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Accolta dal Teatro Civico 14, l’umanità ubriaca di vino e poesia si racconta tra valigie, speranze e “porpette”.

Fonte foto Ufficio Stampa

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Valige ingombranti. Custodi di storie incomplete, di vite in affanno, di sogni agognati. Valige di solitudini nomadi, che trasportano mondi. Mondi che si aprono, per idee che prendono forma. Da un’idea drammaturgica di Fabio D’ Addio, è andato in scena il 7 e 8 marzo al Teatro Civico 14 di Caserta, Massimo Circo, con Francesco Paglino e Andrea Russo. Il titolo richiama un’insegna di fortuna, scritta a mano, all’interno di una valigia, come a definire un improvvisato esercizio commerciale, “Ciccio Ombrelli”. È il Circo di Massimo, (e non: Circo Massimo) un’impresa di strada, che di massimo, di grandioso, di straordinario, non ha nulla. Nessuna novità eclatante, né nel contenuto, né nella forma. Eppure, c’è tanto, di essenzialmente autentico. Ciò che traspare da subito è la precarietà del mondo di chi fa fatica a sopravvivere e a inventarsi la vita, perennemente in cerca di una luce, di una platea che li faccia esistere, che riconosca loro un ruolo, una dignità.

L’attore, Francesco Paglino, che avevamo lasciato sulla tavole del San Ferdinando in Le voci di dentro con Tony Servillo, con il suo compagno di strada, Guagliòne, Andrea Russo, sono “gli acrobati delle stelle e sognatori attaccati alla luna” di Massimo circo, che scelgono di fermarsi per poche ore ed animare, con le loro fantasie, lo spazio scenico casertano. Per quella luce, per quella platea. Al centro della scena, sul pavimento, una tovaglia rotonda di plastica a fiori: è la pista-palcoscenico-tendone, il punto focale di quella “scenografia importante”, che a dirla come Massimo, serve a mostrare ciò che non si è, per fare bella presenza e poter annunciare cose fantastiche che, però, non si vedranno mai. Qui è la forza della parola che vince. Così come la sua evanescenza. La messinscena, all’inizio, sembra snodarsi come un abbozzo tratteggiato lieve, che man mano affonda e prende forza, delineandosi nella bravura di un attore professionalmente maturo, come Paglino, che si muove con grande padronanza e competenza. Dimostrando, particolare attenzione allo studio sulla voce, impiega vari registri dialettali, marcate inflessioni regionali e alterna timbri vocali differenti, accennando a disfemie verbali.

Una vecchia targa automobilistica CE 21, che si intravede tra i pochi oggetti di scena, definisce un’area geografica ben precisa, giustificando le inflessioni gergali. E in via della Ratta n°14, è semplice collocarle. Qui, si gioca in casa, ed è facile leggere accenti e allusioni. Così come ferite e scempi. Ma un certo mal costume, in realtà, percorre tutti i punti cardinali ed anche il “mister mi consenta”, dichiaratamente lombardo, si identifica in un sagace ritornello, cucito a misura: “una legge per me, una legge per te e una legge che vale anche quando non c’è”. Guagliòne chiama spesso il suo compagno con l’appellativo di maestro. Ma di vita o di teatro? Forse di entrambi. Di sicuro, una preziosa guida per imparare che nel circo-giungla uomini e bestie eseguono i loro numeri più strani solo per guadagnarsi la bramata “porpetta”. E per cos’altro, del resto, potrebbero recitare ogni sorta di meschinità? Ma la “porpetta” nella provincia di Caserta è ben altro. È una parola altamente evocativa: un soprannome, retaggio di becera politica, specchio dei tempi, di quelli peggiori. E quando Francesco Paglino con la fascia trasversale ricorda un qualunquemente istituzionale di turno, la sottile satira e l’amara ironia emergono dalla trama scrittoria del lavoro di D’Addio, che si lascia attraversare ed interpretare a più livelli simbolici. Ci si trova in uno zoo triste, dove gli elefanti sono incastrati nel fango, le zebre sono diventate tronchi, i leoni sono sempre stanchi e dove, purtroppo, imperversano troppi avvoltoi. Paglino è il domatore con la frusta feroce, il clown, l’incantatore di serpenti, e riempie la scena di grande energia affabulatoria mentre  Russo è l’anello debole della coppia, è un Vladimiro, quello che segue, senza capire o fingendo, e si affida al suo leader che, probabilmente, esiste solo in sua funzione. È una spalla sapiente che spezza il ritmo dell’eloquio, l’unità di tempo, rappresentando il punto di vista degli altri. È l’amico, il fratello minore, che con la sua fisarmonica, di musicista raffinato, rimarca gli aspettI metateatrali ed aggiunge, con le sue note, musicalità e poesia alla partitura del narrato.

Fonte foto Ufficio Stampa

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La pièce firmata D’Addio dà vita ad un volo pindarico che decolla lentamente, per poi librarsi con slancio e convincere tutti a non voler scendere da quell’otto volante immaginario. Qui, la buona compagnia non manca: il buon vino, i fratelli filosofi, quei bravi ragazzi, protagonisti di libri tanto amati. Ma il vino sta per finire, così come la benzina che alimenta il motore della loro forza creatrice e delle loro esortazioni accorate: ubriacatevi di tutto, di vino di poesia o di virtù.

Massimo, da bravo magister, insegna anche l’amore al suo allievo e parla di cuori vicini e lontani. Di quelli vicini, innamorati, che si sussurrano o forse si guardano soltanto; di quelli lontani, che gridano, perché non si riconoscono più. E quando i due protagonisti, inebriati dal vino e dalle parole, si muovono all’unisono, come onde del mare, come due vele in rada, il riverbero lirico si espande. Il vino è finito ma la poesia e la bellezza trasmesse, continueranno a viaggiare, per essere reinventate, ricordate o forse solo desiderate. Tra i ritmi di un moderno rap o di una tradizionale tammorra, per altre vivide luci o soltanto per platee distratte, di uomini o di bestie. A Massimo Circo, ai suoi bravi interpreti, alla citazione con la quale Francesco Paglino regala calore alle donne, in una giornata particolare, e all’umiltà di quel cappello rovesciato, posto in proscenio: un semplice e intenso chapeau, dimesso, senza clamore, carico di autentica e “massima” ammirazione.

 Antonella Rossetti

Teatro Civico 14
Vicolo F. della Ratta 14 , Caserta
Contatti: 0823 441399 – info@teatrocivico14.it – http://www.teatrocivico14.org/

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