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La produzione Mutamenti/Teatro Civico 14 presenta Roberto Solofria in un’inedita visione partenopea de “Il processo” di Kafka.

Marco Ghidelli

Marco Ghidelli

Dal 23 al 25 maggio è in scena K., per la regia di Roberto Solofria, che conclude la stagione teatrale del Civico 14 di Caserta. Lo spettacolo è tratto da Il processo di Franz Kafka, testo scritto dall’autore ebreo-praghese tra il 1914 e il 1915.
Josef K. è un giovane procuratore di banca, che la mattina del suo trentesimo compleanno viene arrestato da due agenti e condannato in un processo penale, per una colpa che non sarà mai chiarita né dichiarata durante tutto il racconto. Il celeberrimo incipit del romanzo ci introduce alla tragedia umana in atto: “Qualcuno doveva aver calunniato Josef K., perché, senza che avesse fatto niente di male, una mattina fu arrestato.”
Da qui in poi l’uomo si trova catapultato in una condizione angusta che non riesce a comprendere dato che ha sempre pensato di vivere “in uno stato di diritto, dove dappertutto regna la pace e tutte le leggi sono in vigore”. Ma questa sua convinzione è da subito messa in crisi, quando cominciano a comparire, attorno a lui, varie figure che gli promettono di aiutarlo, ma che in realtà lo costringono ad accettare tacitamente e con rassegnazione il suo attuale status quo.

Le contraddizioni della Legge, madre-padrona, che lo vuole punire, sono evidenti sin dal principio, nel dialogo con l’Ispettore che gli notifica l’arresto e lo lascia a piede libero, così come l’ottusità della burocrazia giudiziaria, asservita ad un Tribunale, deus ex machina brutale e mostruoso, che si manifesta tanto nelle parole del pittore Titorelli, il ritrattista dei membri della corte quanto nell’indifferenza e superficialità dell’avvocato Hud, “il difensore dei poveri”.
Contro di essi si scontra il razionalismo e la logica di K., ripetutamente deriso e schernito per il suo comportamento pervicace e intransigente, cercando di scardinare i meccanismi malati di un sistema autoritario e autoreferenziale.

La storia è il percorso-tentativo di un uomo e della sua volontà di far valere la propria morale e coerenza intellettiva difronte alle storture della società, nonostante le sue fragilità, quale l’imbarazzo, più che altro un’attrazione-repulsione nei confronti della sessualità, che ha il suo apice nel rapporto con Leni, l’assistente e infermiera personale dell’avvocato Hud, e le sue inquietudini riguardo il processo, che cominciano a far vacillare la sua, fino ad allora, integra lucidità.

Foto Marco Ghidelli

Foto Marco Ghidelli

Il contrasto tra il potere grande, infiltrato in ogni dove e che tutto può, e la piccolezza dell’umanità davanti ad esso insieme al paradosso su cui si fonda l’intera vicenda che porta in sé una serie di implicazioni personali ed interpersonali su cui riflettere, sono tradotti dall’attento occhio registico di Roberto Solofria, in una pièce fortemente contemporanea, a tratti onirica, che affonda le radici in un contesto reale molto evidente e strutturato, pregno di echi locali. Tra le canzoni neomelodiche, sottofondo, raccordo per le scene e manifestazione estrinseca dell’ambiente corrotto in cui vive il Signor K., e il linguaggio popolare, specchio di una mentalità abietta da combattere, il regista non manca un riferimento alla tradizione nelle due maschere degli agenti, moderni Pulcinella, che la mattina del suo trentunesimo compleanno, prelevano Josef K. dal suo appartamento per eseguire la sentenza del Tribunale, ferendolo al cuore e uccidendolo “come un cane”.

La scelta di non tagliare eccessivamente il plot narrativo e di mettere sul palco i tanti e svariati personaggi, oltre a fornire una buona prova attoriale da parte di tutti (Ilaria Delli Paoli, Sergio Del Prete, Antimo Navarra e lo stesso Roberto Solofria), esibisce l’esigenza di mostrare interamente tutti i temi presenti nel testo di Kafka, sebbene le motivazioni e il contesto storico in cui viveva lo scrittore erano diversi, per cui è stata necessaria una decontestualizzazione che ha molto divertito il pubblico. A supporto di questa originale e dinamica visione del regista, i costumi di Alina Lombardi e il disegno scenico di Antonio Buonocore sono stati fondamentali nel creare un’atmosfera paradossale, inquietante e al tempo stesso sottilmente ironica, in cui gli ambienti, concepiti come enormi gabbie velate da una rete, entro cui gli interpreti recitano, sono l’emblema del dominio subìto e disegnano l’immagine della mistificazione a cui un inerme K. è sottoposto.

 

Antonella D’Arco

Teatro Civico 14
Indirizzo: Vicolo F. Della Ratta 14-Caserta 81100
Tel: 0823 44 13 99
E.mail: info@teatrocivico14.it
Orari-spettacoli: venerdì e sabato ore 21.00; domenica ore 19.00

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