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Si festeggia oggi in tutto il mondo la celebrazione nata come un’opportunità per gli artisti della scena di condividere, con il pubblico, una certa visione della loro arte e il modo con cui quest’arte può contribuire alla comprensione e alla pace tra i popoli.

220px-Logo_english_color_bigIstituita a Vienna nel 1961 durante il IX Congresso mondiale dell’Istituto Internazionale del Teatro, la Giornata Mondiale del Teatro è celebrata dai Centri Nazionali dell’I.T.I., tra cui quello italiano che ha sede a Lecce, ad Astragali Teatro.

Occasione per far conoscere quelli che sono gli obiettivi principali dell’International Theatre Institute (organizzazione internazionale non governativa nel campo delle arti della scena creata nel 1948 per iniziativa dell’U.N.E.S.C.O. e di personalità di rilievo nel campo del teatro), ovvero “incoraggiare gli scambi internazionali nel campo della conoscenza e della pratica delle Arti della Scena, stimolare la creazione ed allargare la cooperazione tra le persone di teatro, sensibilizzare l’opinione pubblica alla presa in considerazione della creazione artistica nel campo dello sviluppo, approfondire la comprensione reciproca per partecipare al rafforzamento della pace e dell’amicizia tra i popoli, associarsi alla difesa degli ideali e degli scopi definiti dall’U.N.E.S.C.O.”, la celebrazione della Giornata si caratterizza per la realizzazione di una serie di manifestazioni messe in campo a discrezione di ciascuna realtà teatrale, ma soprattutto per la scrittura del cosiddetto “messaggio internazionale”. Tradotto e divulgato secondo le modalità ritenute più opportune, ogni anno è elaborato da una personalità riconosciuta e apprezzata per le sue qualità e consta di riflessioni sul tema del Teatro e della Pace tra i popoli.

Foto Pascal Gely

Foto Pascal Gely

L’anno scorso il messaggio aveva avuto l’onore di essere redatto dal premio Nobel Dario Fo. Per questo 27 marzo 2014, invece, il compito è stato affidato al drammaturgo, regista, designer e artista visuale sudafricano, Brett Beiley (nella foto), direttore artistico del THIRD WORLD BUNFIGHT, rappresentato in Europa, Australia e Africa e vincitore con i suoi lavori di numerosi premi.

Eccolo di seguito nella sua versione integrale:

“Ovunque vi sia una società umana, l’insopprimibile Spirito della Performance si manifesta.

Sotto gli alberi in piccoli villaggi, o sui palcoscenici ipertecnologici delle metropoli globalizzate; negli atri delle scuole, nei campi e nei templi; nei quartieri poveri, nelle piazze urbane, nei centri sociali, nei seminterrati, le persone si raccolgono per condividere gli effimeri mondi del teatro, che noi creiamo per esprimere la complessità umana, la nostra diversità, la nostra vulnerabilità, nella carne vivente, nel respiro e nella voce.

Ci riuniamo per piangere e ricordare, per ridere e riflettere, per imparare, annunciare e immaginare; per meravigliarci dell’abilità tecnica e per incarnare gli dei; per riprendere fiato collettivamente di fronte alla nostra capacità di bellezza, compassione e mostruosità. Veniamo per riprendere energia e rafforzarci; per celebrare la ricchezza delle nostre differenti culture e dissolvere i confini che ci dividono.

Ovunque vi sia una società umana, l’insopprimibile Spirito della Performance si manifesta. Nato dalla comunità, indossa le maschere e i costumi delle nostre diverse tradizioni; rinforza le nostre lingue, i nostri ritmi e gesti, e si fa spazio in mezzo a noi.

E noi, gli artisti che lavoriamo con questo spirito antico, sentiamo il dovere di trasmetterlo attraverso i nostri cuori, le nostre idee e i nostri corpi per rivelare le nostre realtà in tutta la loro mondanità e nel loro splendente mistero.

Ma in quest’epoca in cui milioni di persone lottano per sopravvivere, soffrono sotto regimi oppressivi e un capitalismo predatore, o sfuggono conflitti e miseria; in quest’epoca in cui la nostra vita privata è violata da servizi segreti e le nostre parole sono censurate da governi invasivi; in cui le foreste vengono distrutte, le specie sterminate e gli oceani avvelenati: che cosa ci sentiamo in dovere di rivelare?

In questo mondo di potere ingiusto, nel quale diversi ordini egemoni cercano di convincerci che una nazione, una razza, un genere, una preferenza sessuale, una religione, una ideologia, un contesto culturale è superiore a tutti gli altri, come si può sostenere che le arti debbano essere svincolate dalle agende sociali?

Noi, gli artisti delle arene e dei palcoscenici, ci stiamo conformando alle domande asettiche del mercato, oppure stiamo afferrando il potere che abbiamo: per fare spazio nei cuori e nelle menti della società, per raccogliere le persone attorno a noi, per ispirare, incantare e informare, e per creare un mondo di speranza e di sincera collaborazione?”

Ileana Bonadies

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