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Il complesso monumentale di San Lorenzo Maggiore ospita il pastiche drammatico curato e diretto da Laura Angiulli.

San Lorenzo Maggiore, Napoli

San Lorenzo Maggiore, Napoli

Che il mondo antico abbia consegnato a noi moderni una gamma di emozioni, situazioni ed esperienze così ricca da giustificare appieno l’assunto biblico per il quale “nihil sub sole novum (est)” appare naturalmente evidente, evidentemente naturale.
Sulla scia di quel patrimonio sconfinato e imperituro si situa l’esperimento teatrale di Laura Angiulli, drammaturga napoletana che, nell’ambito delle ultime manifestazioni legate al Forum Universale delle Culture, ha diretto la regia di Ecuba. Festa di Nozze, piece prodotta da Il Teatro Coop. Produzioni e messa in scena presso le rovine romane sottostanti la Basilica di San Lorenzo Maggiore, a Napoli.

La storia di Ecuba, regina troiana – in quanto moglie di quel Priamo della cui grandezza trasudano molte pagine omeriche – di cui hanno narrato autori antichi, quali Euripide ed Ennio, e moderni, quale il compositore italiano Nicola Antonio Manfroce, viene qui a declinarsi secondo le direttive poetico-melodrammatiche e d’intreccio immaginate dal Manfroce nel 1812: ella è madre di Polissena, figlia sua e di Priamo; la giovane, però, è innamorata – con sentimenti corrisposti – di quell’Achille che è la guida dei nemici e che ha stroncato la vita del principe troiano Ettore. Il matrimonio dei due giovani, da loro desiderato e atteso, viene benedetto dai genitori della fanciulla: per Priamo, si tratta dell’unico mezzo a cui ricorrere per stipulare una pace, frenando la mattanza di Troiani; Ecuba, da parte sua, vede in quel legame la via maestra attraverso la quale eliminare Achille con l’inganno, vendicando così la morte del proprio figlio valoroso. Polissena, preda dei propri sentimenti e delle proprie angosce, manda all’aria le nozze, pur di non farsi strumento di morte per l’amato eroe greco; frattanto Ilio è presa e con la sua caduta periscono insieme i Dardanidi e il piè veloce.

Con la chiusa e gli applausi del pubblico si chiude la trama; eppure il fragore della platea non riesce a spegnere tutta una serie di perplessità e di stonature.
L’Ecuba dell’Angiulli vuol programmaticamente rifarsi, come su detto, all’omonima opera melodrammatica del Manfroce, come testimoniano i passaggi lirici messi in campo dalle sensibili voci di Maria Teresa Polese e Clementina Regina; tuttavia, una tal scelta artistica, piuttosto che rinvigorire l’ispirazione poetica antica con il supporto delle arie musicali, risulta appesantire l’intera recitazione, gravata da un pathos inautentico e da movimenti innaturali.
Inoltre, la distonia tra la preziosa ambientazione – costituita da un meraviglioso camminamento romano realizzato con le tecniche degli opera quadratum e latericium – e gli abiti di foggia moderna utilizzati per la piece produce una confusione difficilmente sintetizzabile agli occhi dello spettatore accorto: ne consegue incomprensione e incredulità verso i fatti della scena.
A ben vedere, non si tratta più di un’Ecuba e, soprattutto, non si tratta più di un’opera classica: le connotazioni storiche, politiche e sociali tipiche del teatro classico sono lasciate sullo sfondo, indefinite, mentre a portarsi in primo piano è il solo amore, il quale, anche se romantico e posto in evidenza dalla cultura del melodramma, proprio perché inteso come giovanile e totalizzante, non restituisce la statura abissale dei personaggi in scena.
Lo spettacolo sarà riproposto nei giorni dal 18 al 20 dicembre.

Antonio Stornaiuolo

 

Complesso monumentale di San Lorenzo Maggiore
Via dei Tribunali, 316 – Piazzetta San Gaetano, Napoli
inizio spettacoli: ore 20.00
Contatti: galleria.toledo@iol.it – 081 42 50 37 – www.galleriatoledo.org
Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti, prenotazione obbligatoria

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