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L’ingordigia, metafora dell’arrivismo collettivo ed individuale, è la sola protagonista dello spettacolo della compagnia Idiot Savant/Ludwig in scena al Teatro Elicantropo fino a domenica 27 aprile.

159-shitz_L’irriverente spettacolo Shitz – Pane, amore e … salame, vincitore del premio speciale della critica al Festival Scintille di Asti e del premio per il miglior spettacolo di prosa al Festival Spoletopen, ha debuttato il 24 aprile, con repliche fino al 27, presso il Teatro Elicantropo presentato  dalla compagnia Idiot Savant/Ludwig diretta da Filippo Renda.

L’affiatato gruppo, che lavora dal 2010 con impegno per la realizzazione di produzioni sempre meritevoli di nota, rimane fedele ai propri intenti, ovvero «parlare sempre e solo di ciò che riguarda, appartiene e interessa la società, il momento e tutte le cose ad esso contemporanei». Il debutto a Napoli non poteva che essere al Teatro Elicantropo, che da sempre si fa coraggiosamente portavoce di tematiche a sfondo socio-politiche. Anche la scelta del testo è più che imbroccata: il dramma Schitz dello scrittore israeliano Hanoch Levin, tradotto da Matthieu Pastore – anche attore della rappresentazione – che affronta con cinica comicità tematiche legate all’ambiente familiare, nucleo di partenza per meccanismi riscontrabili nell’intera società.

Il tutto si focalizza sulla omonima famiglia e sull’intento di maritare la figlia per raggiungere un’illusoria felicità e un inconsistente obbiettivo di vita, che, in definitiva, palesa l’arrivismo e il cinismo umano, a discapito del prossimo. Seguendo la linea guida data dalla drammaturgia, la vicenda non presenta definite connotazioni spazio-temporali, ma si svolge in uno contesto ristretto ad un generico ambiente domestico, ovvero ad una piccola unità sociale attraverso la quale sono leggibili tematiche e comportamenti universalmente deterioranti.

Il sodalizio intellettuale con il testo è riscontrabile anche nelle scelte registiche di Renda e della compagnia, che articolano la messinscena come un cabaret grottesco dove i personaggi non sono realisticamente studiati, ma divengono fantocci irreali, caricature di individui comuni, sviluppando ed ampliando lo straniamento e il distacco che lo spettatore avverte nei confronti dei fatti narrati, e che immancabilmente lo porta alla riflessione. L’intera vicenda è trattata con sconcertante ironia e irriguardoso sarcasmo che, come sottolineano gli Idiot Savant, è la risultante del connubio tra l’umorismo yiddish di Levin e l’estrosa creatività del gruppo stesso: uno spirito goliardico, a tratti irresistibile, che convince e trascina all’interno del dramma con persuasiva curiosità e trasporto.

La distanza dalla dimensione reale è accentuata dalla presenza sul palco del chitarrista Giuseppe Barbaro, che grazie a suoi interventi musicali spezza lo svolgersi degli eventi, accompagnando gli interpreti in canzoni che, indirizzate direttamente al pubblico, rivelano i pensieri e gli intenti dei personaggi. Il rapporto tra gli attori e il pubblico è infatti non convenzionale: quest’ultimo non solo è destinatario delle confidenze dei protagonisti, ma diviene parte attiva dello spettacolo durante il  macchiettistico matrimonio, momento in cui la quarta parete si rompe definitivamente e gli astanti passano da «oggetto a soggetto della messinscena», obbiettivo dichiarato degli spettacoli della compagnia.

Foto Wanda Perrone

Foto Wanda Perrone

Gli attori, Mauro Lamantia, Laura Serena, Matthieu Pastore e Giuseppe Salmetti, chiamati ad un’interpretazione caricaturata al massimo sia nei gesti che nel tono, restituiscono uomini irreali, deformati e raccapriccianti: piccole creature abbrutite da una vita volta sola all’ambiziosa affermazione di sé. Ogni personaggio è studiato per crearne una tipizzazione, che genera da un lato ilarità e dall’altro permette la costruzione di una maschera. Il quartetto attoriale inoltre si cimenta in pièce cantate che esaltano anche la duttilità delle loro capacità recitative; difatti non si riscontra nessuna “nota stonata” nella loro prova, che anzi arricchisce lo spettacolo di qualità.

La recitazione è facilitata, e nel contempo esaltata, dal costume di scena: tutti i protagonisti indossano abiti poveri ed umili ai quali sono vistosamente applicate deformazioni realizzate in tela imbottita che restituiscono la povertà d’animo dei protagonisti, ma anche la loro mostruosa natura.

Shitz – Pane, amore e … salame, come suggerisce il titolo stesso, offre uno sguardo su una società nella quale tutto – dialoghi, pensieri, azioni e gesti – è vissuto con un’ingordigia che, modellandosi su quella della pancia, in realtà è metafora di una fame di potere e status-sociale.

Alessia Santamaria

 

Teatro Elicantropo
Vico Gerolomini 3, Napoli
Info e prenotazioni: 3491925942 (mattina), 081296640 (pomeriggio)
email: promozionelicantropo@libero.it
www.teatroelicantropo.com
Orari: 26 aprile ore 21.00, 27 aprile ore 18.00.

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