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Fino al 30 marzo il Nouveau Theatre De Poche si trasforma in una corsia d’ospedale, per lo spettacolo di Cristian Izzo, presentato da Tavole da Palcoscenico. 

Foto Gaetano Aiello

Foto Gaetano Aiello

Sala operatoria, scritto e diretto dal giovane e promettente Cristian Izzo, si presenta come una commedia semiseria ai limiti del paradosso, in una commistione di generi che tocca anche la pantomima.
Lo spettacolo e la messinscena complessi e compositi si svolgono nell’anticamera di una sala operatoria che è sipario e cornice perfetta al pretesto-filo conduttore del problema della malasanità.
Ma appunto questo tema è solo il pretesto per aprirsi verso le vicende ben più ampie degli uomini che hanno per oggetto l’indifferenza e il “forse”, dubbio iperbolico che diventa soluzione agli interrogativi esistenziali.
Nella routine seriale dell’ospedale, che lambisce un’atmosfera noir, appena accennata, per precipitare nel grottesco, i medici e gli infermieri si occupano dei loro degenti-fantasmi, fin quando sulla sedia a rotelle non compare un paziente in carne ed ossa: è Salvatore Poveromo (Cristian Izzo) che si trova lì per curarsi un papilloma. Il personaggio, bonaccione ed ingenuo, è l’archetipo dell’uomo mediocre, pieno di paure ed incertezze, determinate da una vita da “sfigato”.
A contrapporsi come un alter ego un po’ pazzo e fortemente discordante con lui, c’è Emilio “e basta” (Massimo Masiello), un insegnante precario, “in tournée”, come si autodefinisce, che avrebbe voluto fare teatro nella vita, ma a cui è stato vietato questo sogno, in attesa da sette mesi per un’operazione all’appendicite.
Egli veicola il dialogo sui toni dell’assurdo, reale e amico immaginario allo stesso tempo, è la proiezione dei pensieri del regista che tocca argomenti quali il precariato, le difficoltà del mestiere di chi fa teatro e cultura in generale, l’indignazione per la politica e lo stato sociale odierni, con battute e guizzi divertenti.
L’alternanza dell’incontro tra queste due esistenze che, con forza e ognuna a suo modo, resistono all’invariabilità della loro situazione, è resa dalle pantomime in cui medici, infermieri e pazienti dell’ospedale mostrano a suon di gesti cadenzati sulle musiche di Salvatore Torregrossa, degli sketch, fatti quasi solo da immagini, emblematici nel descrivere l’immutabilità di una penosa condizione condivisa.
Il linguaggio sia del testo sia della regia è fresco e dinamico, sfiorando i confini del paratelevisivo, dà vivacità all’intero impianto della pièce, invitando il pubblico ad una riflessione ampia, indotta tramite il gioco dei contrasti in maniera leggera e non sottraendola di profondità.
Una bella ed efficace scrittura ci parla della vita, dell’amore e della normalità “che è negli occhi di chi guarda”: “l’amore è la normalità, l’unica normalità che gli uomini concepiscono alla stessa maniera.”
I complimenti vanno a tutti in scena: Cristian Izzo, Alessandro Langellotti, Maia Salvato, Adriana Serrapica e naturalmente a Massimo Masiello, il più esperto tra loro che ha fatto godere gli spettatori della sua buona presenza artistica sul palco.
L’augurio è quello di proseguire nella faticosa arte del teatro.

Antonella D’Arco

Nouveau Theatre De Poche
Indirizzo: via Salvatore Tommasi 15, Napoli
Tel: 081 549 09 28
Orari: sabato 29 marzo: ore 21 – domenica 30 marzo ore 18

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