natura, nella vita e nella morte, deve continuare e può esistere e resistere anche in quella realtà abbruttita dagli uomini, in cui sembra di vivere un tempo sospeso e cristallizzato ritmato solo dai pesanti passi verso il baratro.
Il regista e attore dei Quartieri Spagnoli, proprio nella sua Patria, continua a farsi portavoce della diversità, in un impegno che lo occupa ormai da anni e che ha scandito i termini del suo successo. Lo fa di nuovo con originalità e sensibilità storica in un monito al dovere d’insegnare attraverso il ricordo, senza alcun esplicito riferimento alla situazione sociale e politica attuale, sebbene la memoria porti sempre in sé il germe della riflessione.

 

Antonella D’Arco

Sala Assoli
Vico Lungo Teatro Nuovo 110-80134 Napoli
Orari degli spettacoli: ore 21.00 (feriali) e ore 18.00 (domenica)
Info e prenotazioni: 08119563943
email botteghino@associazioneassoli.it

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