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Su QuartaParete il commento del Direttore dello Stabile umbro dopo il riconoscimento come TRIC – Teatro di Rilevante Interesse Culturale, da parte della commissione consultiva per la prosa del MIBACT.

photoIl Teatro Stabile dell’Umbria di Perugia, per il triennio 2015-17, è stato giudicato unanimemente di Rilevante Interesse Culturale dalla commissione consultiva per la prosa istituita dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, insieme a:  Teatro Stabile di Genova, Teatro  Biondo di Palermo, Ente Teatro di Sicilia – Stabile della Città di Catania, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Associazione Centro Teatrale Bresciano, Marche Teatro di Ancona, Teatro dell’Elfo di Milano, Teatro Franco Parenti di Milano, Ente Teatrale Regionale Teatro Stabile d’Abruzzo dell’Aquila, Fondazione Teatro Due di Parma, Fondazione Luzzati Teatro della Tosse di Genova, Fondazione Teatro Piemonte Europa di Torino, Teatro di Bari (Teatro Kismet, Teatro Abeliano e Co&Ma), Teatro di Sardegna di Cagliari, Fondazione Teatro Metastasio di Prato, Ente Autonomo Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Stabile Sloveno di Trieste, Casanova Teatro di Roma (Eliseo).
Per commentare il riconoscimento ottenuto, QuartaParete ha incontrato il Direttore dello Stabile umbro, Franco Ruggieri:
Una conquista per lo Stabile dell’Umbria che rientra nella lista dei teatri italiani scelti per ricevere la qualifica di TRIC. Quanto è importante questo non solo per voi in qualità di Stabile, ma più globalmente per la cultura umbra di cui voi rappresentate una realtà molto importante?
Sicuramente questo è un passaggio significativo. È la continuazione di una storia ormai lunga che ha sempre visto lo Stabile dell’Umbria in prima linea con una presenza forte in tutto il territorio. Siamo presenti in sedici città dell’Umbria con stagioni di prosa e abbiamo una produzione teatrale che guarda sia al mercato nazionale sia alla valorizzazione di giovani talenti artistici dell’Umbria. Tra questi, certamente attori in primo luogo, ma anche registi, scenografi e vari operatori del settore che vanno a rappresentare un po’ il cuore del progetto triennale da noi presentato, insieme ad uno degli eventi più significativi a livello nazionale, il Festival di Terni (NdR. Festival internazionale della creazione contemporanea), che, da quest’anno, verrà organizzato direttamente dallo Stabile. Mi sembra che ci sia una programmazione molto articolata e, ritengo, anche sufficientemente qualificata.
Leggendo tra i punti salienti della riforma, vorremmo soffermarci sul fatto che non più del 40% del totale delle giornate recitative potrà essere rappresentato al di fuori della regione di appartenenza. Considerando la quantità delle vostre produzioni, non rischia questo limite di risultare basso per voi?
Noi da anni, proprio per come era scritta la normativa, siamo sempre stati molto presenti sul mercato nazionale e non solo, per cui, certo, il limite del 40% a noi va un po’ stretto. L’abbiamo sempre superato e di molto. Però, proprio per questo, vogliamo leggere questa normativa in chiave positiva perché in questo modo si dà spazio a tutte quelle nuove energie molto qualificate di artisti umbri che potranno così lavorare molto in regione. Naturalmente faremo in modo che siano conosciuti anche fuori Umbria per valorizzarle al massimo. Le nostre produzioni, infatti, saranno rappresentate da una compagnia di giovani umbri di altissimo livello artistico che presenteremo nelle prossime settimane. Per tre anni daremo lavoro a venti-venticinque attori umbri in maniera abbastanza continuativa. Abbiamo inoltre già individuato una serie di figure, tra giovani registi e operatori del settore, che collaboreranno con noi. Insomma è una spinta a valorizzare tutti i talenti nel limite dei 35 anni (NdR. limite di età posto dal regolamento nazionale). Naturalmente i 35 anni non sono e non devono essere una “gabbia” perché a quell’età si è ancora giovanissimi e comunque daremo spazio anche a chi questo limite l’ha superato seppure di poco.
Avete fatto domanda anche come centro di produzione teatrale?
No, noi ci siamo limitati a fare domanda come teatro di rilevante interesse culturale che racchiude in sé tutto. Così possiamo fare tutto: produzioni a livello nazionale, produzioni a livello regionale, il Festival di Terni. Abbiamo preferito dare questo rilevante spazio all’Umbria perché lo riteniamo un nostro dovere essendo un teatro pubblico. Inoltre, fino ad oggi, proprio perché le regole ci imponevano di stare sul mercato nazionale, abbiamo certamente aiutato una serie di gruppi teatrali umbri, ma oggi lo possiamo fare con maggiore intensità, dando spazio ad un numero molto elevato di artisti umbri che meritano di avere questo sostegno.
Criticata da alcuni operatori del settore, quali sono i “contro” di questa riforma (NdR per leggere il DM 1 luglio 2014: clicca qui) secondo lei?
Il punto più controverso di questa riforma riguarda i Teatri Nazionali nei confronti dei quali io non sono mai stato contrario. Ho sempre ritenuto però che dovessero essere due o tre al massimo. Ne sono stati riconosciuti sette e non mi sembra ci siano le motivazioni per averne un numero così elevato.
Le scelte compiute dalla commissione (NdR Luciano Argano – presidente, Oliviero Ponte di Pino – esperto, Roberta Ferraresi – esperta, Ilaria Fabbri – rappresentante Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome, Massimo Cecconi – rappresentante Conferenza Stato-città ed autonomie locali) sembrano essere molto “manageriali”. Non si rischia così di perdere in qualità culturale rispetto al concetto di quantità?
Si, questo indubbiamente è un rischio forte. Credo comunque che la commissione abbia fatto una scelta di qualità, questo è il suo compito. Noi ci riteniamo soddisfatti del riconoscimento unanime della commissione che ha dato una valutazione molto alta dal punto di vista qualitativo del progetto. Ora l’elemento più importante sarà la quantificazione della sovvenzione che è un valore che si basa su algoritmi, su modelli matematici che sono un’incognita assoluta. Aspettiamo di sapere, temo non prima della fine del mese di aprile, realisticamente quale sarà la sovvenzione. Se risponde alla spinta della commissione che ha valutato molto positivamente il nostro progetto, vorrà dire che potremmo avere un’attività molto significativa. Se così non fosse, dovremo rivedere un po’ di cose.
Partendo dal presupposto che un bambino che “cresce nella cultura” sarà probabilmente un adulto migliore ( e parte di questa buona cultura, siamo convinti, venga dall’abituare i bambini ad assistere a spettacoli teatrali sin da piccoli)… nessun teatro per ragazzi è entrato a far parte dei teatri di rilevante interesse culturale. Non si rischia così di pregiudicare realtà importanti?
Ancora devono essere completati i riconoscimenti per i centri di produzione. Io spero, ad esempio, che Fontemaggiore Teatro Stabile di Innovazione ottenga il riconoscimento, essendo una realtà specializzata proprio nel teatro per ragazzi. Se in Umbria avessimo un Tric da un lato e un centro di produzione ragazzi dall’altro credo che per una regione delle nostre dimensioni sarebbe un risultato molto importante.

Francesca Cecchini

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