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Testimonianze, aneddoti, letture e filmati per raccontare l’artista e l’uomo nell’anniversario della sua nascita.

imagesDomani Aldo Giuffrè, un “gentleman” del mondo dell’arte, avrebbe compiuto 90 anni. Per contribuire a mantenere vivo il suo ricordo, a quasi quattro anni dalla sua scomparsa, ieri sera, al Teatro Diana di via Luca Giordano al Vomero, è andato in scena Aldo Giuffrè: una vita per lo spettacolo. Protagonisti attori, amici e giornalisti che con le loro testimonianze hanno raccontato l’artista e l’uomo. È il regalo che la moglie Elena gli ha voluto fare insieme alla recente creazione della Fondazione Aldo Giuffrè onlus con la quale è stato istituito il Premio per il Teatro intitolato alla sua memoria. La serata è stata condotta dal suo amico e collega Giacomo Rizzo interprete nel 1976, con lui e il fratello Carlo, di Francesca da Rimini, di Antonio Petito.

Nato il 10 aprile del 1924, Aldo per sessant’anni ha vissuto con passione e talento il mondo dello spettacolo dividendosi tra teatro, televisione, radio, cinema, doppiaggio, regia e scrivendo anche quattro romanzi: In viaggio con amore, Amici come prima, I Coviello protagonisti in provincia e La meravigliosa storia di Antonio Maraviglia. Non ancora ventenne fu assunto come annunciatore alla sede Rai di Napoli, passò poi a quella di Roma e proprio da quei microfoni il 25 aprile 1945 annunciò la fine della guerra.

La sua carriera di artista iniziò a teatro con la compagnia di Eduardo De Filippo, per lui “il primo e unico maestro”, con cui, nel 1947, debuttò in Napoli milionaria. Diretto da maestri del calibro di Giorgio Strehler e Luchino Visconti, numerosi sono stati i ruoli comici e drammatici che ha interpretato, dalla farsa alla tragedia fino al dramma moderno, da Pirandello a Cechov, da Petito a Goldoni, da Curcio a Balzac. Il giornalista e critico teatrale Giulio Baffi, suo grande estimatore da sempre, lo ha ricordato con queste parole: «Devo ringraziare Aldo per essere stato ed esserci nella mia vita. Gli ho voluto bene e me ne ha voluto molto e questo non capita sempre nel nostro lavoro». Poi ha aggiunto: «L’attore si regala e si inventa. Nei momenti più difficili riesce a costruire, a raddoppiare, a triplicare. E questo Aldo lo ha fatto. In un momento terribile nella sua vita, da attore straordinario, ha inventato un altro se stesso, un personaggio nel personaggio che sapeva sorridere, intenerire, essere crudele, essere carogna. E immaginare come abbia fatto desta ancora meraviglia»

Al critico cinematografico Valerio Caprara l’onore di tracciare il profilo dell’artista quale attore di televisione e di cinema: «Ho cominciato ad apprezzare questo volto, questa personalità, questa aura che promanava da Aldo Giuffrè in televisione quando gli sceneggiati erano una grandissima scuola di cultura e recitazione. Nel cinema, invece, nasce con i più grandi ottenendo una partecipazione importante in quello che io considero il massimo evento di teatro musicale italiano a cinema, ovvero Carosello napoletano di Ettore Giannini del 1954. È stata una presenza importante e fondamentale, la sua, che si fonde perfettamente con il film popolare, con Totò. Con lui ha girato undici film nei quali è perfettamente in sintonia con la luce che irradia il “principe” e non si limita a sorreggerla e ad rifrangerla, ma l’aumenta. E proprio in ciò consiste la sua grande bravura. Memorabile il ruolo del capitano nordista, ne Il buono, il brutto e il cattivo, di Sergio Leone: il personaggio che interpreta, nella sua amarezza, nella sua disillusione, piagato dalla guerra e con il suo cinismo vale davvero un’epopea e  ci fa amare Aldo più ancora dei tanti personaggi che poi ha interpretato nei film successivi».

Vivo anche il ricordo e l’omaggio – tra gli altri – di Lina Sastri, Luigi Necco, Annamaria Akermann, Antonio Casagrande, Vittorio Marsiglia, Valentina Stella, Cetty Sommella, Gloria Christian e Lucio Mirra, patron del Diana e produttore della commedia eduardiana La fortuna con la effe maiuscola, in cui Giuffrè era Erricuccio, che nel teatro vomerese fece 750 repliche.

Infine, un breve filmato realizzato grazie alle Teche Rai e a Mediaset, per la regia di Gianni Caliendo, ha fatto un rapido excursus tra i più grandi successi dell’artista, prima che l’attrice Ivana Dalise leggesse  alcuni frammenti dei romanzi scritti da Giuffrè declamando, in chiusura, Na bella guagliona, poesia composta dallo stesso attore.

 Mimmo Sica

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