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Dall’8 all’11 maggio al Circolo Teatro Arcas, Stefano Jotti dirige e interpreta per Imprenditori di Sogni il testo tratto da A chip in the sugar di Alan Bennett adattando per una sola voce tre monologhi del drammaturgo inglese.

Foto Emma Di Lorenzo

Foto Emma Di Lorenzo

Qual è la sensazione che si prova quando, seduti ad un bar, in attesa di dare la propria ordinazione al cameriere, si scorge una patatina nella zuccheriera poggiata sul tavolino? Fastidio, disagio, quasi un’indignazione istintiva e sensoriale nel vedere quell’errore, quella sbadataggine e tanta superficialità.
Graham, un uomo di mezz’età, disadattato, con disturbi mentali e soprattutto mammone cronico, sembra quasi impazzire alla vista di quella patatina nello zucchero, accidentalmente caduta nel posto sbagliato.
In realtà è lui a trovarsi nel posto sbagliato, in un bar difronte alla madre e Frank Turnbull, pretendente di vecchia data della donna, incontrato  per caso qualche attimo prima.
La complicità tra i due sconvolge e disorienta Graham, costretto a guardare la madre, per la prima volta semplicemente come Guendalina, una donna che, nonostante la vedovanza e i suoi ottantacinque anni, comincia a voler rivivere una nuova giovinezza con Frank, escludendo ora il figlio e togliendogli di fatto il primato di suo “fidanzato”.
Questo è l’evento scatenante che irrompe nella vita di Graham e nella sua quotidianità: una stanza-recinto fatta di un letto, sotto cui nascondere i propri segreti, riviste, una musicassetta, la Bibbia, accanto a cui c’è una sedia, una radio, un vaso con dei fiori e una statuetta della Madonna col Bambino, emblema del suo modo di sentirsi figlio e di percepire la maternità, che cerca più volte di sfiorare in scena, quasi, col quel gesto, a voler realizzare le sue intenzioni. Ognuno che entri in quella stanza-recinto deve compiere un percorso obbligato, un rituale di cui è gran cerimoniere l’uomo che, ossessivamente ripercorre le orme impresse sul pavimento, passi e memoria delle sue manie.
L’equilibrio-squilibrio mentale di Graham è l’emanazione  del complesso rapporto che lui ha con la madre, rapporto basato sulle dinamiche contrastanti di una dipendenza reciproca; entrambi sono l’utile contraente di un patto che fonda le sue clausole nella sudditanza di cui egli è vittima e carnefice nei confronti di un genitore ingombrante e irriverente.

Foto Emma Di Lorenzo

Foto Emma Di Lorenzo

Alan Bennett, drammaturgo inglese contemporaneo, indaga gli aspetti più disarmanti dell’animo umano e le controversie dei rapporti interpersonali, con una particolare predilezione verso coloro la cui mente è gravata dal disagio e dalla disperazione. E lo fa attraverso una scrittura divertente, fortemente ironica, dissacrante, volta a narrare storie e figure nelle loro individualità, prendendo in giro i luoghi comuni dei suoi connazionali e riuscendo anche a lambire temi politici e sociali.
Quando Stefano Jotti decise di affrontare a teatro A chip in the sugar, già nel 2002, si avvalse dell’amichevole collaborazione all’aiuto-regia di Renato Carpentieri. L’adattamento di Jotti  restituisce agli spettatori tutto il divertimento scaturito dal gusto agrodolce dei contrasti e tutta la riflessione presente nelle sfumature, rese vive e vere dall’ interpretazione dell’attore.

Una patatina nello zucchero è un monologo, composito nelle atmosfere e composto per i più personaggi rievocati in scena che, tramite la modulazione della voce mai esasperata e le attente direzioni dello sguardo, tradotte e lasciate confluire nella gestualità del corpo e nell’espressività del volto, regala un lavoro registico preciso che non può prescindere, anzi si fonde con la performance attoriale.
Il pubblico ride nel racconto dell’uomo al Centro d’Igiene Mentale, all’interno del quale, durante una seduta collettiva, egli  mette a nudo il suo problema, parlando della relazione con la madre che intanto gli ha annunciato l’imminente matrimonio e viaggio di nozze a Tenerife con Mr. Turnbull; resta invece ammutolito nel finale, quando la confessione di Graham, un’esistenza-una solitudine, si fa carico di una condizione interiore condivisa. È in quelle parole e in quella follia, unica detentrice di verità contro le ipocrite e più contraddittorie istanze dei normali, che si esprime la forza della diversità, la ricchezza che è in essa, descrivendo un’umanità, varia, in cerca di speranza e di amore, in ogni sua forma, immanente e trascendente.

 

Antonella D’Arco

 

Circolo Teatro Arcas
via della Veterinaria, 63 – Napoli
Tel: 081 595 55 31
Mail: circoloarcas@gmail.com
facebook.com/circolo.arcas
Orario-spettacoli: feriali ore 21.00, domenica ore 18.00

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