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Al via sul nostro giornale un percorso di approfondimento, attraverso interviste e testimonianze esclusive, dedicato al binomio arte e istituzione carceraria. Per conoscerne i protagonisti, gli sviluppi e le finalità.

Dal film "Cesare deve morire"

Dal film “Cesare deve morire” di Paolo e Vittorio Taviani

Il teatro può costituire un ponte di comunicazione e unione tra la realtà carceraria e l’arte, due mondi apparentemente separati?
Il teatro può essere utilizzato come meccanismo di integrazione sociale strutturalmente basata sul confronto con l’altro da sé?
Da queste domande partiamo per raccontare, attraverso esperienze e riflessioni, il teatro in carcere che in questi anni sta avendo sempre più risonanza, soprattutto dopo il successo del film Cesare deve morire di Paolo e Vittorio Taviani e il festival teatrale organizzato ogni anno nel carcere di Volterra e pronto a raggiungere il prossimo anno la XXIX edizione.
La nostra inviata Giulia Esposito, dopo aver svolto un lavoro ricerca sul laboratorio teatrale condotto nel carcere di Volterra dall’agosto del 1988, a cura della associazione Carte Blanche e sotto la direzione di Armando Punzo e Annet Henneman, e sulla Compagnia della Fortezza, ha realizzato una serie di interviste per il nostro giornale per poter meglio analizzare il connubio fra teatro e istituzione carceraria e capire come questi due elementi si possano amalgamare insieme per dare vita a una creazione artistica: da una parte il teatro, una forma d’arte che nasce dalla libera espressione dell’uomo, e dall’altra il carcere, un ambiente chiuso, barricato ed estraneo alla comunità.

Dalle prime esperienze di teatro in carcere di Jacob Moreno, della compagnia di Rick Cluchey nel carcere di San Quentin di California, degli spettacoli di Judith Malina è passato un po’ di tempo e i progetti di teatro in carcere hanno acquisito significati, metodologie e obiettivi nuovi che hanno determinato una valorizzazione di questo tipo di pratica teatrale. In Italia, come riporta nel suo lavoro Teatro e carcere in Italia il critico teatrale Massimo Marino le prime esperienze di teatro in carcere si sono affermate solo negli anni Ottanta con Renato Vannucci e Luigi Pagano. Molti sviluppi si sono poi avuti negli anni Novanta grazie ad un’attenzione sempre maggiore verso l’attività teatrale in carcere che ha portato alla nascita, nel 2000, del Centro Nazionale Teatro e Carcere.

Dopo le interviste ad Armando Punzo (http://www.quartaparetepress.it/index.php/2013/08/20/volterra-teatro-2013-intervista-a-armando-punzo/) e ad Aniello Arena (http://www.quartaparetepress.it/index.php/2013/08/07/volterra-teatro-2013-intervista-ad-aniello-arena/) realizzate nel corso del Festival VolterraTeatro 2013, continua dunque il nostro percorso di approfondimento. QuartaParete, infatti, nel corso di questi mesi intervisterà i registi Fabio Cavalli e Mimmo Sorrentino, il clown attore e regista Bano Ferrari, il presidente dell’associazione Il Carcere Possibile, Riccardo Polidoro, il performer e pedagogo Giovanni Trono e la regista e pedagoga Anna Gesualdi di Teatringestazione.

La Redazione

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