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Il Cimitero delle Fontanelle fa da sfondo allo spettacolo dedicato alle anime pezzentelle della compagnia Te.Co. nell’ambito della rassegna Palazzi degli Spiriti. Questa domenica le ultime repliche.

Fonte foto ufficio stampa

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Il 27 e il 28 giugno la giovane compagnia indipendente Te.Co. – Teatro di Contrabbando ha presentato Vulio, tratto da Desideri mortali di Ruggero Cappuccio, per la regia di Chiara Vitiello, con Noemi Beltratti, Francesca Romano Bergamo, Simona Pipolo accompagnate dalle percussioni dal vivo di Federica Rubino.

Lo spettacolo è in scena nel suggestivo scenario del Cimitero delle Fontanelle in occasione della manifestazione intitolata Palazzi degli Spiriti organizzato dal Forum delle Culture, promosso dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo e dedicato ai fantasmi e ai tanti misteri che caratterizzano la cultura partenopea.

La storia che ci viene illustrata in un antro oscuro e umido del sito è effettivamente in linea sia con il luogo stesso sia con il tema del programma culturale in cui è inserita. Il Cimitero delle Fontanelle, infatti, è letteralmente un ossario in cui per anni le ossa sono state accumulate insieme senza alcuna distinzione e a cui la cittadinanza, nel tempo, si è particolarmente affezionata prendendosene cura. Com’è ben noto a tutti, gli abitanti del quartiere Sanità e non solo hanno adottato alcune delle capuzzelle che vi dimorano. Si tratta di un culto in cui si intreccia devozione e superstizione e che ormai è entrato a far parte della storia di Napoli. Ad alcune capuzelle è stato attribuito anche un sopranome ed una leggenda quasi a voler umanizzare i teschi e in qualche modo accorciare la distanza tra la vita e la morte.

Un aspetto molto simile lo troviamo nelle tre anime del Purgatorio, di cui non conosciamo i nomi che non riescono ad abbandonare completamente il mondo terreno e sono ancora legate alla loro vita passata, ai ricordi e alle loro voluttà. Gli spiriti, di coloro che un tempo erano donne, sentono il sapore e l’odore del buon cibo, desiderano e si angosciano per la mancanza della loro città o perché i loro occhi non sono più in grado di vedere la bellezza della terra. Queste anime sono ancora dominate da passioni terrene, materiali e che riguardano semplicemente la quotidianità di ogni essere umano. Proprio in ciò consiste la loro condanna, ovvero nel continuare a sentire il Vulio, come suggerisce il titolo dello spettacolo, e di sapere di non poterlo avere e assaporare. Tale condizione viene maggiormente a pesare su di loro a causa della camurria dell’eternità, una punizione senza fine e sempre uguale e per cui in qualche modo si finisce per provare una certa simpatia per queste anime. Tale affezione cresce quando le povere protagoniste cercano di raccontare e di riportare alla memoria la loro vita passata. Forse questo per loro è un modo per non perdere i ricordi che lentamente però si offuscano e si perdono nel nulla.

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Così la riflessione sulla morte e su ciò che essa può realmente essere nasce in maniera naturale e spontanea, mentre si nota che il riferimento ad una divinità è quasi assente. E come se queste anime fossero in una perenne condizione di assenza rispetto a qualsiasi cosa e costrette, forse, a stare insieme e a ripetere gesti e parole ormai lontane.
Ma proprio per questo attaccamento alla vita, le anime sembrano ben rappresentare lo spirito del popolo napoletano che cerca di non arrendersi e che è caratterizzato da quell’arte dell’arrangiarsi che gli permette di andare avanti.

Agli spiriti si da, inoltre, una forte connotazione partenopea e del Sud in generale in quanto i racconti della loro vita si alternano a ninna nanne, canzoni o leggende che riguardano il nostro territorio e il regno delle due Sicilie. Qui sembra molto chiaro il riferimento a quella cura del cosiddetto cunto, dell’ascoltare narrazioni della nostra terra che pochi al giorno d’oggi mantengono come impegno teatrale e non solo e di cui Beppe Barra per fortuna se ne è fatto promotore. Mentre, infatti, le anime dolcemente cantano, lo spettatore si sente cullato e allo stesso tempo sembra che le parole e i suoni si trasformino in scene nitide, come spesso accade quando l’attore napoletano interpreta teatralmente e musicalmente alcuni brani della tradizione partenopea.

D’impatto è sicuramente la figura nera completamente rivestita di tulle impersonata da Federica Rubino che se da un lato da il ritmo ai racconti delle anime e alle loro dolci filostracche, dall’altro spesso le richiama alla realtà della loro condizione e all’impossibilità di ritornare ai beni terreni. Tale figura, posta in fondo alla scena, risulta essenziale in quanto simboleggia perfettamente la Morte, di cui non si può conoscere il vero volto ma che sempre impone la sua presenza sia nel mondo dei vivi che dei morti.

Per quanto riguarda il luogo della rappresentazione, bisogna sottolineare che il Cimitero delle Fontanelle è la scenografia naturale a questo spettacolo che nel suo piccolo ha cercato di dare voce ad una delle tante anime anonime che popolano il sito.

Indubbia  la bravura delle giovani attrici, la cui forza è rappresentata soprattutto dal legame e dall’intesa profonda che traspare sulla scena.

Gabriella Galbiati

 

Vulio
27 e 28 giugno alle ore 12 e alle ore 16
Cimitero delle Fontanelle
Via Fontanelle, 154
Per info e la prenotazione obbligatoria:  www.teatrodicontrabbando.com – teatrodicontrabbando@gmail.com – 334 21 42 550

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