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La sfida di Tonino Taiuti è quella di far parlare Petito al pubblico di oggi. In scena ancora dal 17 al 19 aprile, presso il Circolo Tetro Arcas : ‘Na lettera pe’ tre ‘nnammurati.

Foto Andrea Falasconi

Foto Andrea Falasconi

Liberamente tratto da Tre surice dint’ a no mastrillo di Antonio Petito, il Circolo Teatro Arcas ha presentato ‘Na lettera pe’ tre ‘nnammurati, diretto da Tonino Taiuti.
La storia, più che altro un canovaccio tessuto in scena, sul quale vengono ricamati i fatti, vede tre uomini, Feliciello (Marcello Raimondi), Don Alonzo (Riccardo Citro) e Pancrazio (Aurelio De Matteis), follemente innamorati della medesima donna, la capricciosa Marcellina (Federica Totaro). Nonostante i tre non siano corrisposti nel sentimento e anzi siano fortemente respinti dalla ragazza che è promessa sposa ad Eugenio, i corteggiatori sono pronti a sfidare il volere di Marcellina e di sua madre, donna Peppa (Maria Rosaria De Liquori), una fiera locandiera che gestisce una taverna, nella speranza di addolcire il rifiuto e vedere comprese e accettate le proprie intenzioni d’amore.
Tutto il loro ardore è contenuto in una lettera, pretesto scenico che diventa protagonista nell’evolversi della vicenda. È attorno ad essa che cominciano a vivere i protagonisti e le loro azioni-reazioni in una continua e divertente giostra di errori linguistici, equivoci, parole antiche e moderne. In esse s’inserisce anche il personaggio del cuoco Diesco (Peppe Carosella), che sfrutta la sua sordità per creare sketch vivaci e intrecci che coinvolgono tutti i personaggi.

Foto Andrea Falasconi

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L’adattamento e la riscrittura di Tonino Taiuti sono pregni di citazioni e omaggi alla tradizione napoletana, più o meno lontana nel tempo: l’avanspettacolo di Totò, il cabaret di Massimo Troisi, la comicità dei De Filippo sbocciano sul terreno fertile di un impianto registico che molto deve alla commedia di Eduardo Scarpetta. Ma se questo spettacolo “prende vita dalle radici di un repertorio, ormai, da tutti riconosciuto come Teatro Europeo” (facendo riferimento alle note di regia), non poteva non esserci un collegamento che sconfinasse i limiti di Partenope per raggiungere il novecento tedesco di Karl Valentin, presente in più di un momento, ma incisivo in particolare all’inizio della pièce nella lettera d’amore che Marcellina scrive al suo Eugenio.
La difficoltà e la scommessa è stata quella di coniugare molteplici e vari spunti e input in un contenitore libero, quale la commedia, restando fedeli e rispettando le regole della stessa.
Da Petito il regista ha mutuato la semplicità delle battute, mai gratuite, i lazzi, la costruzione dei giochi dei ruoli, trasposti in una messinscena dinamica ma soprattutto l’importanza e la necessità di far vivere la maschera. Sul palco gli interpreti sono tutte maschere (rivisitate nei costumi di Clelio Alfinito) che affondano la loro ragion d’esser in un passato rievocato dal quale far emergere la forza della contemporaneità che trasuda dalle loro parole. Tra esse, ad apparire meno forte e coesa con le altre è Marcellina, la maschera della modernità, carica di cliché e degli stereotipi della gioventù di oggi che, non godendo di un’ esplicita riconoscibilità nella farsa di tradizione, ha sofferto nella complessiva scrittura scenica, non per demerito dell’attrice, ma per mancanza di un contrasto insito generato dalla dicotomia antico-moderno, su cui si fonda la scelta di questo riadattamento.
Il tentativo audace d’innovazione è da premiare e da seguire come iniziativa culturale che possa attirare molto pubblico, soprattutto giovane e interessarlo alla realtà del teatro.

Antonella D’Arco

Circolo Teatro Arcas
Indirizzo: Via Veterinaria 63-80100 Napoli
Tel: 081 595 5531
Orario Spettacoli: feriali ore 21.00; domenica ore 18.00

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