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Lo spettacolo, in scena per la rassegna Il Teatro cerca casa, attraverso il recupero della letteratura nobilita il ruolo dell’attore-narratore riconquistando un legame più stretto e sincero con gli spettatori.

Foto Ileana Bonadies

Foto Ileana Bonadies

Le parole di Hemingway prendono vita ne’ Il vecchio e il mare, spettacolo andato in scena l’11 aprile nell’ambito della rassegna de Il Teatro cerca casa, che ha condotto la ristretta platea in un viaggio alla riscoperta del piacere per la narrazione e dell’amore per la letteratura.

Nell’intimità di una camera raccolta, Paolo Cresta, accompagnato dalla voce e dalla chitarra di Carlo Lomanto, rilegge e interpretata il celebre romanzo, premiato con il Nobel nel 1954, restituendo magistralmente le angosce, le solitudini, i drammi del vivere in lotta contro un male ineluttabilmente vincitore, che caratterizzano la poetica dell’autore statunitense, senza smarrirne  alcuna tematica. Del resto la riscrittura drammatica, come precisa Cresta, è una fedele riproposizione delle parole di Hemingway senza nessun aggiunta, ma ricercatamente ridotta per adattarla alle esigenze di un assolo. Lo spettacolo, sul quale Cresta ha lavorato a più riprese, narra la storia del vecchio pescatore e della nobile lotta di costui contro il grande marlin, pesce che rappresenta la natura magnifica ma ostile all’uomo; contemporaneamente affronta anche il tema della vecchiaia e del passaggio di testimone alle nuove generazioni, attraverso il rapporto del vecchio con il ragazzo suo apprendista.

Unico elemento di supporto al testo e alla recitazione è l’elegante e delicato accompagnamento musicale, che apre lo spettacolo e lo segue per tutta la sua durata. Il morbido suono della chitarra e l’avvolgente e vibrante voce di Lomanto traghettano languidamente, come le onde di un pacifico mare, gli astanti nelle atmosfere cubane in cui è ambientato il romanzo. Lo stretto connubio che si crea tra narrazione e musica, nel quale nessuno dei due prevarica sull’altro, risulta una scelta più che indovinata, capace di liberare immagini e suggestioni negli occhi e nelle menti della platea. Difatti, la bellezza dello spettacolo di Cresta e Lomanto è racchiusa proprio nella libertà immaginativa ed evocativa che suscita, e il modus recitativo dell’attore incarna in questo senso un ruolo predominante.

Foto Ileana Bonadies

Foto Ileana Bonadies

Paolo Cresta, che più volte nell’arco della sua carriera si è confrontato con le problematiche della trasposizione letteraria nella performance attoriale, rivendicando eloquentemente la sua volontà di «volersi liberare» da specifici elementi cardini del fare teatro – luci di scena, scenografia, costume – diviene un narratore più che un attore: non interpreta personaggi, ma ne narra i movimenti, i pensieri, le azioni, i sentimenti e gli stati d’animo con tutta la forza espressiva della parola e del corpo. La sua recitazione è completamente appassionata, quasi empatica; sul suo volto, come sulle  mani e sui movimenti concitati del corpo, passa, come in un transfert psicologico, tutto il romanzo: l’orgoglio, il coraggio, la fierezza del vecchio marinaio; la speranza, il valore e la fiducia del ragazzo; la resistenza, la forza e la maestosità del marlin; finanche la rassegnazione alla vita vissuta a stretto contatto con la morte. Volontà dell’artista è quella di raccontare, più che recitare.

Nello spazio per il dibattito che ha seguito lo spettacolo, Cresta precisa ed evidenzia come le istanze del suo lavoro si sposino perfettamente con le peculiarità della rassegna. Egli infatti spiega di voler tornare ad una forma più genuina di teatro, nel quale lo stretto legame tra pubblico ed attori divenga una condivisione reale e sincera, in opposizione al teatro tradizionale che si avvicina sempre più ad una visione di tipo cinematografica. Il Teatro cerca casa, essendo pensato per una platea ristretta ed eliminando la distanza e la netta separazione tra lo spazio dell’azione e lo spazio della visione, favorisce il contatto visivo e riscopre una nuova sensibilità tra artisti e pubblico, e fa sì che quest’ultimo sia forzatamente meno passivo e distratto. Inoltre, in un ambiente che poco si presta alla finzione scenica, un artista come Cresta, che crede nell’eliminazione degli elementi cosiddetti di supporto al teatro, trova modo di esprimersi solo con la forza della recitazione, che perciò egli definisce come più sincera.

Sulla base di queste considerazioni, Il vecchio e il mare, che ha incantato la più che gremita sala, può considerarsi un esperimento teatrale molto ben riuscito, che combina letteratura e narrazione creando un sublime trasporto e una compartecipazione emotiva tra interpreti e spettatori.

Alessia Santamaria

 

Il Teatro Cerca Casa
Sito:http://ilteatrocercacasa.it/site/
Info:info@ilteatrocercacasa.it

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