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Debutta per Il Teatro Cerca Casa il concerto-spettacolo di e con Francesca Rondinella e Giosi Cincotti, ponte tra parole e musica senza tempo e confini.

Foto Cesare Abbate

Foto Cesare Abbate

Quando si varca la soglia di un teatro si è sempre in cerca di una storia da farsi raccontare, e questo è accaduto anche ieri pomeriggio, nel salotto di casa Santanelli, luogo-cornice perfetto, che trasuda arte, in ogni sua forma, e musica, in ogni suo genere. I quadri appesi alle pareti, i libri, i vinili e  i cd, l’arredamento vivo, quasi un’esposizione, catturano l’interesse dello spettatore, introducendolo già, inconsapevolmente, verso ciò che di lì a poco, proprio in quel salotto, prenderà vita.
Il locus, caratteristica ed espediente vincente per la rassegna Il Teatro Cerca Casa, alla sua seconda edizione, proietta gli astanti in una dimensione colloquiale, pur designandola come altra e austera nel senso del rispetto dovuto all’arte. E in questa occasione, in particolare, il luogo è lo scenario più appropriato per T’angheria, ideato da e con Francesca Rondinella e Giosi Cincotti, spettacolo al suo debutto, all’interno del quale le parole si fanno musica e la musica parla con i suoni.
In quella che potrebbe apparire, non tanto anacronisticamente, una corte rinascimentale, in cui il mecenate è un pubblico curioso, la voce di Francesca, figlia d’arte, detentrice di un cognome importante nell’ambito della tradizione canora nostrana e dell’esperienza di un’intera famiglia di teatranti, attiva sui palcoscenici sin dall’Ottocento, si fa viatico attraverso tempi e spazi, noti e meno conosciuti, usando come guida-bussola l’emozione collettiva e condivisa.

Il percorso ha un flebile filo conduttore interiore ed introspettivo che si evince sin dal titolo e rafforza la doppia anima della performance, con un sottile gioco di parole: T’angheria, cioè le angherie, le sollecitazioni e i tormenti del cuore e la sua espressione in note, il tango, nelle trasformazioni sonore del maestro Giosi Cincotti che, molteplici, travalicano questo unico genere musicale.
Cincotti, compositore, arrangiatore, laureato col massimo dei voti in Musica Jazz presso il Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, e reduce da una collaborazione con John Turturro per il suo ultimo film, Gigolò per caso, in sala al cinema, si alterna tra i tasti di una fisarmonica e di un pianoforte elettrico, accompagnando la modulazione e l’andamento della voce della Rondinella che dà corpo ed è corpo delle parole cantate e recitate.

Foto Cesare Abbate

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Il viaggio in suoni si muove tra canzoni e testi decantati con enfasi che spaziano da Prezzetella ‘a capera di Raffaele Viviani, del quale viene eseguito anche il brano ‘O nnammurato mio, rielaborato e arrangiato al piano, al grido-lamento di amore di D’’o mare e d’’e rose (G.Lamagna) e di Amaro è ‘o bbene (Palomba-Bruni), dalla potente e malinconica sonorità della fisarmonica in Respiro degli Almamegretta, fino alla sacralità dei pensieri di Paul Valéry e Jacques Prévert, dopo esser stati introdotti e cullati  in questa personalissima miscellanea di canti  dalla nenia iniziale, Anema criatura, proprio di Rondinella-Cincotti.
Il napoletano di Bovio e Tagliaferri in Tammurriata americana, di Fiorelli-Valente in Simmo ‘e Napule paisà e quello contemporaneo dei maestri Moscato e Scialò in Tutto è fernuto, diventa la lingua-madre da cui deriva una koinè sensoriale che accomuna il sofisticato francese di La vie en rose e l’incisivo spagnolo di Paloma negra e trova il suo alter-ego negli strumenti dove è proprio la forza della musica a unificare popoli e tradizioni, sperimentandosi tra charleston, blues, accordi jazz, ritmi gitani e trasformazioni- innovazioni, come per Canzone Appassiunata (E.A.Mario) che diventa un tango a voce cruda e fisarmonica.

Il momento di maggiore empatia con gli spettatori si ha nelle parti meno costruite e pensate, quando Francesca si lascia andare, come “anema annura”, al racconto-ricordo di sé, legato alle proprie origini. Ecco la divertente macchietta della maestra Clementina Santafè, che era solita interpretare da ragazza al suo Girulà, e l’ironia nell’omaggio a Gaber con Isteria.

C’è tutto in questo concerto-spettacolo: la commozione, il fine divertimento, la ricerca e la rielaborazione, l’esibizione di sé e della propria arte, le suggestioni di due mondi separati, ma indiscernibili che si contaminano e confluiscono assieme, come l’acqua del mare, elemento sotteso e sempre presente, emblema della città di Napoli in cui bisogna “navigare senza logica guidati dalla pura immaginazione” (Annamaria Ortese) e flusso di acqua che vivifica e realizza un dovere d’amore.

Foto Cesare Abbate

Foto Cesare Abbate

L’opportunità di poter chiacchierare con gli artisti e di ascoltare una critica live, al termine della pièce, consente di comprendere ancor di più le intenzioni di chi fa questo mestiere, oltre ad offrire spunti di riflessione che nascono da attenti interventi, quale ad esempio quello di Manlio Santanelli, uomo di cultura e drammaturgo napoletano, nonché padrone di casa ed ideatore del progetto Il Teatro Cerca Casa, che ha definito la voce di Francesca Rondinella “arcaica e dionisiaca”. La cantante riesce a portare l’altro fuori da sé, è istinto, ben studiato e strutturato, che domina la forma e l’estetica; la sua è una voce androgina, intendendo dire con questo che riesce sia a conservare la sensualità e il calore di sonorità femminili sia ad esprimere la forza e la potenza dei suoni maschili, in un bisogno universale che avvicina e fonde passato, presente e futuro.

Augurando che il sodalizio artistico, riuscito, tra Francesca Rondinella e il maestro Giosi Cincotti, nato nel 2012 in occasione del concerto Amour Amer, continui a portare in giro il loro spettacolo T’angheria, vi segnaliamo la loro presenza l’11 maggio presso l’Odeion del Teatro dell’antica Villa del Pausilypon con Medithéà per la rassegna Suggestioni all’Imbrunire.

 

Antonella D’Arco

Il Teatro Cerca Casa
Sito: www.ilteatrocercacasa.it/site/
Info:info@ilteatrocercacasa.it

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