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Nella serata unica del 23 maggio al Teatro Palcoscenico, in scena, in un filosofico assolo, i ragionamenti di un demone dostoevskijano.

Fonte foto ufficio stampa

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Nella piccola realtà del Teatro Palcoscenico il 23 maggio è andato in scena lo spettacolo Storia di Niente e di Nessuno, prodotto dalla compagnia Manovalanza per la regia di Adriana Follieri.

La drammaturgia, scritta a quattro mani dalla regista e dall’unico interprete dell’assolo, Fiorenzo Madonna, si ispira liberamente a I Demoni di Dostoevskij o, per meglio dire, è uno studio sul protagonista del celebre romanzo. L’impostazione del testo è altamente ermetica poiché sceglie di fare a meno di una trama lineare, utilizzando gli avvenimenti del romanzo, appena evocati, come spunti per considerazioni di carattere morale e per libere suggestioni filosofiche. Nulla nella scrittura teatrale di Follieri e Madonna è lasciato al caso: ogni frase, parola o sospiro porta con sé un carico di riflessione e deriva da evidente e intenso lavoro svolto a livello testuale, interpretativo e speculativo, motivo per il quale lo spettacolo ha necessitato della consulenza filosofica di Luigi Laino.

Fiorenzo Madonna interpreta Nikolaj Stavrogin, protagonista del romanzo, ma poiché l’interesse della messinscena non verte sulle azioni concrete, egli non agisce bensì ragiona, rendendo il pubblico partecipe dei suoi ragionamenti; non a caso l’unico momento di vera narrazione avviene al di fuori del palcoscenico, quando l’attore non è ancora presente sulla scena.

La recitazione è anch’essa affidata ad un’accurata e interessante ricerca sul personaggio e si sofferma sulle motivazioni delle sue azioni anziché sulle azioni in sé: come si dichiara nelle note di regia «Stavrogin si infervora per un’idea e poi per il suo contrario solo per vedere l’effetto che fa, su di sé e su gli altri. È il tiepido che gioca prima col ghiaccio e poi col fuoco. La sua irriverenza affascina, la sua indifferenza fa paura. Stavrogin è un uomo nudo e inerme di fronte all’assurdo della vita.» Ne deriva un’interpretazione fredda e distaccata, quasi priva di trasporto, volutamente tiepida appunto, che così ne restituisce il carattere moralmente prosciugato. Ma se nel racconto di Dostoevskij egli ci appare taciturno, maligno e perfettamente padrone di sé, qui siamo testimoni del demone che gli si agita dentro, che riflette le sue inquietudini e inettitudini al vivere.

Tutto lo spettacolo si muove su metafore e espressioni sibilline, non sempre di immediata comprensione, che rimandano al complesso universo dostoevskijano, ma che hanno validità universale, come mostrano alcuni riferimenti al tempo odierno. I ragionamenti di Nikolaj prendono le mosse dal gioco degli scacchi, le cui pedine rappresentano gli altri personaggi del romanzo che egli ha facoltà  di muovere, direzionare e infine distruggere.

Fonte foto ufficio stampa

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Un’interessante scelta registica, inconsueta per la costruzione di uno spettacolo come questo, è la rottura delle convenzioni teatrali che si verifica una volta attraverso l’interrogazione della platea da parte di Madonna, un’altra attraverso l’inaspettata interruzione dello spettacolo per mezzo della voce fuori campo della regista che si rivolge direttamente all’attore.

La scenografia, curata da Selvaggia Filippini e realizzata con mezzi semplici, è essenziale e simbolica: pochi elementi evocativi che creano un’ambientazione dai toni sacrali, evidenziata dalla geometrica rigidità del tappeto rosso e dalla croce che domina la parete di fondo, anche facile riferimento al cognome del protagonista. In contrasto con questa impostazione formale dallo studiato impatto visivo è il costume che veste Nikolaj: un elegante e anonimo completo dal carattere atemporale che restituisce non lo Stavrogin di metà Ottocento, ma l’uomo di età contemporanea, dilaniato dai propri demoni. Quando il demone prende il sopravvento, esso si manifesta anche nel costume di scena e Madonna sul palco si dipinge il viso come una sorta di maschera infernale.

Il disegno luci di Davide Scognamiglio convince e accompagna lo svolgimento dello spettacolo: esalta il lirismo della composizione visiva e segue i movimenti dell’attore senza invadere o destabilizzare l’immagine complessiva.

È evidente il meticoloso e attento studio che è alla base di tutte le componenti della pièce teatrale – drammaturgia, recitazione, scenografia, costume e disegno luci – e, proprio la ricercatezza di ogni elemento, dà vita ad un assolo artisticamente valido. Ma al contempo, l’approfondimento condotto, soprattutto di carattere filosofico, rischia di tradursi in un mero sfoggio di erudizione, nel quale lo spettatore non sempre trova appiglio.

Alessia Santamaria

 

Teatro Palcoscenico
Via Gaetano Argento, 54, Napoli
Info e prenotazioni: associazionepalcoscenico@virgilio.it – promozionemanovalanza@gmail.com
Tel.: 333 928 47 04

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